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STR/AFP/Getty Images
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Economia

Lo yuan entra tra le valute di riserva dell'Fmi: cinque cose da sapere

La moneta cinese diventa la terza valuta globale e tra cinque anni potrebbe coprire il 5 per cento delle riserve mondiali

L'ascesa della valuta cinese

Il Fondo Monetario Internazionale ha confermato quello che era ormai chiaro già da tempo. Ovvero che lo yuan, la valuta nazionale cinese, è stato in grado di trasformarsi negli anni in una moneta di riferimento per l'iIntera comunità internazionale, ecco perché merita di essere inclusa tra le valute di riserva del Fondo, insieme a dollaro americano, euro, yen giapponese e sterlina britannica. Un risultato storico per Pechino ma anche per il resto del mondo. Nel primo caso perché permette alla Repubblica popolare di compiere un alto passo nella sua rapida ascesa verso lo status di grande potenza. Nel secondo perché, indirettamente, costringe tutti i paesi a fidarsi di più di Pechino, che rappresenta ormai una nazione che non può non essere presa in considerazione a prescindere da se si discuta di commercio, di cambiamenti climatici o di terrorismo. 

La Cina descritta dal Fmi

Nell'annunciare la notizia, Christine Lagarde, Direttore Operativo del Fondo, ha spiegato che l'inclusione del renminbi nel paniere dei Diritti Speciali di Prelievo del Fondo Monetario Internazionale rappresenta il riconoscimento delle importanti riforme che la Cina è stata in grado di realizzare, dell'apertura massiccia che ha caratterizzato negli ultimi tempi l'economia orientale e dei modelli finanziari più regolari dalle dinamiche di mercato che le autorità cinesi hanno scelto di seguire. 

Cos'è il Paniere dei Diritti Speciali di Prelievo

I Diritti speciali di prelievo non sono altro che l'unità di conto del Fondo monetario internazionale il cui valore è ricavato da un paniere di valute nazionali. Il Dsp è stato creato per rimpiazzare l'oro nelle transazioni internazionali e per permettere al Fondo di poter allocare risorse di emergenza ai paesi in difficoltà. Fino al 1999 le valute di riferimento erano cinque: dollaro americano, marco tedesco, franco francese, sterlina britannica e yen giapponese. Nel 1999 marco e franco sono stati rimpiazzati dall'euro, e dal 1 ottobre 2016 and lo yuan cinese entrerà ufficialmente a far parte di questo paniere. Se fino a ieri il dollaro pesava per il 41,9 per cento in questo paniere, seguito da euro (37,4), sterlina (11,3) e yen (9,4), tra qualche mese il renminbi diventerà la terza valuta di riferimento con 10,32 per cento. Il dollaro resterà la moneta dominante (41,73 per cento), seguita dall'euro (30,93), la sterlina scenderà all'8 per cento e lo yen all'8,33.

Che cosa cambia con l'inclusione dello yuan nel paniere dei Dsp

Il nuovo status internazionale del renminbi porterà inevitabilmente a un aumento della domanda di asset denominati in yuan e a una progressiva diversificazione dei portafogli da parte dei grandi investitori istituzionali. Da notare che la riallocazione di un 1 per cento delle riserve internazionali sullo yuan implica un flusso di risorse di ben ottanta miliardi di dollari l'anno.

Che cosa cambia per la Cina

Il via libera del Fondo vale certo come importante riconoscimento delle riforme economiche e finanziare portate avanti dalla Cina in questi mesi, ma questo non significa che mercati e borse della Repubblica popolare possano essere considerati stabili. Apertura, semplificazione delle procedure, trasparenza e riforme continueranno a rimanere al centro dell'agenda cinese. Tutto questo significa che, almeno nel breve periodo, è probabile che il renminbi sarà oggetto di forti oscillazioni (gli esperti di Standard Chartered e Bank of America Merrill Lynch parlano di una svalutazione che oscillerebbe tra il 2 e il 9 per cento per i prossimi 12 mesi), ma nel lungo periodo la valuta cinese ha già tutte le carte in regole per affermarsi come solido punto di riferimento, o almeno questa è l'opinione condivisa dalla maggior parte degli economisti che hanno commentato l'ennesimo successo cinese.  Infine, gli analisti di UBS hanno previsto che nell'arco dei prossimi cinque anni lo yuan coprirà almeno il 5 per cento delle riserve mondiali, il che vuol dire che ci si aspetta un afflusso di capitali verso la Cina del valore di circa 450 miliardi di euro. 

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