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Economia

Lavoro estivo. In Italia mancano 170.000 lavoratori

Con la stagione delle vacanze ormai avviata, arriva la stima di Confcommercio che conferma come il problema della mancanza di lavoratori nel settore terziario ormai non riguardi più solo i mestieri stagionali ma stia impattando su tutto il settore

L’estate è alle porte e l’allarme, puntuale, arriva: mancano lavoratori. Addirittura, a non rispondere all’appello sono 170mila, secondo le stime di Confcommercio. In un Paese dove ha preso piede la terziarizzazione il problema non è solo estivo, ma è per l’intera economia italiana.

Camerieri, cuochi, baristi, addetti alle pulizie, personale per l’accoglienza alberghiera e di sala, bagnini e avanti così. Nel settore terziario, soprattutto nel comparto turistico, secondo la fotografia di quest’anno scattata dall’ dell’Osservatorio terziario e lavoro, servono ancora 170 mila lavoratori per affrontare l’estate. E che estate! Le previsioni parlano di 466 milioni di presenze in Italia, contro i 446 milioni del 2023. Un incremento del 4,5%. Facendo due calcoli questo si traduce in 70mila nuovi lavoratori necessari rispetto all’anno scorso, per attività di alloggio e ristorazione. Aggiungendo indotto, trasporti, cultura e commercio la somma arriva a 170mila.

E il problema è che si tratta di lavoratori difficili da trovare, per “mancanza di competenze specifiche” segnala la Confederazione. In questi settori, infatti, in media è complicato arruolare il 45% degli addetti. A incidere c’è anche la forte componente della stagionalità. Il 65,9% dei contratti del terziario è a tempo indeterminato, contro una media del 73,8% dell’intera economia italiana. Nel turismo in particolare gioca un grande ruolo la mancanza di investimenti a lungo raggio, sull’anno intero. Negli alberghi solo un lavoratore su quattro è a tempo indeterminato e nei ristoranti uno su due ha un’occupazione stabile. La stagionalità si riflette sui contratti e quindi sul reclutamento di personale.

È un problema per il sistema Italia. Siamo davanti ad un’“industria” che conta 2,7 milioni di occupati (l’11% della forza lavoro), che porta 255 miliardi di euro al Paese (il 13% del Pil). L’Italia è al settimo posto in Europa per incidenza del comparto sul Pil nazionale, davanti a Francia e Germania. La terziarizzazione del Paese è sempre più evidente. Nel 2023 il terziario ha superato per la prima volta la quota del 50% degli occupati italiani. Tra il 2019 e il 2023 sono stati creati nel nostro Paese 2,6 milioni di posti di lavoro. E due milioni, il 77,9%, appartengono al terziario di mercato.

Guardando agli ultimi 28 anni sono spariti 400mila posti di lavoro nella pubblica amministrazione, un milione in agricoltura e industria. Mentre nel terziario si è passati da 9,1 a 12,5 milioni di addetti a tempo pieno (+3,45 milioni di posti di lavoro). Confcommercio prevede che proprio grazie al terziario (al turismo in particolare) il Pil Italiano potrebbe andare un po’ oltre il +1%. Il settore compensa la contrazione economica e occupazionale della grande industria e delle piccole e medie imprese.

Puntare sul settore che crea più occupazione significa sostenere l’economia del Paese. “Servono più politiche attive, più formazione per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro” sostiene il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. Accettare ogni anno la mancanza di lavoratori nel terziario, senza attivarsi, vuol dire zavorrare l’economia intera del Paese, non un settore marginale.

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Cristina Colli