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Economia

Istat: tutti i dati del primo trimestre 2016

Scende il rapporto deficit/pil e anche la pressione fiscale. Aumentano le entrate per lo stato e il potere d'acquisto delle famiglie

Il pil nel 2016 crescerà dello 0,6%. Lo rileva l'Istat, aggiornando i conti economici trimestrali. Rispetto ai dati usciti il 2 settembre il dato è stato rivisto al ribasso (era +0,7%).

- LEGGI ANCHE: I dati rivisti al ribasso per il 2014 e 2015

Gli altri numeri: il rapporto tra il deficit e il Pil nel secondo trimestre 2016 è stato pari allo 0,2%, "in miglioramento" di 0,7 punti percentuali su base annua. È il livello più basso dal secondo trimestre 2007.

Guardando al dato cumulato, relativo al primo semestre dell'anno, l'indebitamento netto si è attestato al 2,3% del Pil, anche in questo caso in calo a confronto con lo stesso periodo dell'anno precedente (era al 3,0%).

Il saldo primario (indebitamento/accreditamento al netto degli interessi passivi), nel secondo trimestre 2016, è risultato positivo per 18.614 milioni di euro (16.707 milioni di euro nel corrispondente trimestre del 2015). La relativa incidenza sul Pil è stata pari a 4,4%, a fronte del 4,1% nel secondo trimestre del 2015. Nei primi sei mesi del 2016, fa sapere sempre l'Istat, in termini di incidenza sul Pil il saldo primario è stato positivo e pari all'1,7% del Pil (1,4% nello stesso periodo del 2015).

Il potere d'acquisto delle famiglie ovvero il reddito reale, nel secondo trimestre 2016 è aumentato dell'1,1% sul trimestre precedente e del 2,9% su base annua. È il dato migliore dal secondo trimestre del 2007. La crescita è aiutata dall'andamento dei prezzi, ma sale anche il reddito disponibile, che rappresenta il valore nominale (1,3% sul trimestre e +2,8% su base annua).

La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici (definita dal rapporto tra risparmio lordo e reddito lordo disponibile) nel secondo trimestre 2016 è stata pari al 9,6%, con un aumento di 0,9 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,4 punti percentuali nei confronti dello stesso periodo del 2015. Si tratta del valore più alto dal primo trimestre del 2010.

D'altra parte il reddito disponibile cresce di più rispetto alla spesa per i consumi finale (1,3% contro 0,2%).

Nel secondo trimestre del 2016, inoltre, la pressione fiscale è stata pari al 42,3%, segnando una riduzione di 0,4 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

In più la quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 41,9%, è aumentata di 0,8 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento è rimasto invariato al 19,2%.

Sul fronte delle entrate l'Istat rileva incrementi nelle imposte dirette (+1,4%) e in quelle indirette (+0,3%). In particolare l'Istituto segna un forte aumento per le entrate in conto capitale (+35,9%) che hanno anche beneficiato del contributo arrivato dalla voce imposte in conto capitale, in cui rientrano, spiegano dall'Istat, gli effetti della 'voluntary disclosure'. Gli incassi della regolarizzazione dei capitali detenuti all'estero hanno determinato per le imposte in conto capitale un'impennata del 229,6% su base annua
(da 314 milioni di euro a oltre un miliardo). (ANSA/AGI)

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