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(Ansa)
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Industria

Leonardo mette in cassa 3500 persone. Tutte al Sud

È guerra tra i sindacati e la società leader nel campo dell'aeronautica

"E' una giornata memorabile, è la prima grande manifestazione, sotto la sede dell'azienda nella sua storia” ci tiene a farlo notare Rocco Palombella segretario generale dei metalmeccanici della Uilm durante la prima manifestazione contro Leonardo davanti alla storica sede dell’ex Finmeccanica a piazza Monte Grappa - “Pienamente riuscita l’iniziativa indetta da Uilm e Fiom: centinaia i lavoratori provenienti da tutti i siti in rappresentanza delle Divisioni Aerostrutture, Elicotteri, Velivoli, Elettronica e Cyber Security con un unico obiettivo, quello di rivendicare il piano industriale e gli investimenti necessari per preservare ogni linea di business”.

Le tute blu manifestano a Roma mentre scioperano in tutti gli stabilimenti italiani Leonardo contro la decisione assunta unilateralmente dall’azienda di mettere in cassa integrazione per 13 settimane 3500 lavoratori della Divisione Aereostrutture.

Il fermo a zero ore coinvolge i lavoratori degli stabilimenti di Pomigliano, Nola, Foggia e Grottaglie.

La crisi del settore Aereostrutture nasce da un calo di ordini del 33,4%, aggredendo anche larga parte dei risultati positivi annunciati da Leonardo nell’elettronica, nei velivoli e negli elicotteri. “Si conferma che il 2021 sarà l’anno più impattato per le Aerostrutture, con una ripresa graduale che porterà al breakeven alla fine del 2025” ha comunicato il gruppo.

Secondo l’ad Alessandro Profumo gli effetti della crisi Aerostrutture impattano “sulla cassa di Leonardo quest’anno in 350-400milioni”. Ma, assicura, “abbiamo intrapreso tutte le azioni per migliorare l’efficienza e la flessibilità industriale, mitigare le perdite nel breve termine e per garantire il futuro a lungo termine della divisione”.

Queste azioni intraprese comprendo appunto la cassa integrazione, che lavoratori e sindacati metalmeccanici non accettano. “Questo evidenzia l’immobilismo che dura da anni in una Divisione, quella di Aerostrutture, fondamentale per il futuro del nostro Paese e per la stessa Leonardo. A questo si aggiunge la mancanza di una visione da parte di un Gruppo che per fare cassa, prima ha venduto Breda e STS ai giapponesi di Hitachi, oltre ad Ansaldo Energia, mentre ora ha messo sul mercato asset importanti come Oto Melara, Wass e la parte dell’Automazione” ha spiegato Palombella.

A Pomigliano si producono le fusoliere del velivolo regionale ATR e componenti per i grandi velivoli commerciali Boeing mentre a Nola si producono pezzi di fusoliera dei velivoli commerciali Boeing ed Airbus.

La crisi più acuta riguarda invece lo stabilimento di Grottaglie in provincia di Taranto, che è monocommittente Boing e quindi sconta la notevole frenata avuta anche per la storia del pezzo danneggiato da uno dei fornitore della catena produttiva nella costruzione delle due sezioni di fusoliera del 787.

“Abbiamo vincoli contrattuali, un obbligo di mantenere una capacità produttiva soprattutto su Grottaglie. Nel 2019 produceva 14 fusoliere al mese per il 787, quest’anno la domanda è di 4,2 al mese. Mantenendo la capacità produttiva a 14 l’impatto è piuttosto significativo. Il fatturato delle aerostrutture quest’anno “sarà il 45% rispetto al 2019” ha detto Profumo “ma siamo un unico fornitore per il Boeing 787, non possiamo uscire dal programma”.

I segretari di Fiom e Uilm hanno incontrato l’azienda durante la manifestazione, incontro che "non ha spostato nulla", ha detto all’uscita Palombella, perchè l'azienda ha dato la disponibilità ad un confronto sui temi industriali ma senza ritirare la procedura unilaterale per la cassa integrazione, cosa che Fiom e Uilm hanno chiesto come condizione per poi andare ad un tavolo dove si possa discutere anche di ammortizzatori sociali”.

In effetti la divisione già in crisi fino ad oggi era riuscita ad evitare la cassa integrazione ricorrendo a diverse soluzioni alternative come la cessione delle ferie da parte dei lavoratori, e circa 500 prepensionamenti. Inoltre da un anno a Grottaglie non lavorano lunedì e venerdì e sono fermi sei mesi l’anno (dopo lo stop a luglio erano ritornati a lavoro solo il 20 ottobre).

"Dopo questa grande manifestazione riteniamo di farli ragionare - dice Palombella- perchè avviare un processo di conflittualità penso che sia un errore, per il Paese, per la politica, e soprattutto per Leonardo. Noi continueremo a lottare perchè è una battaglia di civiltà nell'interesse del Paese e dei lavoratori. Per i metalmeccanici manifestazioni e scioperi sono l'ultima ratio ma oggi l'abbiamo dovuto utilizzare perchè dopo un incontro informale sono partiti immediatamente con la procedura per la cassa”.

infine un appunto per l’assenza dalla manifestazione dei metalmeccanici della Cisl “la Fim ha perso una occasione - dice Palombella- quella di stare insieme ai lavoratori. Non si giustifica la loro assenza: non potevamo rimanere fermi di fronte a una procedura di cassa integrazione per migliaia di lavoratori, e vendite che non sappiamo come si concluderanno. Hanno fatto le loro valutazioni, noi le rispettiamo, ma gli chiediamo di abbandonare questa idea sciagurata e di venire a lottare insieme ai lavoratori”.

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