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Economia

Fca e dieselgate, quello che c’è da sapere sul nuovo scandalo delle emissioni

Le prime conseguenze si fanno già sentire con il titolo che perde in Borsa e i media tedeschi che invitano a non comprare auto del Lingotto

È un’ombra cupa e minacciosa quella che si sta allungando su Fca e sul suo numero uno Sergio Marchionne: lo scandalo sulle emissioni truccate in Germania, il cosiddetto dieselgate, nel quale sono stati risucchiati i marchi del Lingotto, rischia infatti di avere conseguenze al momento incalcolabili. I primi effetti però sono già tangibili e raccontano di un titolo Fca che perde in Borsa e veri e propri appelli mediatici a considerare con cautela l’acquisto di vetture del Gruppo italo-americano. Ma cerchiamo di capire da cosa nasce questo nuovo scandalo e quali sono stati i suoi primi effetti.

Emissioni falsate

Teatro del misfatto come detto è la Germania, la cui locale Motorizzazione civile, la Kba (Kraftfahrt-Bundesamt), avrebbe rilevato incongruenze nei test sulle emissioni. Nel corso infatti di controlli speciali seguiti alla vicenda americana che ha visto la Volkswagen accusata di gravi irregolarità, si sarebbero rilevate anomale emissioni di ossido di azoto. Appurato che nessuna delle case costruttrici controllate aveva adottato software capaci, come quelli contestati alla Volkswagen, di riconoscere le fasi di test, tutti i marchi coinvolti sono stati comunque invitati a fornire dei chiarimenti. Le convocazioni hanno riguardato, tra gli altri, proprio la stessa Fca che, chiamata “a rapporto” dal ministro dei Trasporti tedesco Alexander Dobrindt, ha deciso però clamorosamente di non presentarsi all’appuntamento.

Scontro tra Authority

La posizione di scontro assunta da Sergio Marchionne nasce innanzitutto dalla convinzione che i tecnici della Fca abbiano già fornito alla Kba le necessarie delucidazioni sull’accaduto. Inoltre, a supportare le posizioni del marchio italo-americano, ci ha pensato il nostro ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, il quale ha ricordato ai tedeschi che l’unica autorità delegata a contestare a Fca eventuali anomalie sulle emissioni è quella del nostro Paese. Insomma, la sfida non sarebbe tanto sulle regole, che sono di carattere europeo e dunque uguali per tutti, ma su chi debba farle rispettare. E, secondo la posizione assunta dal nostro governo, l’unico dialogo possibile non è quello tra Authority locali e singoli costruttori, ma tra le stesse Autorità di omologazione, che al momento appaiono però più in una fase di scontro.

Prima sentenza: quella della Bors

Intanto però, le polemiche sul nuovo dieselgate in salsa teutonica sono divampate, alimentate anche dalle notizie diffuse dal popolare e scandalistico quotidiano tedesco Bild, secondo il quale il coinvolgimento di Fca nello scandalo sarebbero ormai acclarato. Una presa di posizione che ha avuto effetti immediati in Borsa: il titolo Fca stamane a Piazza Affari è arrivato a perdere più del 4% del proprio valore, con sviluppi che a momento non si possono prevedere.  

Non comprate quelle auto

E come se non bastasse, a rincarare la dose sono arrivate anche le prese di posizione di altri due autorevoli quotidiani tedeschi. Innanzitutto la Sueddeutsche Zeitung, che ha messo in guardia su atteggiamenti scarsamente collaborativi tipo quello assunto da Fca, che potrebbero servire da esempio negativo ad alttri marchi, rendendo più complicata la ricerca di verità e trasparenza sulle emissioni. Ancora più duro poi il commento arrivato dall’Handelsblatt, quotidiano economico tedesco paragonabile al nostro Sole24Ore, che con una clamorosa presa di posizione, ha invitato apertamente i consumatori tedeschi a valutare con attenzione l’eventuale acquisto di una vettura del Gruppo Fca.

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