Economia

Segreto bancario in Svizzera, cosa cambia

Ecco come e perché non sarà più possibile (in teoria) nascondere il proprio patrimonio

Fine del segreto bancario in Svizzera e nei Paradisi fiscali . Il percorso è ormai avviato. O almeno così pare. I correntisti stranieri delle banche di Lugano o Zurigo infatti, presto riceveranno lettere informative in cui gli istituti di credito chiedono di uscire dall’anonimato o di chiudere il conto. Un aut aut che altro non è se non il prologo di una rivoluzione nei costumi fiscali innescata dalla lotta contro riciclaggio, terrorismo ed evasione fiscale che da anni stanno portando avanti sia Ocse, Ue e Onu .  

Tre sono i presupposti di questo questo cambiamento: gli accordi sullo scambio automatico delle informazioni bancarie messo nero su bianco dalle convenzioni internazionali e già accettata da Berna, l’azione specifica dei singoli Paesi dopo le mosse degli Usa seguite all’11 settembre e infine la pressione del Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale del G20 (Gafi) che obbliga la Svizzera a elaborare una proposta di legge per introdurre il reato fiscale come presupposto del più grave reato di riciclaggio.
Ecco punto per punto cosa cambia, quando e perché.

Quando sarà cancellato il segreto bancario.
“Nei fatti il segreto bancario sarà cancellato molto presto. Burocraticamente e legislativamente ci vorranno almeno due o tre anni. Tutto dipende da quale angolo si analizza la situazione” spiega Stefano Simontacchi, managing partner dello studio legale d’affari Erede Bonelli Pappalardo e direttore del Transfer Pricing Research Center dell’Università di Leiden in Olanda. “La convezione sullo scambio automatico delle informazioni tra autorità fiscali siglata da Berna lo scorso 18 ottobre infatti, non soltanto dovrà essere ratificata dal Parlamento svizzero e probabilmente sottoposta a referendum ma anche negoziata bilateralmente. Ci vorranno anni. Più veloce invece è l’azione stimolata dal Gafi, che dopo una prima ispezione sul riciclaggio nei vari Paesi ne ha annunciata una seconda e più severa nel 2014. Quei paradisi fiscali che entro il prossimo anno non si adegueranno riconoscendo il reato fiscale come presupposto del riciclaggio, saranno inseriti nella black list”.

Le conseguenze.
Essere inseriti nella lista dei cattivi, significa per le banche perdere una consistente fetta del business. Per questo Singapore ha già allentato le redini e la Svizzera sta preparando la sua proposta di legge. “In sostanza le comunicazioni che le banche stanno inviando ai correntisti stranieri” continua Simontacchi “sono una fase preparatoria all’entrata in vigore di tale legge. Non possono attendere che entri in vigore il reato fiscale, previsto tra il 2014 e il 2016, perché a quel punto i funzionari bancari che hanno attivato e gestiscono conti “anonimi” che sfuggono al prelievo fiscale potrebbero essere incriminati per riciclaggio”. E non piacerebbe a nessuno. Occorre agire d’anticipo dunque. Ma con quali modalità? Si stima che soltanto i depositi dei correntisti italiani a Lugano o Zurigo ammontino a circa 120-180 miliardi di euro, ma nelle banche elvetiche confluiscono denari da quasi tutti i Paesi. E il problema è generalizzato. Tutti si stanno muovendo per riportrare i conti esteri sotto il controllo dell’autorità fiscale e di conseguenza le modalità con cui le banche contatteranno o già contattano i propri clienti sono diversi a seconda del Paese di provenienza.

Gli accordi nazionali: ovvero i modelli di voluntary disclosure.
Ogni Paese sta lavorando ad accordi bilaterali specifici. Molti Paesi stanno prendendo come modello l'accordo Usa-Svizzera di cui trovate qui i dettagli . “Risulta evidente in un quadro come questo che il segreto bancario ormai ha ben poche possibilità di sopravvivere” aggiunge Simonacchi.

Gli accordi europei e la situazione italiana.
Anche la Gran Bretagna ha già stretto un accordo con le banche elvetiche, più noto come convenzione Rubik. L’intesa, siglata nel 2011, prevede il pagamento di una sanzione “una tantum” finalizzata a sanare la situazione pregressa e quindi il pagamento annuale delle tasse dovute attivandosi presso i correntisti inglesi, ma pur senza rivelare i loro nomi. “Tale convenzione purtroppo protegge ancora l’anonimato e non risolve definitivamente il problema” aggiunge Simontacchi “Non a caso il Parlamento tedesco l’ha bocciata e l’Italia lavora a una proposta diversa, molto più radicale e risolutiva”. Si tratta della proposta di “Voluntary Disclosure” messa a punto in Parlamento dalla Commissione Greco per il rientro dei capitali e che "si spera possa entrare in vigore rapidamente attraverso un collegato alla legge di stabilità”.

Tale progetto, prevede la perdita dell’anonimato e il rientro dei capitali evasi pagando interamente le imposte arretrate. L’unico incentivo sarà il dimezzamento delle sanzioni fiscali e la depenalizzazione del reato: ovvero l’evasore non sarà portato davanti a un tribunale.

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