Edoardo Frittoli

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Cento anni fa la città di Venezia subiva uno dei più gravi bombardamenti della sua storia. La città lagunare, dotata di una delle più forti difese navali fu per la prima volta colpita da una minaccia che in questo caso arrivava dal cielo per opera dei bombardieri Austroungarici e poi tedeschi.

Venezia fu la prima città ad essere bombardata il giorno dopo l'ingresso dell'Italia nella Grande Guerra il 25 maggio 1915. Al termine del conflitto sarà il centro urbano più colpito d'Italia con ben 42 incursioni aeree per un totale di oltre 1.000 bombe cadute nel perimetro urbano. I bombardamenti causarono un totale di 52 morti e 84 feriti e 300 bombe piovvero dal cielo soltanto nell'incursione di un secolo fa, tra il 26 e il 27 febbraio 1918. Il centenario del bombardamento più grave di Venezia offre l'occasione di rivedere le straordinarie immagini che furono esposte alla Casa dei Tre Oci nella mostra "Venezia si difende: 1915-1918" curata da Claudio Franzini, dalla quale è stato realizzato il catalogo edito da Marsilio.

All'epoca della prima incursione nemica, Venezia (come sostanzialmente tutte le altre città) era totalmente impreparata ad affrontare un attacco dal cielo. Indifesa, la Serenissima ebbe gravissimi danni nel corso del 1916 quando nell'agosto di quell'anno 200 bombe colpirono la città distruggendo lo storico Cotonificio ed altri palazzi e monumenti storici, compresi naturalmente l'Arsenale e la stazione ferroviaria. 

L'artiglieria era inefficace, a volte addirittura dannosa per gli edifici circostanti data l'imprecisione del tiro. Si organizzarono punti di vedetta sui tetti delle case, che in caso di attacco venivano occupati da fucilieri armati di ordinari fucili '91 oppure mitragliatrici. L'unico pezzo d'artiglieria che si cercherà di modificare per l'uso antiaereo sarà in alcuni casi il cannone da 75/27 modificato nell'alzo.

Il bombardamento del 1916, operato dagli Austroungarici per ritorsione dopo la presa di Gorizia, fece correre ai ripari (dove e come possibile) le autorità cittadine con la protezione dei più importanti monumenti con sacchi di sabbia e impalcature. I dipinti dal valore artistico inestimabile vengono imballati e trasferiti, compresi i cavalli bronzei di Piazza San Marco.

I bombardamenti, operati principalmente da idrovolanti Lohner dagli scali di Pola, Trieste e Parenzo non risparmiarono il bacino di San Marco, L'Arsenale e la base dirigibili di Campalto. Un dipinto del Tiepolo fu distrutto da un ordigno che colpì la Chiesa degli Scalzi.

Alla fine del 1916 l'intervento di Papa Benedetto XV colpì il devotissimo Francesco Giuseppe che vietò le incursioni, riprese dopo l'intervento tedesco nei mesi che seguirono la ritirata di Caporetto. I bombardamenti, sempre notturni, saranno compiuti anche dai bombaredieri tedeschi AeG "G.IV".

Alla difesa difesa aerea della città lagunare parteciperà una squadriglia caccia dell'Aeronautica Francese, l'Escadrille 561 di base a Venezia-Lido, caratterizzata dai velivoli con le scritte di fusoliera in dialetto veneziano, pratica che sarà trasmessa poi ai futuri reparti di volo dell'Aeronautica Italiana. (famosa l'immagine del caccia Nieuport 17 "Ocio! Fiol d'un Can!").   

L'ultimo raid su Venezia sarà effettuato il 22 ottobre 1918, a due settimane dalla fine della guerra.

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