Il raduno sui Puffi a Landerneau, in Francia, il 7 marzo 2020 (Damien Meyer, AFP via Getty Images)
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Come nell'ora più buia, l'Europa va a pezzi

    • La solidarietà tra membri della Ue è la vittima più illustre fatta dal coronavirus a Bruxelles. Senza collaborazione coordinata, davanti all'emergenza, i Paesi più forti si sono mossi anche a discapito dei più deboli. L'Unione del continente oggi è sempre più un guscio vuoto.
    • La risposta di Bruxelles all'emergenza Covid-19 ha mostrato la totale mancanza di coesione tra gli Stati membri. Che si sono mossi in ordine sparso. Guidati dall'egoismo e dal proprio interesse. Come la Germania, pronta a finanziare illimitatamente le sue aziende, ma rapida a bloccare l'export di mascherine all'Italia. E si profila un altro problema: l'ingerenza cinese...


    E meno male che l'avevano chiamata Unione

    Quest'Europa confusa, lenta e un po' egoista, in fondo non è cattiva. È che non ha proprio un'anima, sotto le belle parole seminate nei trattati. «L'Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli». Ma di fronte alla pandemia, si capisce che il Trattato di Lisbona (articolo 2.1), nel benessere, non comprende la salute. E quando si scopre che l'Unione «combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali» (articolo 2.3), ecco, tocca un po' interpretare. La risposta di Bruxelles al Covid-19, almeno per ora, dimostra che nei concetti di esclusione e protezione sociale non è contemplato il diritto di essere curati.

    Poi, certo, ci sarebbe anche una norma generale, sempre in quel Trattato di Lisbona che sostituisce l'abortita Costituzione Ue, ovvero il richiamo alla «solidarietà tra gli Stati membri» (articolo 3). Ma dopo aver ammirato la Germania di Angela Merkel farsi in 24 ore il suo New deal da 550 miliardi di euro, buttando alle ortiche il mito del pareggio di bilancio. Dopo aver visto negare mascherine e disinfettanti all'Italia che ne aveva bisogno. Dopo aver ascoltato il presidente della Bce, Christine Lagarde, affermare che ogni Stato membro è solo con il suo spread di fronte ai mercati impazziti. E dopo aver visto una decina di governi chiudere le frontiere a piacere, con buona pace di Schengen, è chiaro che anche la famosa solidarietà europea è una parola scritta sull'acqua. Quanto al feticcio di una politica estera comune, lo si sta ammirando nei confronti della Cina: tutti in ordine sparso al cospetto di Pechino, che divide l'Ue con i suoi fanta-aiuti umanitari. E intanto esporta la propria rete 5G.

    Le tasse non mentono. Alla vigilia della disgraziata sortita di Lagarde sulla Bce che «non è qui per chiudere gli spread», i capi di governo europei s'erano riuniti e avevano nuovamente fallito sul fronte dell'unificazione delle politiche fiscali. Ognuno resta libero di fare dumping sulle aliquote ai danni dei vicini, con i fenomeni ben noti come la migrazione di polizze vita e fondi d'investimento verso Irlanda e Lussemburgo, o la quotidiana transumanza di imprese italiane, grandi e piccole, verso il più benigno fisco olandese. Non solo un simbolo della mancata unificazione europea, ma anche una summa del deficit di solidarietà, perché drenare gettito fiscale dagli altri Stati significa indebolirne le pensioni, la scuola e la sanità.

    Ma personaggi come Lagarde, in realtà, non fanno gaffe. Quando era direttore generale del Fondo monetario internazionale, questa impeccabile signora della buona società francese ha imposto la ricetta dei tagli alla spesa pubblica, sanità compresa, a mezzo mondo. Ecco, in piena crisi del 2011, che cosa dichiarava: «I debiti sovrani devono essere riportati a un livello sostenibile. Questo non significa solo stringere la cinghia», ma affrontare il problema dell'aumento della spesa pubblica nel lungo termine, «come quella per le pensioni e quella per la sanità». Non è un caso che prima facesse l'avvocato: per lei solidarietà deve aver a che fare solo con la responsabilità in solido dei debitori.

    Nati per il bel tempo. Ha ragione Lucrezia Reichlin, economista che ha diretto il dipartimento ricerca della Bce e ora insegna alla London Business School: «Le misure annunciate da Ursula von der Leyen sono inadeguate. Questa Unione sembra essere stata pensata solo per quando c'è il bel tempo» (intervista alla Stampa del 14 marzo). Sarà già molto se si eviterà l'applicazione del Mes (Meccanismo europeo di stabilità), in ragione del quale l'Ue «aiuta» gli Stati membri in difficoltà (ce la può fare: ha in cassa 410 miliardi), ma in cambio di un commissariamento alla greca.

    Un meccanismo punitivo e umiliante, pensato per quando un'economia statale mette a rischio la stabilità dell'euro per azzardo e non certo perché arriva un virus dalla Cina. Al 16 marzo, il presidente della Commissione Ue, che i giornali adoranti chiamano già «Ursula» come fosse nostra zia, aveva stanziato per la crisi appena 25 miliardi. «Destinati ai 27 Stati dell'Unione e tra l'altro tratti dal bilancio dell'Unione e quindi pagati di tasca nostra», come ha osservato Giulio Tremonti (intervista alla Verità del 16 marzo). Eppure, sul Financial Times (13 marzo) è comparso un appello di vari economisti, tra cui gli italiani Riccardo Realfonzo e Antonella Stirati, che stimavano in almeno 600 miliardi l'importo della manovra necessaria da Bruxelles. Va detto che ci sono andati vicino, ma con la Germania.

    La Germania fa l'Unione (con se stessa). Il Sommo sacerdote della Bundsbank, Jens Weidmann, ha sancito che «siamo di fronte a una combinazione di shock dell'offerta e shock della domanda e che la politica monetaria è già abbastanza accomodante, la liquidità è abbondante, i tassi d'interesse sono già bassi» (intervista a Bloomberg Tv del 28 febbraio). A buoi in parte scappati, va detto che il 18 marzo la Bce ha annunciato liquidità aggiuntiva per 750 miliardi, ricordandosi che in fondo ha disponibilità illimitate. Intanto il governo di Angela Merkel prometteva alle imprese tedesche crediti a pioggia, fondi sociali e agevolazioni fiscali per 550 miliardi di euro. Non solo la cancelliera ha mandato in pensione il mitologico pareggio di bilancio che insieme a Weidmann ha imposto a Bruxelles e a Francoforte fino a ieri, ma ha anche fatto capire ai mercati che Berlino farà tutto quello che serve per difendere il benessere dei propri cittadini. Poteva darne un po' all'Europa, di tutti quei miliardi?

    I mercati? Un buon giudice... Certo, all'Italia verrà concesso di spendere in deficit e sfondare il tetto del 3% sul Pil. Del resto serve anche alla Francia di Emmanuel Macron, quindi si può fare. Il film della crisi che potremmo dover affrontare, purtroppo, non richiede di essere degli indovini per essere sceneggiato. L'attività economica si ferma, causa pandemia, le imprese private vanno in crisi di liquidità e non pagano gli stipendi. I consumi crollano, le banche non rivedono i soldi prestati e sfondano i coefficienti patrimoniali di rischio fissati dalla Bce.

    Gli Stati devono intervenire con aiuti e garanzie pubbliche al sistema del credito, ma così facendo, chi ha un alto debito sovrano come l'Italia vede aumentare lo spread. Con lo spread che schizza oltre quota 300 sulla Germania, banche e assicurazioni, imbottite di Btp, a loro volta entrano in un «loop». E se in un mese, tra l'11 febbraio e l'11 marzo, quando l'Oms ha dichiarato la pandemia, lo spread è aumento del 47%, nel medesimo arco temporale, i Credit default swap a 5 anni sull'Italia (i Cds, in pratica la scommessa sul nostro fallimento) sono saliti del 118 per cento. Si chiama speculazione, non giudizio divino. E alla Bce non c'è più Mario Draghi, che con tre paroline («A qualunque costo») fermò i lupi.

    Libero mercato? No, liberi tutti. Al Mef sanno bene quanto sia severa l'Antitrust europea, guidata dalla vicepresidente della Commissione, la socialista danese Marghrete Vestager. Sui dossier Alitalia e Monte dei Paschi di Siena, l'Ue ha il fucile puntato da tempo. E anche la futura unificazione della rete in fibra ottica di Telecom Italia con quella di Open Fiber, per non parlare dell'alleanza di Fincantieri con Stx-Navalgroup, sono sotto la spada di Damocle dell'Antitrust. Ma se nel decreto Coronavirus Giuseppe Conte ha infilato la nazionalizzazione di Alitalia, è perché ha capito che era il momento buono: con le rispettive Casse depositi e prestiti, i principali governi europei si preparano a una svolta colbertista. Perché il libero mercato è bello, ma solo quando devi esportare.

    Sicurezza in ordine sparso. La commedia della famosa solidarietà europea è andata in scena anche alle frontiere. Il 17 marzo, il Consiglio dei capi di Stato e di governo ha sospeso l'accordo di Schengen con l'esterno per almeno 30 giorni. Ma la trattativa per salvare l'accordo sulle frontiere interne è in alto mare, dopo che Germania, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Danimarca, Polonia, Lituania, Spagna e Portogallo hanno notificato a Bruxelles «sospensioni temporanee». Ma c'è un'altra sicurezza, ben più sottile e difficile da percepire, ed è quella che riguarda le telecomunicazioni. Nell'ultimo decreto per l'emergenza Covid-19, i piccoli fan della Cina nel M5s e in mezzo Pd hanno lasciato che Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri infilassero una clamorosa apertura a Huawei sulla rete 5G, la stessa che Casa Bianca e Pentagono bloccano da mesi per motivi di sicurezza nazionale.

    Carmelo Miceli, deputato del Pd esperto di sicurezza e che siede nelle commissioni Giustizia e Antimafia, promette battaglia, come ha fatto sulle speculazioni di Borsa prima che Consob si muovesse: «La Cina ci offre il suo aiuto, ma intanto si riapre il problema di Huawei, sul quale l'Ue si muove in ordine sparso. La posizione europea dev'essere comune e non può essere molto diversa da quella Usa». Già, gli Stati Uniti. Almeno con gli egoismi da coronavirus ci siamo tolti di mezzo il surreale dibattito sugli Stati Uniti d'Europa. Non siamo uniti e non siamo Europa.

    Francesco Bonazzi

    Costume

    Voglia di cucinare bene. Ricette (e trucchi) di sei grandi chef

    • L'isolamento forzato può offrire anche opportunità: imparare a preparare ricette d'autore con ingredienti di facile reperibilità. Così Panorama ha chiesto a sei grandi chef di regalare ai suoi lettori altrettanti piatti, semplici e gourmand.

    • Andrea Berton: risotto in brodo di gamberi
    • Pino Cuttaia: pasta alla contadina
    • Fulvio Pierangelini: finocchi brasati, salsa speziata alle arance
    • Norbert Niederkofler: tagliatelle di zucchine primaverili
    • Isabella Potì: panna cotta allo yogurt e ananas
    • Davide Oldani: zafferano e riso alla milanese D'O

    Andrea Berton: risotto in brodo di gamberi

    Ingredienti per 4 persone

    PER I GAMBERI:

    40 gamberi rosa piccoli, sale e pepe, olio extravergine di oliva

    Pulire i gamberi. Scottare in padella velocemente. Regolare di sale e pepe.

    PER IL BRODO DI GAMBERI:

    carapaci dei gamberi puliti, 30 gr di finocchi, 1 spicchio d'aglio, 50 gr di cipolla, 50 gr di carota, 50 gr di sedano, 100 gr di datterini, 2 dl di olio extravergine

    Rosolare le teste con olio, aggiungere le verdure e i pomodori a pezzetti; bagnare con acqua fredda. Lasciare cuocere per 30 minuti e far sobbollire. Passare tutto con il colino fine e recuperare solo la parte liquida.

    PER IL RISO:

    320 gr di riso Carnaroli, 1,5 lt di brodo di gamberi, sale e pepe, Portare a bollore il brodo di gamberi, aggiungere il riso e cuocere per 15 minuti. A cottura terminata aggiungere le code di gamberetti.

    Pino Cuttaia: pasta alla contadina

    Ingredienti per 4 persone

    300 gr di ditalini di grano duro, 100 gr di cipollotti freschi, 40 gr di olio extravergine di oliva
    250 gr di piselli freschi, 150 gr di lattuga romana, un bicchiere di acqua,100 gr di ricotta fresca, pepe nero, sale

    Sgranate i piselli. Togliete al baccello le parti più dure e fatele stufare in un bicchiere d'acqua salata. Fate un soffritto leggero con il cipollotto in un tegame capiente. Aggiungete la lattuga romana lavata e tagliata a striscioline. Aggiungete i piselli sgusciati, uniteli alle bucce già ammorbidite.

    Cuocete la pasta in acqua salata, scolatela, versatela nel tegame con le verdure. Aggiungete la ricotta fresca. Nel piatto ultimate con pepe nero di mulinello.

    Fulvio Pierangelini: finocchi brasati, salsa speziata alle arance

    Ingredienti per 4 persone

    4 finocchi con le loro barbe, 3 arance non trattate, 3 cucchiai di olio extravergine di oliva, 2 semi di cardamomo, 2 anice, sale e pepe

    Togliere con un pelapatate la parte colorata della buccia di un'arancia (eliminare la parte bianca perché amara). Tritare le buccette ottenute in fili sottili. Spremere le arance e prelevare le barbe verdi dei finocchi. Lavare i finocchi e tagliarli in sei spicchi di uguale dimensione. In una padella di dimensione adeguata, disporre gli spicchi di finocchio in un solo strato e l'olio. Rosolare a fuoco lento. Quando avranno raggiunto un bel colore, girarli con cura e farli dorare nell'altro lato, condire con sale e pepe. Bagnare i finocchi rosolati con il succo delle arance, unire le buccette e le spezie. Cuocere finché la salsa raggiungerà una bella consistenza sciropposa. Decorare armoniosamente con le barbe verdi. Servire come piatto vegetariano principale o in accompagnamento a un pesce al forno o un arrosto di carni bianche.

    Norbert Niederkofler: tagliatelle di zucchine primaverili

    ©Alex Moling

    Ingredienti per 4 persone

    400 gr di zucchine, 1 cucchiaino di olio extra vergine delicato, 12 fiori di zucchine, farina, birra, 50 gr di formaggio

    di montagna, sale e spezie a piacere

    Con un coltello affilato tagliate per il lungo la buccia delle zucchine a strisce larghe come una tagliatella. Portate a bollore in una pentola tanta acqua leggermente salata da coprire le zucchine. Sbollentatele per un paio di minuti in modo che si mantengano croccanti. Scolatele e raffreddatele in acqua ghiacciata perché mantengano il colore. Passatele velocemente in padella con un filo di olio, e uno spicchio d'aglio che eliminerete prima che prenda colore. Aggiungete il formaggio stagionato e completate il piatto con i fiori di zucchina che avrete fritto in una pastella leggera di acqua, birra e farina. Per recuperare la parte interna delle zucchine, tagliatela a rondelle, sbollentatela in acqua salata e fatene un'insalata che condirete a piacere.

    Isabella Potì: panna cotta allo yogurt e ananas

    Ingredienti per 4 persone

    Crema cotta

    300 gr di yogurt magro a temperatura ambiente, 100 gr di latte intero, 60 gr di miele, 12 gr di gelatina in fogli

    Ammollare la gelatina in acqua fredda. Versare il latte e il miele in pentolino e portare circa a 60° gradi. Aggiungere la gelatina e mescolare fino a farla sciogliere. Aggiungere poi lo yogurt e versare in uno stampo circolare da circa 9 cm di diametro. Fare raffreddare e mettere in frigorifero.

    Ananas

    1 ananas, 100 gr di zucchero di canna grezzo, 1 limone

    Pulire l'ananas, levare il torsolo e tagliare delle fette da circa 1 cm di spessore. In una padella dal fondo spesso cospargere poco zucchero su fiamma media. A questo punto posare le fette di ananas sul caramello caldo. Dopo un paio di minuti girarle dall'altro lato e finire deglassando con il succo di limone. Servire accanto alla panna cotta.

    Davide Oldani: zafferano e riso alla milanese D'O​

    Mauro Crespi

    Ingredienti per 4 persone

    Per la cottura del riso

    320 gr di riso Carnaroli Inverni stagionato, 1,5 l di acqua calda e salata, 100 gr di burro dolce selezione FOO'D Campo dei Fiori by Davide Oldani, 80 gr di Grana Padano Riserva D'O grattugiato, 10 ml di aceto di vino bianco, sale fino, scorza di mezzo limone

    Per la salsa di zafferano

    100 ml di acqua, 5 gr di maizena diluita in 3 ml di acqua fredda, 1 gr di zafferano in pistilli, 1 gr di sale fino, 1 gr di zucchero Zefiro

    Per la cottura del riso

    In una casseruola fate tostare il riso, bagnate poco per volta con acqua salata e portate a cottura. Togliete poi dal fuoco, mantecate aggiungendo il burro, il Grana Padano, l'aceto e il sale tenendolo cremoso più la scorza grattugiata di mezzo limone.

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    Cronaca

    Il coronavirus spiegato ai piccolini

    Consigli per studiare da casa: 22. Capirlo meglio con un disegno

    Pillole quotidiane per aiutare studenti (e famiglie) a organizzare lo studio in tempi di Covid-19, che nel mondo ha confinato in casa oltre un miliardo di ragazzi. A firma di Marcello Bramati e Lorenzo Sanna, dirigenti e docenti dei licei Faes di Milano, nonché autori di Basta studiare! e Leggere per piacere (Sperling & Kupfer). Ogni mattina alle 8.30 su panorama.it, consigli, dritte e buone pratiche per alunni di tutte le età.

    Il caso della settimana è stato il permesso di uscire per una passeggiata con i bambini: prima possibile e poi vietato, comunque ancora dibattuto. Grandi polemiche, ragioni e prese di posizione, tutto e il contrario di tutto in poche ore.

    Proviamo a porre anche noi l'attenzione sui più piccoli, perché al di là delle decisioni, senza dubbio anche per i bambini è un periodo nuovo, particolare e delicato.

    Tutti loro hanno dovuto abbandonare una quotidianità ricca di incontri: con coetanei, educatori, nonni, istruttori. Ma non solo: da più di un mese non frequentano più luoghi che sembravano un'abitudine consolidata come parchi, negozi e supermercati, l'auto dei genitori, i mezzi pubblici per chi vive in città. Tutti piccoli e grandi divertimenti o momenti di evasione, di routine. Sono privazioni che vanno spiegate e comprese.

    In primo luogo, spieghiamo ai bambini che c'è un virus, una malattia che non deve incontrare le persone che stanno loro a cuore, come ad esempio i nonni, e proprio per questo stiamo rimanendo tutti in casa, per fare stare bene tutti, per noi e per chi ha più bisogno di essere protetto. I bambini sono abituati, generalmente, ad avere molto per loro: dagli oggetti ai giochi alla ragione, nel bene e nel male.

    Ora tocca anche a loro fare qualcosa per gli altri: presentiamo così questo piccolo grande sacrificio, anche grazie a libri e storie di altruismo che troveremo nei loro libricini, o nelle storie che guardano in televisione, e nelle canzoni che cantano all'asilo. I bambini comprendono i gesti di generosità, ora tocca a loro compierli.

    Il virus può anche diventare oggetto di gioco e di apprendimento, perchè è un nemico da disegnare, bruttissimo e colorato, con faccia arrabbiata e armato fino ai denti. Una piccola attività per affrontarlo e combatterlo, con strumenti speciali per combatterlo come mani pulitissime e mascherine indossate, con aiutanti come furgoncini di supermercati e negozi, con supereroi come medici e infermieri. Un grande disegno, tutto da inventare e colorare, per avere le idee chiare e per spiegare cosa sta accadendo.

    Infine, spieghiamo ai nostri figli che questo tempo passerà, che torneremo a giocare con loro nei parchi e nei prati. Non succederà domani, ma succederà. E questo li farà sognare, disegnare e sorridere.