Cinema

Steve Jobs, Michael Fassbender verboso fondatore Apple: 5 cose da sapere

Al cinema il ritratto di un uomo visto nelle sue manie pubbliche e private. Un film sottile ma gravosamente bersagliato di parole

Steve Jobs

Simona Santoni

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Scoppiettante, sottile, morbosamente affollato di parole, Steve Jobs è una maratona verbale che inquadra il co-fondatore della Apple nelle sue manie private e pubbliche. Dal 21 gennaio al cinema, la regia di Danny Boyle (premio Oscar per The Millionaire) è elegante, mentre la sceneggiatura di Aaron Sorkin è un fuoco incrociato che non concede pause e, invece di fluire in un crescendo drammatico, aumenta il fastello di dialoghi e scontri che alla fine pesa gravoso sullo spettatore. 

Steve Jobs è candidato a due premi Oscar: miglior attore protagonista a Michael Fassbender che interpreta Jobs, miglior attrice non protagonista a Kate Winslet che incarna la sua assistente Joanna Hoffman.
Ecco 5 cose da sapere sul film:

 

1) Michaels Fassbender, il Jobs che non sembra Jobs (o forse sì)

Adone di carisma ed energia virile, Michael Fassbender fisicamente è quanto di più lontano dal ricordo che abbiamo di Steve Jobs, il co-fondatore della Apple. Il divino attore irlandese è anche lontano dalle sue prove migliori e raramente vibra del magnetismo che ha permesso a Jobs di sedurre e piegare al suo volere tante persone, ma ha un inaspettato merito: mentre le 2 ore e 2 minuti fluiscono, mentre siamo assediati dai continui tafferugli verbali, ecco che alla fine ci dimentichiamo che Fassbender è così diverso da Jobs. Smagrito, in jeans e dolcevita nero, ci sorprendiamo anzi di scovare in lui delle tracce di Jobs. 
Può ambire all'Oscar? Nella sua categoria quest'anno nessun attore svetta e nessuno in fondo convince (non includo in questo discorso Bryan Cranston, ancora non ammirato in Trumbo). Ciò lascia pensare che alla fine potrebbe essere la volta buona per Leonardo DiCaprio.

2) Uno Steve Jobs inedito e detestabile

"Perché vuoi che tutti ti detestino?", dice a Jobs il pioniere della Apple Andy Hertzfeld (Michael Stuhlbarg). "I tuoi prodotti sono meglio di te", gli fa eco Steve Wozniak (Seth Rogen), cofondatore della Apple. 
Steve Jobs ci fa vedere Jobs come un detestabile tiranno in dolcevita nero
Sorkin ha scritto il film sulla base della biografia di Jobs realizzata da Walter Isaacson. Ci porta nei backstage pochi minuti prima dei lanci di tre prodotti significativi della carriera di Jobs: il Macintosh nel 1984, il NeXTcube nel 1988, l'iMac nel 1998. Per tre volte compaiono sei personaggi, 40 minuti prima che ogni prodotto venga lanciato, e parlano tra loro. O meglio, si bersagliano di parole.
Vediamo anche un lato più intimo di Jobs: le sue lacune da padre. Chrisann Brennan (Katherine Waterston) è stata la ragazza di Steve Jobs ai tempi del liceo e la madre della sua prima figlia, Lisa. Ma Jobs ha prontamente negato la paternità, scrollandosi di dosso ogni responsabilità. 

3) Kate Winslet da Oscar?

La cosa migliore di Steve Jobs è probabilmente Kate Winslet, quasi irriconoscibile bruna e in occhialoni anti-libidine, con look da segretaria irreprensibile. Interpreta Joanna Hoffman, direttrice del marketing, la sola capace di resistere a Jobs, di tenergli testa, di farlo entrare in contatto con qualcosa che si chiami "cuore". È l'anima del film, che prova a portare equilibrio e pulsazioni, a sedare gli eccessi.
Anche lei è candidata all'Academy Award e se quella preziosa statuetta finisse nuovamente nelle sue mani (l'ha già vinta nel 2009 per The Reader), non sarebbe niente di appuntabile (anche se la concorrenza nella sua categoria è ben attrezzata, Alicia Vikander su tutte).

4) Film scoppiettante ma troppo verboso

Steve Jobs è lo studio affascinante su un uomo, visto nelle sue ossessioni e manie di grandezza, nelle sua tenacia e nelle sue rudità. La sceneggiatura dirompente è la gioia e la croce di Steve Jobs.
Tante le stoccate di penna da ricordare e gustare: "Dio ha mandato suo figlio in una missione suicida ma ci piace lo stesso perché ha creato gli alberi". Anche le parole più belle e interessanti, però, si trasformano in macigni quando si sfocia in logorrea. I dialoghi serrati, che all'inizio seducono come elemento stilistico ricercato e sofisticato, pian piano tornano contro a mo' di boomerang. Il chiacchiericcio interminabile pesa anche sul realismo della costruzione, che da rimandi di artificiosità.

5) Il potere oscuro del makerting

"Non sanno cosa stanno guardando e perché gli piace ma lo vorranno": questa profetica frase in bocca a Fassbender/Jobs fa venire i brividi. Ecco, in tutta la sua drammatica crudezza, il potere deviante e oscuro del marketing. Ecco come dispositivi stilosi e fashion, che fanno sembrare semplice la complessa tecnologia che nascondono, sono diventati oggetti di desiderio maniacale.
I lanci dei prodotti Apple sembrano rivestirsi dell'afflato geniale della creazione della Gioconda o della legge di gravitazione universale di Newton. Fassbender/Jobs, a uno dei suoi lanci: "I due eventi più importanti del XX secolo: la vittoria degli Alleati e questo". Pianeta Terra, ventesimo secolo e rotta, strana e inquietante contemporaneità.

Voto: 3/5
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