Simona Santoni

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Avete mai sentito parlare di Chuck Wepner? Soprannonimato - suo malgrado - "Il sanguinolento di Bayonne", ora forse è più noto come il vero Rocky Balboa. È lui infatti il pugile che ha ispirato Sylvester Stallone per scrivere il suo film premio Oscar Rocky. È lui ad aver combattuto contro un super Muhammad Ali, in una sfida sulla carte del tutto impari, riuscendo però ad atterrare Ali, a resistere fino alla quindicesima ripresa e a conquistare il pubblico. Ed è lui il protagonista di The Bleeder, film fuori concorso presentato oggi alla 73^ Mostra del cinema di Venezia.

A interpretarlo, nelle sue imprese come nei suoi eccessi e nei modi smargiassi e simpatici, Liev Schreiber, che è anche produttore del film. È stato lui ad appassionarsi alla storia di questo uomo esasperatamente egocentrico ma così profondamente umano. Gliel'ha segnalata sua moglie Naomi Watts, che recita anche lei in The Bleeder, ben conoscendo la passione di Liev per la boxe. "La sceneggiatura (firmata Jeff Feuerzeig e Jerry Stahl, ndr), mi è subito piaciuta, non tanto per la boxe in sé ma per il personaggio di Chuck", rivela l'attore. "Mi ha commosso l'atteggiamento aperto con cui ha affrontato questa sorta di trappola del narcisismo. Come attore questo è qualcosa che sento vicino". 

Per la regia ha scelto Philippe Falardeau, canadese fattosi apprezzare per Monsieur Lazhar. "Monsieur Lazhar mi ha commosso totalmente", spiega Schreiber. "Volevo un regista che avesse questa delicatezza. Non volevo un film di sport, ma più sfumato". 

E infatti The Bleeder non è propriamente un film di sport, ma è il ritratto affettuoso di Chuck Wepner, che ha accolto con gioia questo progetto che - dopo Rocky - parla nuovamente di lui, ma questa volta con i suoi veri nome e cognome. E le sue debolezze.

Chuck (Schreiber) è un pugile ostinato e coraggioso, che difficilmente si dà per vinto. È celebre per la facilità con cui si ferisce al volto, che diventa già dopo poche riprese una maschera di sangue. Da qui il soprannome poco gradito. Lui preferisce che lo chiamino "Champ", campione. Cordiale, allegro, esuberante, Chuck ama sua moglie Phyllis (Elisabeth Moss), o almeno ci prova. E la cosa gli riesce davvero male. Il suo ego spropositato ma giocoso ha un'ascesa ancora più forsennata quando scopre di aver ispirato Sly per il film Rocky. Quando fioccano gli Oscar la sua esaltazione è alle stelle. Ma proprio mentre esige sempre di più di esser riconosciuto e di sentirsi una star, il mondo accanto a lui va a rotoli. Troppo impegnato a guardare solo a se stesso, non si accorge di non avere più nessuno accanto. È smarrito in una parabola discendente che però ha un lieto fine, il volto di Linda (Watts), donna dalla voluttuosa chioma rossa e i leggins attillati.

"Quando ho incontrato Chuck, mi ha messo una mano sulla spalla, che mi ha avvolto", racconta Falardeau. "Mi ha chiesto che tipo di film volessi fare. Quando gli ho detto una storia d'amore, Linda si è commossa. È un film sul declino, ma che poi diventa una vittoria". 

Naomi Watts ha preferito per lei il ruolo di Linda, anziché quello della moglie Phyllis. "Credo di aver fatto ruoli simili a quello di Phyllis. Con questo mi sono allontanata molto dal passato. E poi essere parte di una coppia e ripeterlo sullo schermo può distrarti". 

The Bleeder ha una narrazione abbastanza convenzionale e realistica, avvolta da uno stile anni '70 dalla fotografia granulosa. Si appoggia con decisione al carisma convincente di Schreiber. 

Sylvester Stallone, nel film interpretato da Morgan Spector, era al corrente del progetto. "Stallone con me è stato molto generoso", dice Schreiber. "Mi ha raccontato la sua storia e il rapporto con Chuck". 

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