La fortuna del caso

Alcune volte la fortuna più grande è, anche, essere nato nel momento giusto. Basta ricordarselo

Moshe Zeiri_1946

Andrea Polo

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Quando ero piccolo, uno dei miei giochi preferiti era quello di immaginare come sarebbe stata la mia vita se fossi nato in un altro momento storico, in un'altra parte del mondo o anche, semplicemente, in un'altra famiglia.

Mi capitava di immaginarmi bambino alla corte di Cleopatra, novello cavaliere in un maniero medievale o anche a cavallo di una moto senza ruote che, nel futuro lontano, viaggiava a velocità altissima volteggiando per aria.

Forse già da allora covavo il seme di qualcosa che ho capito bene molto dopo; il tuo destino, la tua fortuna o sfortuna, spesso comincia con il quando e il dove nasci e non è necessariamente legato solo a te.

Io sono nato in un periodo storico tutto sommato tranquillo, gli anni di piombo stavano per finire e ci affacciavamo ai rutilanti anni '80 con una fiducia che forse era stata propria solo degli anni del miracolo economico.

Per questo motivo, probabilmente, mi ha sempre colpito profondamente la storia di quelli che, come i miei genitori, sono stati bambini negli anni del secondo dopo guerra e si sono trovati a giocare fra macerie non solo fisiche, ma soprattutto emotive.

Anni fa conobbi Enrico che, dopo qualche tempo, diventò da fornitore un amico. Fu lui, col suo perenne sorriso e nello studio vicino ai Navigli milanesi in cui lavorava allora, a raccontarmi per primo la storia dei Bambini di Selvino, più di 800 orfani ebrei, scampati ai campi di sterminio, che vennero ospitati nella ex-colonia fascista di Sciesopoli, a Selvino appunto, in provincia di Bergamo, tra Valle Seriana e Valle Brembana. Pochi passi da quella che oggi è casa mia e dei miei figli

Quei bimbi, a Sciesopoli, vennero raccolti dalla Brigata Ebraica in collaborazione con il CLN e, grazie all’opera del direttore Moshe Zeiri e degli altri istruttori della Brigata Ebraica, ritornarono alla vita e si ripresero dagli orrori della Shoah.

Mentre Enrico parlava, davanti ai miei occhi scorrevano mille immagini e volti che non avevo mai conosciuto, ma che sentivo vicini. Chissà se anche loro, per riprendersi da quegli orrori, si erano immaginati bimbi alla corte di Cleopatra o novelli cavalieri di un maniero medievale.

Chissà, soprattutto, come hanno fatto a continuare a vivere dopo quell'orrore che era stato vero e non, purtroppo, la fantasia di un sadico sceneggiatore cinematografico.

Oggi quella storia che mi raccontò Enrico è diventata anche una fiction TV che si intitola La Guerra è finita e, dal 13 gennaio, andrà in onda su Rai1 per quattro prime serate.

Quando la guarderete, per favore, pensate a che fortuna avete ad essere comodamente seduti sul divano a guardare quello che è accaduto, davvero, a chi era bambino come voi, a pochi passi da quella che oggi è la vostra casa.

E non dimenticatelo, mai.

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