Ora la crisi è conclamata, grave e definitiva. La sconfitta a Venezia, la quinta nelle prime nove partite della stagione, unita all’ennesima prestazione totalmente deficitaria e alla mancanza di capacità di reazione alle difficoltà – copione già visto in altre fatiche di quest’anno – fanno sì che al Napoli sia suonata la sirena dell’allarme generale. Non va niente e non c’è alcun modo di consolarsi, nemmeno guardando al rigore sbagliato da De Bruyne o al premio di migliore in campo consegnato al portiere avversario di turno.
Il Napoli non funziona, non ha un’identità di gioco e nemmeno qualità individuali sufficienti a passare sopra la mancanza dello spartito condiviso. Nel mirino finisce Max Allegri, chi dovrebbe garantire almeno la trama complessiva: non ci sono alibi nemmeno per il tecnico toscano, chiamato in estate da De Laurentiis per raccogliere l’eredità di Antonio Conte. Non conta adesso parlare del mercato che non c’è stato, dei limiti di una rosa profonda ma male allestita, degli infortuni in serie e della difficoltà di rilanciare giocatori sedotti e abbandonati dall’allenatore precedente.
Se il Napoli è in crisi, con il rischio enorme di pregiudicare l’obiettivo principe della stagione che è la necessaria qualificazione alla prossima Champions League, il responsabile primo è proprio Allegri che non ci sta capendo nulla e che trasferisce questa sua mancanza anche alla squadra. A Venezia l’unica reazione è stata di nervi dopo aver incassato la rete di Adams e considerato che i lagunari venivano da una striscia record di sei sconfitte nelle prime sei giornate, con in panchina un allenatore nuovo di zecca, è il minimo che ci si potesse attendere.
Che a mettere il sigillo sulla caduta sia stato De Bruyne facendosi parare da Stankovic un calcio di rigore è il manifesto della crisi partenopea. Allegri ha puntato molto sull’esperienza del belga ma si sta avvitando in incomprensioni evidenti: spesso per schierarlo ha sacrificato altre soluzioni (Vergara, non a Venezia dove mancava per infortunio), lo ha tenuto in campo anche quando i limiti fisici sono stati superiori alle opportunità tecniche e lo ha perdonato se le visioni calcistiche sono state differenti innescando battibecchi ed equivoci.
L’operazione di incardinare il suo Napoli sull’ex centrocampista del Manchester City si sta rivelando un fallimento che trascina giù tutto il progetto. Su Allegri, poi, c’è da dire un’altra cosa. I numeri cominciano ad essere impietosi. Nelle ultime 15 panchine di campionato tra Milan e Napoli, Max è uscito sconfitto ben 8 volte: è vero che l’operazione di saldare i problemi del finale dell’anno scorso dei rossoneri a quelli dell’inizio napoletano non è del tutto corretta, ma la striscia inquieta perché il tratto comune è l’incapacità di Allegri di trovare soluzione per arrestare le emorragie.
Anche in Europa sta succedendo la stessa cosa: nelle ultime 10 uscite di Champions League, tra Juventus e Napoli, una sola vittoria (Maccabi Haifa) e ben 8 ko. Troppo per mettersi a discutere di sfortuna, episodi, errori individuali e per cercare alibi. De Laurentiis faccia l’esame di coscienza su cosa poteva fare meglio la società, ma soprattutto metta il suo tecnico davanti alla responsabilità di non bruciare un’annata fin qui disastrosa.
