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Inter e Napoli, Champions League da schiaffi

Inter e Napoli, Champions League da schiaffi
Lautaro Martinez (Getty Images)

Chivu e Allegri subiscono due lezioni da Bruges e Villarreal, compromettendo gli obiettivi in Europa. Il calcio italiano in crisi, come si rialza? Oggi tocca a Roma e Como.

Un pianto italiano, due sconfitte che fanno malissimo e che ridimensionano non solo Inter e Napoli ma tutto il calcio italiano. Martedì choc per le nostre in Champions League anche perché questa volta il ko non è arrivato contro Real Madrid e Arsenal, come nella notte del debutto, ma cedendo di schianto davanti a Bruges e Villarreal. Buone squadre, per carità, ma nulla che possa giustificare gli schiaffi incassati in due partite che condizioneranno pesantemente il resto della stagione europea.

Così non va e la bella storia di Nicolò Tresoldi, classe 2004, autore di una tripletta a San Siro e inseguito dalla maglia azzurra dopo che le nostre società lo hanno perso da bambino, non basta a consolarci. Bisogna fare un bagno di umiltà in fretta e interrogarci su cosa non funzioni quando le nostre big mettono il naso fuori dalla Serie A. Non c’è tempo da perdere e settimana prossima Shakhtar Donetsk (Inter) e Bodo Glimt (Napoli) saranno già penultime spiagge per Chivu e Allegri. Sperando che la Roma sappia tenere testa al Real Madrid nella partita del cuore di Mourinho che torna all’Olimpico e che il Como si confermi il gancio cui aggrapparsi.

Inter, così non è una Champions League seria

La sconfitta dell’Inter con il Bruges è figlia di una partita isterica e sconclusionata, nella quale hanno pesato errori ed episodi ma che ha avuto come elemento più preoccupante l’uscita dal campo della squadra una volta incassato il secondo svantaggio. Chivu ha un problema enorme in porta e risolverlo non è rinviabile: Martinez non regge la pressione ed è il momento che la responsabilità provi a prendersela Provedel.

Il portiere, però, non è l’unica cosa che non funziona in una fase difensiva che ha incassato 14 gol nelle prime 8 partite stagionali e che concede una quantità impressionante di tiri ed occasioni agli attaccanti avversari. Le statistiche del match con il Bruges sono da calcio amatoriale: 48 conclusioni (30-18) di cui 20 nello specchio della porta (12-8). Sommando il 90 minuti del Bernabeu si arriva a un totale di 85 (51-34) di cui 35 in porta (20-15): non c’è equilibrio e in Europa è un lusso che nessuno si può permettere.

Allegri e il Napoli troppo brutti per essere veri

Se l’Inter piange, il Napoli non può ridere. A Vila-Real è rimasto in campo per mezz’ora in cui ha segnato e creato qualche chance. Poi più nulla e il tracollo successivo non si spiega solo con il suicidio di Politano che ha spianato la strada al pareggio degli spagnoli. Quattro sconfitte in 8 partite significa che i partenopei hanno perso la metà delle volte che sono scesi in campo condannandosi a risalire la corrente sia in campionato che in Europa dove è fresco il ricordo del fallimento della scorsa stagione.

Nessuno si può tirare fuori dall’analisi delle cause della crisi, nemmeno Allegri che ha scaricato la colpa sui giocatori. Può essere che si siano disuniti nel momento della difficoltà, ma la carriera di Max in Champions League sta prendendo una piega inquietante: una sola vittoria (contro il Maccabi Haifa sulla panchina della Juventus) nelle ultime 10 uscite con 8 sconfitte e un pareggio. Unendo questo score al pianto di Conte un anno fa ne viene fuori una domanda semplice: è possibile che il Napoli abbia disimparato a giocare in Europa?

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