Home » Attualità » Politica » Cortei e violenze, la svolta di Giorgia Meloni: «Fermo preventivo e chi rompe paga»

Cortei e violenze, la svolta di Giorgia Meloni: «Fermo preventivo e chi rompe paga»

Cortei e violenze, la svolta di Giorgia Meloni: «Fermo preventivo e chi rompe paga»
Getty Images

Punto per punto le misure varate dal governo dopo le devastazioni: dal nuovo reato di partecipazione violenta al conto dei danni addebitato ai genitori dei teppisti minorenni

«Manifestare è un diritto, mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è»: le parole di Giorgia Meloni diffuse in un video pubblicato sui social al termine del Consiglio dei ministri di ieri, sono le più efficaci per spiegare le nuove norme approvate ieri che vanno nella direzione di contrastare e reprimere episodi di violenza, devastazione e saccheggio come quelli di Milano e al tempo stesso di dialogare in maniera costruttiva con gli autotrasportatori, gli agricoltori e i lavoratori ex Ilva che stanno, invece, protestando pacificamente per ottenere risposte sull’aumento vertiginoso del costo dei carburanti.

È proprio la Meloni a indicare e spiegare in maniera comprensibile a tutti le nuove norme varate ieri: «Primo: nasce un nuovo reato», spiega la premier, «la partecipazione violenta a una manifestazione. Tradotto: se durante un corteo o una manifestazione ti unisci a un gruppo di cinque o più persone e ti metti a tirare pietre, petardi, bastoni, metti in pericolo la sicurezza di tutti, rischi fino a cinque anni di carcere e fino a ventimila euro di multa. Se avevi il volto coperto o se hai ferito qualcuno, la pena aumenta e aumentano anche le pene per chi devasta in gruppo».

Il principio di responsabilità: «Chi rompe paga, anche per i minorenni»

Poi ancora una norma fortemente voluta dalla Lega: «Secondo: applichiamo un principio semplice», sottolinea il presidente del Consiglio, «chi rompe paga. E se chi rompe è un minorenne, pagano i suoi genitori. Se il danno è a un bene pubblico, una pensilina, un semaforo, una camionetta, il prefetto manda a casa l’ingiunzione di pagamento. Se il danno è a un privato, una vetrina, un negozio, un’auto, il proprietario va dal giudice e ottiene un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo. Ci si potrà opporre, ma intanto i genitori di quel ragazzo che si è divertito a spaccare tutto dovranno pagare».

Passiamo al fermo preventivo per i minorenni: «Oggi», argomenta Giorgia Meloni, «per un ragazzo tra i 14 e i 18 anni lo Stato deve dimostrare ogni volta che era in grado di capire quello che stava facendo. Noi avevamo già approvato una norma che ribalta questo principio, cioè si presume che fosse in grado di capire quello che stava facendo, salvo prova contraria. Quella norma è in Parlamento, ma con il decreto di oggi diventa operativa immediatamente. E il fermo preventivo, che finora valeva solamente per gli adulti, si potrà applicare anche ai minorenni».

«L’immediata efficacia della presunzione di imputabilità per i minorenni di età superiore ai 14 anni», commenta a questo proposito il vicecapogruppo di Fdi alla Camera dei deputati, Augusta Montaruli, «è una misura necessaria, una risposta rigorosa alle inaccettabili devastazioni di questi giorni».

Militari a Milano e il confronto sulle competenze

Ma continuiamo con le nuove norme: «A Milano», annuncia la Meloni, «arrivano 500 militari in più, fino alla fine dell’anno, al fianco di polizia e carabinieri. E alla giustizia minorile diamo più magistrati e più posti negli istituti, perché la certezza della pena valga anche per chi ha 16 anni».

Su questo punto si registra un piccolo giallo: alcune agenzie di stampa nel pomeriggio di ieri hanno riportato la notizia che il Quirinale avrebbe espresso perplessità rispetto alla ipotesi, circolata l’altro ieri, di attribuire compiti di polizia giudiziaria ai militari. In conferenza stampa, dopo il Cdm, al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi viene rivolta una domanda sull’argomento: «Nessuno stop dal Quirinale», risponde Piantedosi, «come sempre quando ci sono provvedimenti del governo c’è stata una interlocuzione molto fluida, serena e produttiva».

«I 500 militari», commenta il ministro della Difesa, Guido Crosetto, «consentiranno di rafforzare i presidi, intensificare la vigilanza dei siti sensibili e aumentare la capacità di controllo del territorio. Il loro impiego contribuirà, inoltre, a rendere più efficiente la distribuzione delle risorse, consentendo a polizia di Stato e carabinieri di concentrare maggiormente il proprio personale sulle attività di prevenzione, intervento e contrasto dei reati e sui servizi di ordine pubblico. I militari opereranno nell’ambito dei compiti previsti da Strade sicure, in coordinamento con le forze di polizia e nel rispetto delle rispettive competenze. Un rafforzamento che aumenta la capacità complessiva del dispositivo di sicurezza e permette di impiegare al meglio le professionalità disponibili».

Il confine netto tra violenza e protesta pacifica

Ma, come dicevamo, Giorgia Meloni chiude il suo discorso con parole importanti rivolte a camionisti, agricoltori, lavoratori ex Ilva: «Voglio distinguere con chiarezza», scandisce il presidente del Consiglio, «chi commette violenze da chi manifesta pacificamente per chiedere risposte. Penso agli agricoltori, agli autotrasportatori, ai lavoratori di ex Ilva, alle tante comunità che stanno attraversando momenti difficili. Con loro il governo dialoga e lavora per trovare soluzioni. Proprio oggi il ministro Salvini ha incontrato le rappresentanze dell’autotrasporto per affrontare le difficoltà del settore e individuare ulteriori risposte, perché lo Stato che dice no alle violenze è lo stesso Stato che ascolta chi protesta rispettando gli altri. Ed è proprio su questa distinzione», conclude Giorgia Meloni, «che chiedo chiarezza anche a tutte le forze politiche».

© Riproduzione Riservata