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La Formula 1 per dieci anni in Ruanda; una svolta per l’Africa o “sportwashing”?

La Formula 1 per dieci anni in Ruanda; una svolta per l’Africa o “sportwashing”?

Dal 2030 le monoposto tornano nel continente africano: l’organizzazione di grandi eventi sportivi a livello mondiale è sostenuto dai governi ma per Amnesty International è lavaggio sportivo. La Fia stima cento milioni di appassionati da conquistare

Sportwashing o grande opportunità? Il ritorno in Africa della Formula 1 che manca dal 1993 (in Sudafrica) apre il dibattito su un evento che è stato annunciato dal presidente della Federazione Internazionale Automobilismo Stefano Domenicali e che vedrà dal 2030, per dieci anni, le monoposto della Formula 1 sbarcare in Ruanda. Paul Kagame, presidente del Ruanda, l’ha definita una pietra miliare che potrebbe fungere da catalizzatore per lo sport in tutta l’Africa. Se escludiamo il Sudafrica che ha organizzato i Mondiali di calcio del 2010 e varie edizioni dei mondiali di rugby e cricket, gli altri paesi del continente africano sono stati tenuti fuori dall’organizzazione dei grandi eventi sportivi. Ma le cose stanno cambiando: il Ruanda nel 2025 ha organizzato i mondiali di ciclismo, il Senegal ospiterà i giochi olimpici della gioventù e il Marocco sarà tra i paesi organizzatori della Coppa del Mondo del 2020 insieme a Spagna e Portogallo. Simon Chadwick, direttore della gestione aziendale presso l’African School of Economics a The Indipendent ha detto: “Gli investitori mostrano interesse; I governi stanno mostrando interesse. E ciò che è significativo, credo, è che stiamo effettivamente iniziando a vedere una competizione tra le nazioni africane per diventare leader.”

Il bacino di utenza

L’Africa ha una popolazione di 1,5 miliardi di abitanti e secondo la Fia ci sono almeno cento milioni di appassionati di Formula 1. Il tentativo è quello di integrare i mercati africani con franchigie e competizioni sportive globali. Il presidente del Ruanda Kagame ha sottolineato un aspetto: “Per decenni gli atleti africani sono stati un pilastro dell’economia sportiva globale, aggiungendo un valore commerciale significativo alle leghe di alto livello, con il continente che riceve quasi nulla in cambio”.  Ma è prudente spendere milioni o addirittura miliardi di dollari per un evento sportivo, considerando che il continente, composto principalmente da nazioni a reddito medio e basso, presenta preoccupazioni urgenti come la mancanza di alloggi, sistemi sanitari fragili e povertà diffusa? La politica del Ruanda di investire nello sport in realtà è un’eccezione, perchè neanche il Sudafrica ha fornito garanzie finanziare per organizzare un gran premio di Formula 1 e da vent’anni il governo riflette sulla possibilità di puntare a organizzare un’Olimpiade.

Sportwashing

Al di fuori dell’ottimismo e dell’euforia del presidente Ruanda, su di lui sono piovute critiche dalle organizzazione sui diritti umani. Amnesty International ha definito l’accordo “un premio per il lavaggio sportivo” che permette al Ruanda “di rifinire la propria immagine e distogliere la vista dal suo terribile record sui diritti umani.” Il vicino Congo si è unito alle critiche. Il Ruanda è accusato da esperti del Congo, degli Stati Uniti e dell’ONU di sostenere i ribelli dell’M23 che combattono in Congo. Il presidente Kagame ha sempre negato le accuse di violazioni dei diritti umani e ha respinto le critiche per lo sportswashing a causa delle sponsorizzazioni del Ruanda di squadre di calcio popolari come Arsenal, Bayern Monaco e Atlético Madrid, oltre che dei Los Angeles Clippers in NBA. Poi resta sul fondo il problema delle infrastrutture, il Ruanda non ha ancora costruito il circuito su cui si svolgerà il gran premio nel 2030 e comunque adesso viene considerato un paese pilota nell’organizzazione degli eventi sportivi a livello mondiale, preso ad esempio anche dal Sudafrica che ha elogiato il successo ottenuto con l’organizzazione dei gran premi di Formula 1 per dieci anni. Ma sarà in grado di raggiungere l’obiettivo superando tutti i problemi che ci sono sul tavolo? E’ la grande sfida dell’Africa.

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