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Putin prepara il vertice con Trump e Xi: il piano per ridisegnare il mondo (senza Ucraina e UE)

Putin prepara il vertice con Trump e Xi: il piano per ridisegnare il mondo (senza Ucraina e UE)

Mosca punta a un’intesa tra le tre superpotenze per chiudere la guerra in Ucraina e ridisegnare le sfere d’influenza. Kiev e le capitali europee temono di essere escluse dai negoziati.

Il presidente russo Vladimir Putin avrebbe sondato la disponibilità a organizzare il prossimo mese un colloquio con Donald Trump e Xi Jinping per affrontare la guerra in Ucraina. L’obiettivo del Cremlino sarebbe arrivare a un’intesa capace di soddisfare le richieste di Mosca e chiudere un conflitto che dura ormai da quattro anni. La proposta, secondo persone informate sui contatti diplomatici, sarebbe stata presa in considerazione nelle interlocuzioni tra le tre potenze.L’iniziativa consentirebbe al leader russo di sfruttare il disgelo nei rapporti con la Casa Bianca, un’evoluzione che preoccupa Kiev e diversi governi occidentali, sia negli Stati Uniti sia in Europa. Un confronto diretto tra i tre capi di Stato, senza la partecipazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, costituirebbe un precedente di grande rilievo e alimenterebbe le inquietudini delle cancellerie europee. L’ipotesi sarebbe stata sollevata da Putin durante una conversazione telefonica con Trump il 9 ottobre. A riferirlo è un ex esponente dei servizi d’intelligence russi, a conoscenza della vicenda. Dallo stesso contatto sarebbe scaturita un’intesa relativa all’acquisto di gasolio proveniente dalla Russia da parte americana, destinato successivamente alla rivendita sui mercati internazionali. Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha riconosciuto che le parti stanno valutando la possibilità di organizzare un incontro. «Non esiste ancora una definizione precisa né sulla riunione né sugli argomenti che potrebbero essere affrontati. Tutti e tre i Paesi, tuttavia, ammettono in linea teorica che un appuntamento del genere possa svolgersi», ha spiegato al Wall Street Journal.

Da Washington precisano che Trump non ha approvato la proposta

Lo stesso funzionario ha però lasciato aperta la possibilità che il presidente americano possa valutarla favorevolmente, considerato il suo impegno a trovare una via d’uscita dalla guerra. Durante la campagna elettorale, Trump aveva assicurato che avrebbe risolto la crisi già nel primo giorno del nuovo mandato. Da allora sono trascorsi quasi due anni senza che la promessa si concretizzasse. Secondo fonti vicine alle consultazioni, Mosca avrebbe indicato come possibile sede del confronto una riunione collaterale al prossimo appuntamento della Cooperazione economica Asia-Pacifico, l’APEC. Come scrive il Wall Street Journal, il vertice è programmato per il 18 e 19 novembre a Shenzhen, importante centro industriale e tecnologico nel sud della Cina. La prospettiva di ospitare un confronto tra Washington, Mosca e Pechino offrirebbe a Xi Jinping l’opportunità di accrescere il peso internazionale della Cina e di accreditarla come interlocutore capace di favorire intese diplomatiche. Analisti specializzati nelle dinamiche cinesi ritengono che questa sarebbe una tappa significativa nella strategia di Pechino. Esponenti russi avrebbero presentato l’iniziativa ai loro interlocutori cinesi attraverso i canali ufficiali. Secondo persone informate sugli ultimi contatti bilaterali, Pechino avrebbe fatto sapere di non essere contraria, a condizione che Trump accetti. «La Cina ambisce a essere riconosciuta come uno dei centri decisionali dell’equilibrio mondiale e, eventualmente, come interlocutore in grado di facilitare il dialogo tra Stati Uniti e Russia», ha osservato Yun Sun, responsabile del programma dedicato alla Cina presso lo Stimson Center, istituto di ricerca con sede a Washington.

La presidenza americana non ha voluto rilasciare dichiarazioni sull’ipotesi

Anche l’ambasciata cinese nella capitale statunitense non ha fornito risposte alle richieste di chiarimento. Stando alla ricostruzione dell’ex funzionario dell’intelligence russa, Putin avrebbe già avanzato in passato a Trump e Xi l’idea di riunire i tre leader attorno allo stesso tavolo. La nuova iniziativa arriva però in una fase delicata, nella quale il rapporto tra il Cremlino e Washington presenta elementi di tensione e divergenza. Trump ha recentemente raggiunto un’intesa con Putin per l’approvvigionamento di gasolio russo, con l’obiettivo dichiarato di contenere il costo dei carburanti negli Stati Uniti. Il rincaro dei prodotti energetici sta infatti pesando sull’economia americana e rischia di compromettere le prospettive elettorali dei repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato. Venerdì, inoltre, il presidente americano ha sospeso l’applicazione della maggior parte delle sanzioni contro Mosca previste da una normativa bipartisan approvata dal Congresso e firmata il mese scorso. La decisione ha provocato contestazioni anche all’interno del fronte repubblicano, coinvolgendo alcuni esponenti vicini allo stesso Trump.Un alto rappresentante della Casa Bianca ha spiegato che la scelta sarebbe maturata dopo aver valutato la limitata disponibilità di strumenti alternativi per frenare la crescita dei prezzi energetici. Gli specialisti del comparto, tuttavia, attribuiscono soprattutto alla guerra con l’Iran l’attuale pressione sui prezzi del gasolio. Le forniture russe promesse agli Stati Uniti, secondo le valutazioni del settore, non avrebbero dimensioni sufficienti per modificare in maniera sostanziale gli equilibri del mercato.Sul fronte ucraino, intanto, Trump è tornato a manifestare irritazione nei confronti di Zelensky. Il presidente americano ha chiesto a Kiev di interrompere le incursioni contro gli impianti petroliferi russi e ha persino messo in discussione la permanenza dell’attuale leadership ucraina. I tentativi diplomatici promossi dagli Stati Uniti per arrivare a un cessate il fuoco e a una soluzione politica continuano, nel frattempo, a incontrare ostacoli.

Le critiche a Zelensky e la questione Taiwan

Domenica, attraverso un messaggio pubblicato su Truth Social, Trump ha criticato duramente il presidente ucraino dopo un attacco condotto dalle forze di Kiev contro un terminal petrolifero a San Pietroburgo, città natale di Putin. Il leader americano ha accusato l’Ucraina di colpire le raffinerie russe di gasolio e ha sostenuto che Zelensky non avrebbe intenzione di porre fine alle ostilità, arrivando a insinuare che questa volontà non sia mai esistita. Per il Cremlino, un eventuale incontro a tre avrebbe un significato che va oltre la ricerca di una tregua. Putin mira da tempo a riaffermare la Russia come protagonista imprescindibile degli equilibri internazionali, una priorità perseguita fin dal suo arrivo alla guida del Paese nel 2000. Il formato ipotizzato avrebbe inoltre una caratteristica politicamente rilevante: l’assenza dell’Europa, considerata da Mosca uno dei principali ostacoli al raggiungimento dei propri obiettivi militari e politici in Ucraina. L’ex rappresentante dei servizi russi ritiene che le ambizioni di Putin vadano ben oltre una semplice trattativa sulla guerra. Il presidente russo immaginerebbe un’intesa tra le tre maggiori potenze paragonabile, per portata simbolica, alla conferenza di Yalta del 1945, quando le potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale discussero gli assetti del dopoguerra. In questa prospettiva, il confronto servirebbe a delineare nuove aree d’influenza, sebbene un risultato di tale portata appaia difficilmente realizzabile.Anche senza un accordo concreto tra Trump e Xi, una fotografia dei leader americano, russo e cinese impegnati a discutere il futuro di un Paese in guerra avrebbe conseguenze politiche considerevoli. A Taiwan, una simile immagine potrebbe rafforzare la preoccupazione che anche il destino dell’isola venga un giorno affrontato in negoziati tra grandi potenze, senza un adeguato coinvolgimento dei suoi rappresentanti.Pechino continua infatti a rivendicare Taiwan come parte del proprio territorio e non ha escluso il ricorso alla forza per riportare sotto il proprio controllo l’isola, che dispone di istituzioni democratiche e di un governo autonomo. Per Xi, tuttavia, l’operazione comporterebbe anche dei rischi. Secondo persone informate sulle discussioni, alcuni funzionari cinesi temono che un incontro dominato dalle rivalità geopolitiche possa sottrarre attenzione all’agenda che Pechino intende promuovere durante l’APEC, trasformando l’appuntamento in una vetrina delle tensioni tra le grandi potenze anziché in un’occasione per consolidare la leadership regionale cinese. Il presidente cinese deve inoltre gestire una relazione complessa: mantenere la collaborazione con Putin senza compromettere gli interessi economici della Cina in Europa. Un vertice con Trump e il leader russo potrebbe esporre Pechino a nuove pressioni e renderla più direttamente coinvolta nella crisi ucraina. Le conseguenze potrebbero riflettersi sui rapporti con le capitali europee, già preoccupate dal progressivo avvicinamento strategico tra Cina e Russia.

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