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Il grande Risiko dell’Artico: la nuova sfida tra superpotenze che allarma la Nato

Il grande Risiko dell’Artico: la nuova sfida tra superpotenze che allarma la Nato

Basi militari di otto nazioni, programmi di pattugliamento congiunto per Nato e per l’alleanza russo-cinese. Per ora l’urgenza è presidiare una regione al centro tra le grandi potenze

Si parla molto delle dichiarazioni del presidente Donald Trump riguardo la Groenlandia, nella quale il Tycoon ha ricordato la presenza di Russia e Cina per rivendicare parte di un territorio autonomo della Danimarca dove gli Stati Uniti hanno una base militare che costa al contribuente circa quattro miliardi di dollari l’anno. Meno, invece, si parla delle intenzioni che hanno Russia e Cina a proposito di una regione nel quale la prima si è sempre mossa e la seconda vorrebbe contare sempre di più.

La collaborazione tra Mosca e Pechino nell’Artico

In effetti le due potenze nucleari stanno collaborando sempre più nella regione artica e la loro presenza lì rappresenterà una minaccia crescente per gli alleati della Nato. Questo è quanto ha affermato il generale Alexus Grynkewich, comandante supremo alleato in Europa, intervenendo domenica scorsa a una conferenza sulla sicurezza nazionale organizzata dalla società non governativa svedese Folk och Förvars (letteralmente, Persone e Difesa).

Pattugliamenti congiunti e rilievi militari

Con il ritiro dei ghiacci artici e il miglioramento dell’accesso alla regione, Russia e Cina stanno eseguendo pattugliamenti congiunti non solo sulla costa settentrionale della Russia, ma anche a nord dell’Alaska e nei pressi del Canada, come ha confermato lo stesso Grynkewich durante la conferenza, specificando: “Quanto fanno non è per scopi pacifici, non stanno studiando le foche e neppure gli orsi polari. Sono lì per fare rilievi batimetrici e per cercare di capire come contrastare le capacità dell’Alleanza Atlantica sulla superficie del mare come sotto di essa. Significa che potrebbero piazzare sistemi di rilevamento e difesa, quindi è un fenomeno che potrebbe crescere molto rapidamente e dobbiamo esserne consapevoli, ma soprattutto essere pronti.”

Le reazioni degli alleati e la minaccia ibrida

Non a caso anche il Regno Unito starebbe negoziando con gli alleati su come rafforzare la sicurezza nell’Artico per contrastare queste minacce. Il generale Grynkewich ha anche affermato che Russia, Cina, Iran, Corea del Nord e altre nazioni cooperano sempre di più tra loro in opposizione ai paesi occidentali. Il comandante della Nato ha affermato che questo include anche l’Ucraina, dove la Cina continua a finanziare lo sforzo bellico russo, l’Iran fornisce tecnologia e armi, mentre le truppe da combattimento nordcoreane rimangono in Russia prossime al confine con il fronte.

Una nuova frontiera strategica per l’Europa

“Nell’Artico e nell’estremo nord, osserviamo una tendenza simile”, ha affermato l’alto ufficiale, “le navi russe e cinesi stanno effettuando sempre più pattugliamenti congiunti. I rompighiaccio e le navi da ricerca cinesi si trovano nelle acque artiche e la loro azione serve per ottenere un vantaggio militare. Per esempio, la Russia continua a provare capacità avanzate nel Mare di Barents”.

Nel prossimo futuro, con l’emergere di nuove rotte marittime e la scoperta di nuove risorse, l’Artico diventerà sempre più importante dal punto di vista strategico e questo avviene mentre l’Alleanza si trova ad affrontare una crescente minaccia ibrida, con violazioni dello spazio aereo, interferenze con i satelliti di navigazione e la flotta ombra nel Mar Baltico che minaccia le infrastrutture sottomarine.

Una minaccia non immediata, ma da monitorare

Tale situazione trasforma una zona remota e inospitale in una prima linea dell’Europa per la competizione strategica. Non è una minaccia immediata, anche perché le forze russe sono impegnate in Ucraina e anche se fosse nelle intenzioni del Cremlino, le risorse per aprire un secondo fronte non ci sono.

Dove sono le basi militari artiche di Nato e Russia

La Nato dal 15 gennaio dello scorso anno sta conducendo l’operazione “Sentinella del Baltico” per difendere le infrastrutture sottomarine nel Mar Baltico e rafforzando la sua posizione di deterrenza, mentre il mese scorso il Comando delle forze congiunte di Norfolk (Virginia, Usa), ha riunito tutte le attività della Nato nell’Artico sotto un unico comando, aumentando quindi la difesa degli alleati europei, anche nell’Artico. Ciò che occorre fare ora è quindi espandere le capacità di intelligence, sorveglianza e ricognizione della Nato nell’Artico, migliorare le infrastrutture e la logistica per la mobilità militare e rafforzare la presenza con forze in grado di operare in quel tipo di ambiente, ricomp0rendendo anche le risorse militari della Svezia. Non a caso il generale Grynkewich ha ricordato che “con sette delle otto nazioni artiche all’interno dell’Alleanza possiamo farlo bene, poiché l’ottava nazione è la Russia”. Bisogna però ricordare che il maggior numero di basi e siti militari nella regione artica è russo, con basi concentrate intorno a Murmansk e altre che arrivano alle isole settentrionali come la Terra di Francesco Giuseppe, Kotelnyj e l’Isola di Wrangel, vicino all’Alaska. Significa che ci sono aeroporti, sistemi radar, basi navali per sottomarini nucleari come quella nella Baia di Kola e avamposti strategici per bombardieri a lungo raggio. Gli Stati Uniti vedono la loro presenza principale in Alaska (basi di Elmendorf-Richardson, di Eielson, Fort Greely) e Groenlandia (base spaziale di Pituffik, ex Thule), concentrandosi sulla difesa e sulla ricerca scientifica. Gli accordi tra Usa e Danimarca in terra di Groenlandia vedono la sede di basi statunitensi in base a un accordo di difesa del 1951. La Norvegia, oltre a modernizzare la base di Olavsvern, sta sviluppando il sito di Bodø come importante centro di comando combinato Nato (in sigla Caoc, da Combined Air Operations Centre), luogo che gestisce la difesa e la sorveglianza dello spazio aereo dell’Alleanza, coordinando missioni di polizia aerea, similmente ai centri di Torrejón (Spagna), per il Sud Europa, e Uedem (Germania) per il Nord. Quanto alla struttura di Olavsvern, si tratta di una ex base sottomarina sotterranea scavata in una montagna vicino a Tromsø, costruita durante la Guerra Fredda per la Marina Reale Norvegese e la Nato, dotata di hangar e porti. Dismessa nel 2009 e venduta nel 2013, è stata riutilizzata per attività petrolifere e, a partire dal 2021, è tornata di interesse per gli Usa e l’Alleanza Atlantica. Il Canada invece gestisce due basi nei suoi territori settentrionali di Nunavut e Yukon, mentre l’Islanda ospita l’importante sito militare Nato di Keflavik.

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