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Houthi, un rapporto svela i piani per realizzare missili balistici (con componenti cinesi)

Houthi, un rapporto svela i piani per realizzare missili balistici (con componenti cinesi)

Un rapporto segnala componenti di precisione provenienti dalla Cina che potrebbero essere destinati alla produzione di missili Houthi a medio raggio.

Un recente studio sostiene che i ribelli Houthi starebbero cercando di assemblare missili balistici di medio raggio, tecnologicamente avanzati, ricorrendo a parti provenienti dalla Cina. Se riuscissero a farlo, la loro capacità militare potrebbe crescere e la minaccia del gruppo, appoggiato dall’Iran, diventare più ampia. Il rapporto è stato realizzato da Conflict Armament Research, un’organizzazione che documenta l’impiego delle armi nei teatri di guerra e ne ricostruisce i canali di fornitura. Secondo le informazioni raccolte, gli Houthi avrebbero ricevuto da un’azienda cinese diversi componenti utili a costruire una variante del Kheibar Shekan, uno dei missili più potenti dell’arsenale iraniano. La versione in sviluppo potrebbe raggiungere circa 1.900 chilometri, mettendo nel raggio d’azione sia l’Arabia Saudita sia Israele. Il Kheibar Shekan, presentato a Teheran nel 2022, è un missile mobile e relativamente economico, progettato per colpire con precisione. In passato, secondo il Wall Street Journal, l’Iran lo avrebbe impiegato con risultati significativi contro basi statunitensi durante il conflitto della scorsa primavera.

Negli ultimi tempi gli Houthi hanno intensificato gli attacchi contro l’Arabia Saudita, cercando di spezzare il blocco imposto da Riyadh. Le offensive, sommate ai bombardamenti iraniani sulle navi commerciali nello Stretto di Hormuz, hanno contribuito all’aumento del prezzo del petrolio e suscitato la reazione del presidente Trump. Martedì, sulla piattaforma Social Truth, Trump ha accusato gli Houthi di comportarsi «molto male». Il rapporto, esaminato dal Wall Street Journal prima della pubblicazione, si basa su dati trasmessi a luglio dalle autorità yemenite. Le informazioni riguardano due carichi fermati l’anno scorso, uno dei quali conteneva attrezzature missilistiche nascoste insieme ad altre merci. Fabian Hinz, analista senior di Conflict Armament, ha spiegato che l’arrivo di componenti simili potrebbe indicare che la produzione sia già iniziata o che siano in corso tentativi, anche se finora senza successo. La rete produttiva degli Houthi è così difficile da individuare che non è possibile stabilire con precisione a che punto sia il progetto. Rispetto ad altri modelli iraniani, il Kheibar Shekan è più difficile da intercettare perché può cambiare traiettoria durante il volo. In alcune versioni, secondo esperti e funzionari, la parte anteriore che contiene la testata si separa nella fase conclusiva e usa un piccolo propulsore per aggiustare la rotta mentre si avvicina all’obiettivo a circa 9.650 chilometri orari.

Mohammed al-Basha, fondatore della società di consulenza Basha Report, ritiene che dopo anni di dipendenza da Teheran e da Hezbollah gli Houthi abbiano acquisito maggiore autonomia nella fabbricazione delle armi. In precedenza l’Iran forniva loro missili che venivano poi riassemblati e impiegati. Oggi, ha detto al-Basha, il gruppo avrebbe sviluppato competenze locali nei software per droni e missili, ampliato i canali di approvvigionamento, maturato esperienza sul campo e stabilito contatti con reti di contrabbando e fornitori internazionali. Gli Stati Uniti classificano gli Houthi come organizzazione terroristica; il gruppo è inoltre soggetto all’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite. Negli ultimi anni, tuttavia, i suoi rapporti con la Cina e altri fornitori si sarebbero ampliati. Rapporti ONU e analisi di esperti indicano che le aziende cinesi sono oggi la principale fonte dei beni sequestrati destinati agli Houthi. La maggior parte dei fornitori di componenti per i loro droni sanzionati dagli Stati Uniti avrebbe sede in Cina. Henry Thompson, già membro del gruppo di esperti ONU sulle sanzioni relative allo Yemen, afferma che da almeno due anni esistono prove dell’importazione dalla Cina di parti per missili balistici a propellente solido. Secondo Thompson, missili di medio raggio consentirebbero agli Houthi di colpire più in profondità nel territorio saudita e di trasportare carichi più pesanti rispetto a droni e missili da crociera, rendendoli un avversario più temibile. Pechino dichiara di rispettare il divieto ONU di vendere armi agli Houthi. Alcuni dei materiali importati possono avere anche impieghi civili; altri, invece, sarebbero progettati appositamente per i missili. Michael Knights, responsabile della ricerca presso la società di consulenza Horizon Engage, sostiene che la presenza di componenti cinesi nei missili del gruppo riveli l’incapacità, o la mancanza di volontà, di Pechino di controllare la destinazione finale delle tecnologie a duplice uso. L’anno scorso Washington ha accusato un’impresa cinese di aver aiutato gli Houthi a pianificare attacchi contro navi statunitensi nel Mar Rosso.

Tra il materiale sequestrato figurano parti metalliche fabbricate su misura, tra cui elementi del motore e della struttura esterna del missile. Sono state trovate anche superfici di stabilizzazione e componenti di un motore a razzo a propellente solido della famiglia Kheibar Shekan. Le autorità yemenite hanno inoltre recuperato strumenti, dispositivi di collaudo e materie prime, compreso un rivestimento ablativo usato per proteggere alcune parti del missile dal calore estremo generato durante il volo. Il rapporto di Conflict Armament include immagini dei componenti principali. Già verso la fine del 2024, gli esperti dell’organizzazione avevano documentato l’arrivo di parti meccaniche realizzate su misura e simili, destinate al missile a corto raggio Sadr; non è stato però possibile identificare il fornitore. All’organizzazione sono stati mostrati anche i documenti di trasporto delle attrezzature segnalate a luglio. I documenti indicavano un produttore cinese di metalli di precisione che si presenta come specialista nella realizzazione di componenti aerospaziali su richiesta. Il rapporto non ne rivela il nome.

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