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Toolbelt Generation: perché i giovani della generazione Z stanno riscoprendo i lavori manuali

Toolbelt Generation: perché i giovani della generazione Z stanno riscoprendo i lavori manuali
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Intelligenza artificiale e stipendi incerti stanno spingendo i giovani a riscoprire le professioni artigianali. La generazione Z sta veramente diventando la “Toolbelt Generation”

Il cambiamento generazionale può manifestarsi anche mercato del lavoro? Parrebbe di sì, almeno stando ai dati riguardanti i giovani della generazione Z che, dati alla mano, stanno sempre di più optando per un ritorno ai lavori manuali, tanto da meritarsi il soprannome “Toolbelt Generation” (la generazione della cintura degli attrezzi).

Intelligenza artificiale, ingenti spese per gli studi universitari e una situazione economica sempre più precaria stanno convincendo sempre più Zoomers (i giovani appartenenti alla generazione Z) ad abbandonare la prospettiva dei lavori d’ufficio per indossare la cintura degli attrezzi.

La Toolbelt Generation

Meno facoltà manageriali e umanistiche, più scuole di alto artigianato, idraulica, saldatura e falegnameria. Il boom delle iscrizioni registratosi negli ultimi anni negli Stati Uniti (e anche in Italia) è chiaramente figlio di un cambiamento radicale della percezione del mercato del lavoro.

Il lavoro manuale e tangibile viene ormai percepito dai giovani come “più sicuro dall’IA” e mentalmente più appagante rispetto a una giornata passata davanti a fogli Excel.

Secondo uno studio condotto dalla piattaforma finanziaria americana SimplyWise, il 34% dei giovani della Gen Z ritiene che frequentare una scuola professionale sia la strada più sicura per raggiungere la stabilità finanziaria entro i 30 anni, contro solo il 23% che punta ancora sulla laurea tradizionale.

Anche nel nostro Paese, un’indagine ufficiale condotta da LinkedIn Italia fotografa una generazione polarizzata: il 49% della Gen Z considera le professioni tecnico-operative una garanzia assoluta per il proprio futuro, una percentuale quasi identica a chi preferisce il lavoro d’ufficio.

Per dirlo in maniera semplice e diretta: il lavoro al computer è a rischio, riparare un tubo idraulico no.

I dati negli Usa

Negli Stati Uniti il fenomeno è evidente. I dati del National Student Clearinghouse mostrano che mentre le iscrizioni alle università tradizionali da quattro anni registrano un calo costante, si assiste a una fuga verso i corsi tecnici e professionali.

Basti pensare che tra il 2020 e il 2025, il numero totale di studenti gen Z iscritti a scuole biennali pubbliche con focus su programmi commerciali e tecnici è cresciuto complessivamente di quasi il 20%, a fronte di una crescita dei corsi di laurea quadriennali tradizionali che è rimasta invece quasi piatta.

I dati consolidati del National Student Clearinghouse mostrano un solido +23% nella Carpenteria ed Edilizia. Stessa cosa per il settore della Saldatura e Carpenteria Metallica (+7%), mestieri considerati ad alto contenuto specialistico che permettono di lavorare subito nei settori petrolchimico, aerospaziale o manifatturiero avanzato, con stipendi d’ingresso elevati.

Un confronto sugli stipendi medi è chiarificatore: secondo i dati del Bureau of Labor Statistics, lo stipendio medio nazionale d’ingresso per un neolaureato si aggira intorno ai 52.000 – 59.000 dollari all’anno (escludendo ingegneria o informatica).

 A questa cifra vanno sottratti in media 400 dollari al mese per ripagare il debito studentesco medio accumulato (circa 39.000 dollari).

Un giovane che entra nei mestieri tecnici a 22-23 anni come elettricista o idraulico abilitato debutta invece con una media di 62.350 dollari all’anno, con zero debiti studenteschi.

Il fenomeno è anche italiano

In Italia il ritorno ai mestieri tecnici è altrettanto evidente. Gli iscritti agli ITS Academy (le accademie di specializzazione post-istituto tecnico/professionale) sono passati dagli 11.000 del 2021 ai quasi 41.000 dell’ultimo triennio, più che triplicati, grazie anche ai fondi del PNRR.

Gli stipendi dei diplomati ITS si attestano tra 1.400 e 1.700 euro netti al mese, con picchi tra 1.500 e 1.900 euro netti nei settori d’eccellenza come la meccatronica avanzata, superando la media iniziale dei laureati triennali.

Se un cambiamento di percezione tra colletti bianchi e colletti blu è quindi certamente in atto, lo stigma resiste: il 64% degli italiani considera ancora le professioni tecniche una “seconda scelta”.

Un paradosso, se si pensa che nel 2025 le imprese hanno cercato 120.000 diplomati ITS, riuscendo a reperirne meno della metà: il 57,3% dei profili risulta introvabile. La domanda c’è, i salari sono migliori dell’entry-level di un neolaureato. Manca, forse, solo il coraggio di cambiare narrazione.

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