"Viva Mogol", le canzoni e le storie in Tv. Sabato la seconda puntata

La prima puntata è andata in onda il 24 settembre in prima serata su Rai Uno e ha avuto un successo enorme: campione assoluto del piccolo schermo, con 4,91 milioni di telespettatori. È Viva Mogol!, la trasmissione, condotta da Massimo Giletti, che ha portato in scena la cultura della musica popolare nella vita e nelle canzoni di Giulio Rapetti Mogol, insieme alle persone che l'hanno costruita con lui. Tanti gli artisti ospiti, da Arisa a Gianna Nannini, da Edoardo Bennato a Gino Paoli, da Nina Zilli a Gianni Morandi, per citarne solo alcuni. In attesa della seconda puntata, in calendario per sabato 1 ottobre, ne abbiamo parlato con il protagonista.

"La soddisfazione principale per me è nella conferma di attenzione e di affetto per le mie canzoni e per quello che ho fatto, da parte delle persone e degli artisti", spiega Mogol, a commento della prima puntata, che è stata una sorta di rivincita della musica di qualità... "Il fatto è questo", spiega, "che c'è ancora una forte richiesta di quella musica, creata e suonata diverso tempo fa, ma non ancora sostituita da altro".

Qual è il motivo principale, secondo lei? "Se la promozione fa la produzione, allora tutto è concorrenza e non è più possibile individuare la qualità. Una volta i dj sceglievano la produzione migliore in autonomia, oggi non è più così. Per questo sono contento del risultato ottenuto dalla prima puntata: è una difesa della cultura popolare. E penso che la strada sia quella giusta".

Qualche anticipazione sulla puntata di sabato? "Ci sarà Cocciante con sei o sette canzoni, un altro punto di forza di questo percorso. E poi Cristicchi con l'Arcobaleno, un artista molto intelligente nel proporre la cultura popolare e molto vicino alla filosofia del Cet".

Il Cet, la scuola da lei fondata in Umbria, ha segnato chiaramente il suo percorso divulgativo. "Certo. Voglio coinvolgere i giovani, dare loro gli strumenti e le tecniche più innovative per fare la cultura popolare, conoscerla e diffonderla. E in questo mi impegno da sempre, mettendoci tutto quello che ho. Posso dire che sia la mia bandiera".

E intanto è appena uscito un suo libro per Rizzoli, Il mio mestiere è vivere la vita, con prefazione di Clemente J. Mimun e un contributo di Tony Renis. "C'è una foto proprio all'inizio del libro che mi ritrae bambino in braccio a mia madre. Una donna bellissima, dolcissima. Ma io, dallo sguardo, sono preoccupato", racconta ridendo, "Quella foto riassume bene la mia vita, che è stata un'avventura. E se devo dire la verità, non ero coraggioso ero piuttosto incosciente, guidato dall'entusiasmo per la vita. Posso dire di averla vissuta intensamente. Ma sa perché? Sono convinto che la ricchezza di un uomo si misuri dalle sue passioni".



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