Venezuela al bivio tra chavismo e opposizione

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16 luglio 2017. Persone in fila per votare al referendum informale sulle politiche del contestato presidente Maduro, in piazza Carabobo a Caracas, in Venezuela.
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16 luglio 2017. Persone in fila per votare al referendum informale sulle politiche del contestato presidente Maduro, in piazza Carabobo a Caracas, in Venezuela.
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16 luglio 2017. Una manifestazione contro Maduro organizzata a Caracas, in Venezuela, nel giorno del referendum informale sulle politiche del contestato presidente.
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16 luglio 2017. Una manifestazione contro Maduro organizzata a Caracas, in Venezuela, nel giorno del referendum informale sulle politiche del contestato presidente.
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16 luglio 2017. Lilian Tintori, moglie del leader dell'opposizione venezuelano agi arresti domiciliari, Leopoldo Lopez, vota sul referendum informale riguardante le politiche del contestato presidente Maduro in un seggio di Caracas.
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16 luglio 2017. Un venezuelano residente a Bogotà, in Colombia, vota sul referendum informale riguardante le politiche del contestato presidente Maduro.
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16 luglio 2017. Venezuelani residenti a Madrid, in Spagna, votano sul referendum informale riguardante le politiche del contestato presidente Maduro.
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12 maggio 2017. Scontro tra manifestanti e forze dell'ordine durante la cosiddetta "manifestazione dei nonni" del Venezuela, chiamati a scendere in piazza a Caracas dalla Federazione nazionale dei pensionati .
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11 maggio 2017. Le lacrime di una parente di Miguel Castillo, 27 anni, ucciso da un colpo d'arma da fuoco nel corso delle proteste anti Maduro del giorno precedente. Migliaia di manifestanti hanno marciato a Caracas, in Venezuela, a esprimere il loro cordoglio per l'ennesima vittima della repressione.
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11 maggio 2017. Manifestanti in marcia a mani alzate a Caracas, in Venezuela, a esprimere il loro cordoglio per la morte di Miguel Castillo, 27 anni, ucciso da un colpo d'arma da fuoco nel corso delle proteste anti Maduro del giorno precedente.
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6 maggio 2017. "Venezuela, lutto attivo" si legge su un foglio che una donna esibisce sulla fronte durante la marcia delle donne in bianco, scese in piazza contro la repressione del regime di Nicolas Maduro a Caracas, in Venezuela.
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7 maggio 2017. Membri della comunità venezuelana in Italia manifestano in Piazza San Pietro con delle croci nere su cui sono apposti i nomi delle vittime della repressione del presidente Maduro in Venezuela.
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8 maggio 2017. Studenti dell'Università centrale del Venezuela partecipano a una marcia a mani alzate verso il Ministero dell'educazione a Caracas - il cui titolare Elias Jaua è anche responsabile della commissione creata da Maduro per dar vita a una Costituente - per consegnare alle autorità gli argomenti legali per i quali l'opposizione respinge l'iniziativa di riforma costituzionale del governo.
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6 maggio 2017. Una donna mostra un cartello su cui si legge "Non più repressione" durante la marcia delle donne in bianco, scese in piazza contro la repressione del regime di Nicolas Maduro a Caracas, in Venezuela.
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6 maggio 2017. Un momento della marcia delle donne in bianco, scese in piazza contro la repressione del regime di Nicolas Maduro a Caracas, in Venezuela.
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6 maggio 2017. "Non più" si legge sulle mani di alcune partecipanti alla marcia delle donne in bianco, scese in piazza contro la repressione del regime di Nicolas Maduro a Caracas, in Venezuela.
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6 maggio 2017. Un momento della marcia delle donne in bianco, scese in piazza contro la repressione delle proteste messa in atto dal governo di Nicolas Maduro a Caracas, in Venezuela.
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1° maggio 2017. Una donna partecipa a una marcia contro Maduro a Caracas, in Venezuela, facendo sventolare la bandiera nazionale.
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1° maggio 2017. Una giovane manifestante durante gli scontri con le unità antisommossa della polizia e la Guardia nazionale bolivariana, nel corso di una marcia contro Maduro a Caracas, in Venezuela.
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1° maggio 2017. Un manifestante con una mano ferita si rivolge alla polizia schierata in assetto antisommossa durante una protesta contro Maduro a Caracas, in Venezuela.
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1° maggio 2017. Un manifestante con il volto coperto da una maschera e dalle scritte "Venezuela resiste" e "Maduro assassino dittatore" durante una protesta contro Maduro a Caracas. Le unità antisommossa della polizia e la Guardia nazionale bolivariana sono intervenute con gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti.
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1° maggio 2017. Un momento della marcia contro Maduro a Caracas, in Venezuela. Le unità antisommossa della polizia e la Guardia nazionale bolivariana sono intervenute con gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti.
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1° maggio 2017. Un momento della marcia contro Maduro a Caracas, in Venezuela. Su un cartello di legge "Sono un giornalista. Non sono tuo nemico".
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26 aprile 2017. Un momento della nuova marcia contro il governo di Maduro lungo le strade di Caracas, in Venezuela.
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24 aprile 2017. Un manifestante si copre il volto con la bandiera nazionale durante gli scontri con la polizia nel corso di una protesta anti Maduro a Caracas, in Venezuela.
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24 aprile 2017. Una manifestante con volto coperto dalla bandiera nazionale durante gli scontri con la polizia nel corso di una protesta anti Maduro a Caracas, in Venezuela.
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24 aprile 2017. Una donna mostra uno striscione su cui si legge "Maduro fuori", nel corso di una manifestazione antigovernativa lungo una strada di Caracas, in Venezuela.
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24 aprile 2017. Da sinistra, Mitzi Capriles, moglie del sindaco di Caracas, Antonio Ledezma; la leader dell'opposizione MarÌa Corina Machado; Lilian Tintori e MarÌa Antonieta de López, moglie e madre del leader dell'opposizione Leopoldo López, in carcere dal 2014; e Helen Fernandez, sindaco in carica di Caracas, nel corso di una manifestazione antigovernativa lungo una strada della capitale, in Venezuela.

Chi in questi giorni ha osato tracciare un parallelo storico tra il Venezuela odierno e altre nazioni segnate da un punto di svolta democratico verrà cacciato da Caracas. Accade all’ex Presidente messicano Vicente Fox - nel Paese come osservatore - reo d’aver paragonato il referendum simbolico di domenica scorsa al voto che mise fine al regno del partito unico messicano nel 2000.

Se non vogliamo affidarci ai paralleli, pure qualche analogia potrebbe essere d’aiuto, in questa sfida che come spesso è accaduto in America Latina, avrà probabilmente alla fine sconfitti certi (le classi più povere) e vincitori autoproclamati (le nuove, o le vecchie, élite).

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Le opposizioni. Quali prospettive? L’esempio Zimbabwe

Ma forse è proprio questo l’interrogativo che oggi interessa di più: le prospettive delle opposizioni venezuelane. Riusciranno a disarcionare Nicolás Maduro e con lui il chavismo?

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In tempi recenti forse solo lo Zimbabwe, a latitudini lontane da qui, ha visto così tanti riflettori occidentali accesi sul proprio destino. Nel caso del regno di Robert Mugabe l’opposizione era rappresentata da Morgan Tsvangirai la cui figura, anche grazie al massiccio apporto dei media americani, guadagnò una statura internazionale e sembrò in grado di porre fine alla dittatura.

Sappiamo com’è andata a finire,  Tsvangirai assomiglia oggi più al primo che all’ultimo Mandela, in bilico tra carcere ed esilio, mentre Mugabe, novantatreenne, è il candidato unico alle prossime presidenziali.

La capacità organizzativa non basta

Certo il Venezuela degli ultimi anni ha visto l’ascesa di un vero e proprio cartello delle opposizioni, non di un singolo uomo. Segno di un fermento politico vero, portatore di istanze reali e anche capace di organizzare manifestazioni ad ampio spettro. Scioperi, elezioni, marce, appelli: insomma le forze bolivariste – maestre nell’attivismo politico  - devono ammettere che i loro avversari si sono saputi organizzare e forse li stanno superando nella capacità di aggregare il consenso. I numeri del referendum lo dimostrano.

Tuttavia non sarebbe la prima volta che forze protagoniste della transizione da un regime al pluralismo, scompaiano terminata la loro missione storica. Il gruppo tedesco di Neues Forum (vi ricordate?) che nel 1989 occupava tutte le pagine dei giornali mentre dava la spallata alla Germania comunista di Erich Honecker portando in Alexanderplatz 500 mila persone, pochi mesi dopo era dissolto, irrilevante e dimenticato per sempre.

Chi sarà il leader?

Ora, poiché un leader è necessario, chi è il capo dell’opposizione venezuelana e quale agenda promuoverà? Enrique Capriles, bandito dall’attività politica o Julio Borges, il presidente del Parlamento? Forse qualche rettore di università che ha svolto il ruolo di garante nel voto per il referendum simbolico?

Questa è l’incognita principale. L’opposizione venezuelana ha un’agenda molto chiara su cosa non vuole, molto meno su cosa intende fare e con chi alla guida. Anche perché il nodo principale del paese, la povertà endemica, è rimasto irrisolto (questo sì inspiegabilmente) sotto il regime bolivarista che avrebbe dovuto avere a cuore gli ultimi. Perché hanno fallito?

Il Venezuela e gli USA

L’ombra dell’ingerenza americana è un alibi, con qualche vaghissimo elemento di verità. Soprattutto bisogna considerare che a Washington i tempi sono cambiati. Se è vero che dopo la caduta del Muro di Berlino il paradigma della politica estera Usa in America Latina venne ribaltato: basta coi Noriega e con i Contras e appoggio a forze liberiste in economia ma autenticamente liberali e attente ai diritti umani, è altrettanto vero che il dossier Venezuela oggi è in bella vista sulla scrivania di uno come Rex Tillerson.

In tema energia e petrolio, ne sa come pochi. Il Venezuela ha dimostrato, nonostante il chavismo dominante, di non saper far buon uso della sua principale risorsa; vedremo come una futura nuova élite saprà gestire questo bene fondamentale avendo un advisor d’eccezione nel Foggy Bottom.

Maduro redivivo

Nicolás Maduro intanto punta al referendum ufficiale di fine luglio per la nuova Assemblea Costituente; naviga a vista, sembra incapace di gestire la crisi che ha travolto la sua leadership e compromesso l’immagine del bolivarsimo, ma non va sottovalutato.

Il rischio di una guerra civile è reale, e purtroppo la soluzione dell’emergenza (alimentare, sanitaria, educativa) per milioni di venezuelani in stato di miseria sarà ancora una volta rimandato.

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