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Tumore al seno metastatico: nuove prospettive di trattamento

Una semplice compressa orale da assumere ogni giorno: è il nuovo trattamento per il cancro al seno metastatico HR+/HER2 che, in combinazione con altri farmaci, aiuta a far diventare cronica queste forme tumorale, responsabili di cinquecentomila decessi ogni anno nel mondo.

È la prima nuova terapia emersa negli ultimi dieci anni per il trattamento del carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico positivo ai recettori ormonali (HR) e negativo al recettore del fattore di crescita epidermico umano 2 (HER2).

Prima di entrare nel dettaglio del funzionamento della cura, basata sugli inibitori di alcune molecole (CDK 4/6) essenziali per la proliferazione delle cellule tumorali, bisogna però spiegare cosa significano questi termini.

Cos'è il cancro al seno metastatico

Si tratta di tumori in fase avanzata (quarto stadio) che dalla sede primaria, il seno, si sono diffusi in altre parti del corpo, come le ossa, i polmoni, il fegato e il cervello, attraverso le vie linfatiche e i vasi sanguigni.

?La guarigione è, purtroppo, più difficilmente perseguibile? spiega Sabino De Placido, Direttore Oncologia Medica Università degli Studi di Napoli Federico II, perché ?le cellule cancerogene che hanno raggiunto altri organi e tessuti, sviluppando metastasi, hanno la capacità di mutare e quindi diventare resistenti ai farmaci e ai trattamenti antitumorali?.

La tipizzazione molecolare

In più, i carcinomi della mammella non sono tutti uguali, ma si diversificano in base alla presenza o assenza di determinati recettori espressi dalle cellule tumorali:

  • HR positivi se possiedono recettori per gli ormoni femminili estrogeno e progesterone
  • HER2 positivi se esprimono recettori di tipo 2 del fattore di crescita epidermico umano;
  • Triplo negativi nel caso in cui non presentino nessuno dei tre recettori

Questo, com'è facile intuire, rende ancor più complesso trovare una cura definitiva, proprio per le diverse caratteristiche di ciascuna forma neoplastica.

Quante sono le donne colpite

Solo il 5-10% dei 50.000 nuovi casi annui di tumore al seno è in fase metastatica al momento della diagnosi, ma circa un terzo delle donne con diagnosi iniziale di tumore al seno in stadio precoce potrà sviluppare un tumore al seno metastatico nella sua vita.

Significa che attualmente in Italia ci sono oltre trentamila persone che convivono con questa malattia.

Come funzionano gli inibitori di CDK 4/6

Agiscono bloccando le proteine chinasi ciclina-dipendenti 4 e 6 (CDK 4/6), molecole fondamentali per la progressione del ciclo cellulare. Infatti le CDK promuovono la proliferazione delle cellule tumorali. Inibendole, si arresta quindi la crescita delle metastasi.

Uno di questi inibitori, palbociclib, è disponibile adesso anche per le pazienti italiane, in quanto ha ricevuto dall'AIFA l'autorizzazione alla rimborsabilità (fascia H).

?La terapia prevede la somministrazione per bocca di una compressa al giorno per tre settimane, quindi una pausa di una settimana (perché il farmaco abbassa il livello di globuli bianchi nel sangue) e dopo si riprende con un nuovo ciclo? spiega Angelo Di Leo, direttore oncologia medica, Nuovo Ospedale di Prato S. Stefano Azienda USL Toscana Centro.

?Il vantaggio, oltre alla assunzione orale, è che l'inibitore fa calare molto meno i globuli bianchi rispetto alla chemioterapia, quindi il sistema immunitario non perde le sue difese: in altre parole, a differenza del trattamento chemioterapico, non c'è il rischio di contrarre infezioni o altre malattie come accade invece quasi sempre con la chemio?.

?L'inibitore è efficace sia nelle donne trattate solo per il tumore iniziale alla mammella, sia in quelle che hanno già ricevuto altre terapie, come quella ormonale?.

I trattamenti per il carcinoma mammario metastatico

Attualmente non ci sono cure per il tumore al seno metastatico e l'obiettivo dei trattamenti è di prolungare la sopravvivenza mantenendo una buona qualità di vita.

Si impiegano perciò cicli di chemioterapia (che posso durare fino a sei mesi), le terapie a bersaglio (cioè con anticorpi monoclonali che colpiscono selettivamente molecole responsabili della crescita tumorale) e le terapie ormonali.

Per determinare se il tumore risponderà a queste ultime due è essenziale verificare la presenza o l'assenza dei recettori espressi dalle cellule tumorali, come estrogeni, progesterone e HER2.

?Purtroppo la stragrande maggioranza delle pazienti acquisisce però col tempo resistenza alla terapia ormonale? spiega De Placido.

La cronicizzazione della malattia

È a questo punto che entrano in gioco i nuovi farmaci inibitori delle CDK4/6 che ?rappresentano un'opzione terapeutica ulteriore per prolungare il controllo della malattia senza necessariamente ricorrere alla chemioterapia e che stanno rendendo il tumore mammario metastatico una malattia ?cronica?, con la quale le pazienti convivono sempre più a lungo? afferma il clinico.

L'inibizione delle CDK 4/6 permette infatti di rallentare la progressione del carcinoma mammario avanzato sensibile agli ormoni femminili, con una significativa riduzione del rischio di ripresa di malattia garantendo il mantenimento o addirittura un miglioramento della qualità della vita, come è stato ampiamente dimostrato in tre studi clinici (PALOMA1, 2 ,3).

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