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ANSA/LUCIANO DEL CASTILLO/DC
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Truffa brasiliana sulla cittadinanza italiana

San Paolo, capitale del Brasile, 12 milioni di abitanti. Qui ogni anno decine di migliaia di persone guardano al vicino oceano sognando l’Italia e l’Europa. Per fuggire da fame, disoccupazione, violenza o malasanità.

Solo quest’anno sono state oltre 70 mila le richieste per ottenere la nazionalità italiana. E poiché nel nostro Paese vige lo ius sanguinis - cioè diventa cittadino per nascita «il figlio di padre o di madre cittadini» senza un limite di generazione - in molti scavano nel proprio albero genealogico, sperando di scoprire parenti italiani emigrati in Sudamerica. Però poi spesso i parenti non esistono, oppure la trafila è così lunga che i sogni si arenano ben presto e subentra la saudade.

Ma c’è chi a questa malinconia di speranze tradite oggi ha trovato un rimedio molto efficace, e soprattutto remunerativo. Sì, perché con poche migliaia di euro anche chi non ne avrebbe diritto può diventare italiano a tutti gli effetti. Addirittura, in certi casi, basta meno di un mese. È il sogno che si realizza, insomma. Peccato soltanto che sia completamente illegale.

Succede, infatti, che decine di falsi consulenti, attraverso un’organizzazione ramificata tra Brasile e Italia - senza sedi fisiche, ma molto attiva online - riescano a garantire la cittadinanza italiana e a trasformare qualsiasi extracomunitario in un «italiano doc», con tanto di carte bollate, semplicemente corrompendo dei funzionari pubblici nelle nostre amministrazioni locali.

Una truffa ben organizzata, che coinvolge centinaia di piccoli e medi comuni italiani. L’elenco è lunghissimo: Padova, Verbania, Novara, Modena, Mantova, Portici, Savona, Omegna, Roseto degli Abruzzi, Castello di Cisterna, Teramo, Augusta, Floridia, Crocetta del Montello, Maddaloni, sono solo quelli scoperti nel 2019. Panorama ricostruisce ora la vicenda, arricchendola di inediti e inquietanti particolari.

Secondo «l’advogado» italo-brasiliano Luiz Scarpelli, che ha denunciato per primo la mafia della cittadinanza italiana in Brasile e che ora, a Roma, difende le vittime di questi raggiri, le cifre sono sorprendenti: «Su un totale di oltre 50 mila richieste poco trasparenti, dal 2014 a 2019 sono 6 mila quelle già annullate e altre 34 mila sono sotto indagini della polizia e delle procure. Almeno 40 mila cittadini brasiliani, con e soprattutto senza discendenza italiana, hanno approfittato di questo sistema di corruttela amministrativa, per un giro di affari che supera il miliardo e 250 milioni di reais (circa 250 milioni di euro, ndr)».

A caccia di antenati (anche nei cimiteri)

Poiché secondo lo ius sanguinis la discendenza va dimostrata per mezzo degli atti di stato civile (nascita, matrimonio e morte), e siccome di solito i richiedenti la cittadinanza non parlano una parola d’italiano, i truffatori si offrono di accompagnarli fisicamente agli sportelli anagrafe del Comune di riferimento, muniti di una documentazione che attesti la discendenza italiana e la residenza nel nostro Paese. Un servizio completo a prezzi modici, insomma. Poco importa che quelle carte siano fraudolente.

Per ottenere i documenti necessari, i consulenti «di solito vanno nelle parrocchie» spiega a Panorama Camillo De Pellegrin, sindaco di Val di Zoldo (Belluno), uno dei Comuni più colpiti dai falsari «dove cercano di recuperare i dati degli antenati italiani, veri o presunti, la maggior parte dei quali è immigrata in Brasile a fine Ottocento».

Solo nel bellunese sono decine i casi nei quali la documentazione è risultata completamente contraffatta: uno ha riguardato anche la diocesi di Padova, dove i falsari avevano potuto contare sulla connivenza di un parroco, che aveva prodotto ex novo un certificato di battesimo falso, in cambio di denaro.

Neanche i morti vengono lasciati in pace. Aggiunge De Pellegrin: «A volte entrano nei cimiteri e cercano tra le tombe dei defunti dei cognomi adatti, poi costruiscono la documentazione e una storia che si possa sostenere senza timore di smentite. Vanno anche negli Archivi di Stato a caccia di antenati, specie tra le Forze armate italiane».

A smascherare questo sistema è stata l’operazione «Super Santos» del marzo 2019, quando la polizia di Stato ha demolito un sodalizio criminale tra Verbania e Novara che in soli tre giorni aveva trasformato 800 brasiliani in cittadini italiani, al prezzo modico di 7 mila euro cadauno e con una macchina per contraffare i certificati. Secondo dichiarazioni della stessa polizia, le società farlocche dietro ai falsari «sono gestite in nero dai brasiliani, come fossero vere e proprie agenzie turistiche».

Consulenti on line

All’assistenza nelle pratiche per il rilascio della cittadinanza, i consulenti aggiungono spesso pacchetti «all inclusive» e, oltre ad affittare loro comodi appartamenti di proprietà terze o comunque in subaffitto, propongono escursioni sul lago Maggiore e degustazione di prodotti locali, per ingolosire i potenziali acquirenti che da anni sognano l’Europa dalle spiagge di Bahia o di Rio de Janeiro.

Già, perché con il passaporto italiano non solo è possibile per i brasiliani raggiungere mete ancora più ambite, come il ricco nord Europa, ma in questo modo riescono più agevolmente a entrare negli Stati Uniti e ottenere là un permesso di lavoro del tipo E2: ossia un visto di commercio per chi vuole intraprendere un’impresa per cui a un italiano servono circa 70 mila dollari, mentre a un brasiliano ne occorrono dieci volte tanto. Ecco spiegate le ragioni di questo fenomeno di massa.

Come funziona il sistema? Anzitutto, i falsi consulenti operano un monitoraggio online dei possibili «clienti» cui sottoporre i propri servizi, entrando in gruppi Facebook e chat di WhatsApp. Uno dei più influenti si chiama Cidadania Italiana Area Livre, e conta ben 150 mila iscritti (quasi tutti i falsi consulenti finora arrestati in Italia operavano lì dentro).

I consulenti rimandano poi gli aspiranti italiani a siti-vetrina, dove si fa leva sui vantaggi che comporta ottenere il nostro passaporto: utilizzare il nostro sistema sanitario nazionale; la possibilità di viaggiare, studiare e lavorare in Europa con grande facilità; poter entrare negli Stati Uniti in maniera più agevole, come detto prima.

Per garantirsi la cittadinanza occorrono in genere tra uno e sei mesi, come descritto nel gettonatissimo sito Jafezasmalas.com. Ma ce ne sono tanti altri: per esempio, Pesquisaitaliana.com.br, che offre addirittura sconti periodici, come in occasione del «Black Friday»; e ancora Minhasaga.org, creato e gestito da Fabio Barbiero, italo-brasiliano, attualmente indagato per crimini finanziari, frodi economiche contro i consumatori e truffa, e oggetto di più esposti alla procura della Repubblica di Roma. Agganciata la vittima, si passa alla produzione e all’inoltro della documentazione falsa, che molti Comuni accettano grazie a una rete di connivenze interne alle nostre amministrazioni, dove alcuni dipendenti infedeli si prendono una «stecca» pari al 20 per cento sul compenso dei consulenti, in cambio di timbri e firme. Il tutto, chiaramente, avviene in nero.

Seicento persone REGISTRate

in una sola residenza

È un tranquillo paesino di 1.300 anime della provincia di Lodi, Ospedaletto Lodigiano. Il 9 febbraio 2018 questo Comune ha disposto a seguito di un’inchiesta giudiziaria «il ritiro di tutti i provvedimenti d’iscrizione anagrafica e di riconoscimento della cittadinanza italiana per i soggetti di cui agli uniti elenchi».

È stato l’inizio di un terremoto. In quegli elenchi, infatti, figuravano 899 cittadini di origine brasiliana iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire), che chiedevano la cittadinanza italiana iure sanguinis. Di questi, 232 figuravano come residenti a Ospedaletto, pur non avendovi mai messo piede.

Come sia stato possibile, è presto detto: tale M.D., falso consulente che aveva 20 appartamenti in paese, era riuscito a far accreditare come residenti nel medesimo appartamento oltre 600 persone contemporaneamente. Magia resa possibile dalla connivenza di un ufficiale giudiziario corrotto, che certificava (anche senza averlo mai visto) che il tale o talaltro italo-brasiliano abitava effettivamente là, quando invece aveva dormito non più di due notti in hotel, giusto il tempo di presentarsi allo sportello comunale per il riconoscimento di rito. In altri casi, venivano indicati indirizzi inesistenti sullo stradario, grazie alle mazzette ai Vigili urbani.

La vicenda era iniziata nel 2015, quando all’epoca era sindaco Lucia Mizzi: aveva rilevato un’anomalia nell’incredibile numero di richieste d’iscrizione anagrafica arrivate presso il suo Comune e nel rilascio di altrettanti codici fiscali per cittadini brasiliani. Il 27 luglio 2017 la Guardia di Finanza di Lodi ha così potuto accertare che dietro quell’anomalia si nascondeva un giro di corruzione, il cui epicentro era un’agenzia monzese di «disbrigo pratiche». Wellington Girotto e la moglie Mariane Baroni, una coppia di italo-brasiliani, è stata arrestata insieme al comandante dei Vigili Urbani, Mariano Pozzoli, e al responsabile dell’Ufficio anagrafe, Roberto Capra.

Gli affari del sodalizio criminale avevano funzionato fin troppo bene: nel perquisire le loro proprietà, infatti, le fiamme gialle hanno scoperto mezzo milione di euro nascosti nel giardino di Roberto Capra, soldi messi sotto terra in mazzette da 80 mila euro.

Mentre i due consulenti brasiliani intascavano tra i 5 e i 7 mila euro per concludere la pratica, i funzionari comunali ricevevano dalla coppia almeno 1.200 euro a testa, in cambio di controlli «addomesticati». Così, già nel 2016 risultavano oltre 500 nuovi residenti fasulli a Ospedaletto. Un sacco di soldi sottratti al fisco. E di conseguenza, a tutti gli italiani.

E i sindaci restano in bolletta

È così che il Comune di Ospedaletto Lodigiano è andato quasi in bancarotta. Dice, afflitto, l’attuale sindaco Eugenio Ferioli: «Finora abbiamo speso 140 mila euro di avvocati, che naturalmente gravano sul bilancio del Comune. Non abbiamo ricevuto un euro da nessuno, e il fatto che molti abbiano patteggiato ci ha tagliato fuori da ogni possibilità di recuperare almeno le spese legali». Senza contare i macchinari che il Municipio ha dovuto ricomprare, dopo che i vecchi sono ancora sotto sequestro.

Tra i sindaci che si battono contro questa invasione di italo-brasiliani «fantasma» c’è il già citato Camillo De Pellegrin, primo cittadino di Val di Zoldo: qui su 4.047 abitanti 1.673 sono iscritti all’Aire e, tra questi, 1.011 sono brasiliani. In comuni vicini si registra lo stesso fenomeno: a Soverzene, appena 386 abitanti, vi sono mille iscritti all’Aire mentre a Longarone, su 6.777 abitanti sono 2.508 gli iscritti al registro dei residenti all’estero.

«Premetto che sarebbe bello se questi cittadini venissero davvero a vivere nel nostro comune» ha spiegato sconsolato De Pellegrin. «Invece, dopo essersi iscritti all’Aire spariscono immediatamente, salvo per notifiche relative a matrimoni, divorzi, nascite e altri atti amministrativi».

Non è tutto. Le indagini in corso stanno puntando su altre irregolarità nei Consolati italiani in Brasile e su gruppi di avvocati italiani, o presunti tali, che si offrono quali intermediari per facilitare il lavoro dei consulenti in Italia. Ma questa è un’altra (brutta) storia, ancora tutta da raccontare.

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