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Terrorismo: ecco come si stabilisce un livello di allerta

All'indomani della maxi-operazione delle forze di sicurezza, con due morti e 12 persone arrestate, presunti membri di una cellula di jihadisti, tornati dalla Siria e pronti a fare un attentato contro la polizia, l'allerta in Belgio viene innalzata al livello 3 su una scala che arriva fino a 4.

La sicurezza è stata rafforzata su tutto il territorio belga ma soprattutto nei commissariati, dove gli agenti di guardia si sono armati di mitragliette. Alla popolazione, invece, è stato suggerito di non andare ai posti di polizia se non in caso di stretta necessità.
Anche la Commissione europea ha deciso, a titolo precauzionale, di alzare il livello d'allerta contro il rischio di attacchi terroristici. Ad annunciarlo è stata la stessa Commissione. Analoga decisione sta per essere presa anche dal Parlamento europeo.

Al Palazzo di giustizia di Bruxelles, intanto, sono state rafforzate da questa mattina le misure di sicurezza. Chiunque voglia accedere all'edificio deve far passare i propri effetti al metal detector e sottoporsi a perquisizioni personali. 


Posti di blocco della polizia a Vervier, in Belgio, durante l'operazione antiterrorismo del 15 gennaio 2015 EPA/OLIVIER HOSLET
Posti di blocco della polizia a Vervier, in Belgio, durante l'operazione antiterrorismo del 15 gennaio 2015 EPA/OLIVIER HOSLET
EPA/OLIVIER HOSLET
Posti di blocco della polizia a Vervier, in Belgio
EPA/OLIVIER HOSLET
Posti di blocco della polizia a Vervier, in Belgio
Posti di blocco della polizia a Vervier, in Belgio, durante l'operazione antiterrorismo del 15 gennaio 2015 EPA/OLIVIER HOSLET


Andrea Margelletti, Presidente del CeSI, Centro studi internazionali, innanzitutto, i livelli di allerta sono uguali per tutti i Paesi dell’Unione?

Assolutamente no. Ciascun Paese è diverso dall’altro e quindi non può mutuare gli stessi criteri di allerta o azioni di messa in sicurezza da un altro Stato. Ciò sta a significare che la Francia o il Belgio non può adottare le stesse misure di sicurezza dell’Italia. Possiamo dire, però, che i Paesi europei sono molto simili tra di loro quindi i livelli di allerta non sono poi così diversi l’uno dall’altro.

Come si suddividono e quali sono i criteri alla base di ciascun livello di allerta?

Il livello più basso è quello che indica, in base a informative dell’intelligence o su informazioni raccolte da forze di polizia, una sostanziale tranquillità per l’ordine e la sicurezza pubblica. Ciò sta a indicare che non occorre, in quel momento, un presidio del territorio superiore a quello previsto e stabilito inizialmente dalle Istituzioni. I livelli di allerta aumentano e si modificano sempre sulla base di avvenimenti o di informazioni che possono arrivare dai Servizi segreti di quel Paese o di altri Paesi e che lo indicano come obiettivo sensibile. Sono le analisi di quelle informazioni che diventano determinanti per l’innalzamento del livello di allerta. Se il risultato di quelle analisi e dei riscontri sulle varie informative fa emergere un quadro di allerta, il livello verrà innalzato siano a considerare “sicuro” quell’obiettivo o quel territorio.

In che modo si contraddistinguono i vari livelli di allerta?
Si contraddistinguono in base al presidio, più o meno massiccio da parte delle forze di polizia, del territorio o di obiettivi considerati a rischio. Non sono gli armamenti che indicano un livello maggiore di allerta. Ad esempio, in un livello basso di allerta, i carabinieri che presidiano una scuola o una chiesa sono già armati con pistola di ordinanza e armi automatiche. Se il livello su quell’obiettivo dovesse modificarsi, non vengono cambiate le armi ma solo implementate le presenze di militari sul luogo e di conseguenza gli eventuali controlli.

Chi stabilisce quando è il caso di innalzare il livello di allerta?
In ambito locale il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza pubblica presieduto dal Prefetto, dietro un parere positivo del Ministero dell’Interno. In ambito nazionale il Ministero stesso.

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