Il terremoto nel Belice: ritorno al 1968

MONDADORI PORTFOLIO/Giorgio Lotti

Alcuni sopravvissuti al terremoto del Belice mostrano i viveri e gli indumenti recuperati. Camporeale, gennaio 1968

(Prima pubblicazione su Epoca, 01/01/1968)


MONDADORI PORTFOLIO/Giorgio Lotti

Veduta delle rovine del paese di Salaparuta raso al suolo dopo il terremoto del Belice. Salaparuta, 1968

(Prima pubblicazione su Epoca, 01/01/1968)


MONDADORI PORTFOLIO/Giorgio Lotti

I ruderi e alcune macerie caricate su un camion della Chiesa Madre a Santa Margherita di Belice dopo il terremoto. Santa Margherita di Belice, 1968.

(Prima pubblicazione su Panorama, 01/02/1968)


MONDADORI PORTFOLIO/Sergio Del Grande

Gibellina, gennaio 1968. Un gruppo di sopravvissuti al terremoto del Belice si accampa in aperta campagna.

(Prima pubblicazione su Epoca, 01/01/1968)


MONDADORI PORTFOLIO/Giorgio Lotti

Poggioreale, gennaio 1968. Un cane osserva una bara abbandonata in una strada di Poggioreale dopo il terremoto del Belice.

(Prima pubblicazione su Epoca, 01/01/1968)


MONDADORI PORTFOLIO/Giorgio Lotti

Salaparuta, gennaio 1968. Una coppia di sopravvissuti al terremoto del Belice sosta fra le macerie con gli effetti personali salvati dalla distruzione.

(Prima pubblicazione su Epoca, 01/01/1968)


MONDADORI PORTFOLIO/Sergio Del Grande

Un'anziana siede all'ingresso del suo alloggio nella tendopoli eretta a Camporeale dopo il terremoto del Belice. Camporeale, ottobre 1968

(Prima pubblicazione su Epoca, 11/10/1968)


MONDADORI PORTFOLIO/Sergio Del Grande

Camporeale, 1968. Veduta aerea della baraccopoli e della tendopoli che ospitano gli abitanti di Camporeale sopravvissuti al terremoto del Belice.

(Prima pubblicazione su Epoca, 01/09/1968)


MONDADORI PORTFOLIO/Sergio Del Grande

Salaparuta, 1968. Un gruppo di sopravvissuti al terremoto del Belice posa davanti alle rovine del proprio paese.

(Prima pubblicazione su Epoca, 01/02/1968)


MONDADORI PORTFOLIO/Sergio Del Grande

Camporeale, 1968. Alcuni abitanti di Camporeale camminano tra le baracche costruite per ospitare i sopravvissuti al terremoto del Belice.

(Prima pubblicazione su Epoca, 01/09/1968)


MONDADORI PORTFOLIO/Sergio Del Grande

Montevago, 1968. Due bambini in bicicletta tra le macerie di Montevago, paese distrutto dal terremoto del Belice.

(Prima pubblicazione su Epoca, 11/10/1968)


MONDADORI PORTFOLIO/Sergio Del Grande

Una bambina cammina nella tendopoli eretta per soccorrere i terremotati nella Valle del Belice. Sicilia, gennaio 1968.

(Prima pubblicazione su Epoca, 01/01/1968)


MONDADORI PORTFOLIO/Alberto Roveri

Montevago, anni '70. Alcuni terremotati e sindaci della Valle del Belice sono riuniti in assemblea in un grande container a Montevago.

(Prima pubblicazione su Due più, 01/11/1977)


MONDADORI PORTFOLIO/Vittoriano Rastelli

Gibellina, aprile 1977. Un bambino sopravvissuto al terremoto del Belice mangia un gelato davanti alla sua baracca.

(Prima pubblicazione su Epoca, 17/05/1977)


MONDADORI PORTFOLIO/Vittoriano Rastelli

Sicilia, 1976. Un bambino posa tra le macerie del suo paese distrutto dal terremoto del Belice.

(Prima pubblicazione su Epoca, 24/05/1976)


MONDADORI PORTFOLIO/Vittoriano Rastelli

Santa Ninfa, 1976. La nuova baraccopoli eretta per ospitare i sopravvissuti sorge vicino al vecchio paese di Santa Ninfa, semidistrutto dal terremoto del Belice.

(Prima pubblicazione su Epoca, 24/05/1976)


MONDADORI PORTFOLIO/Vittoriano Rastelli

Sicilia, 1976. Scorcio sulle rovine del terremoto del Belice ancora visibili a otto anni di distanza.

(Prima pubblicazione su Epoca, 24/05/1976)


MONDADORI PORTFOLIO/Vittoriano Rastelli

Sicilia, marzo 1976. Scritte di protesta realizzate dagli abitanti della Valle del Belice che vivono ancora nelle baracche otto anni dopo il terremoto.

(Prima pubblicazione su Epoca, 24/05/1976)


MONDADORI PORTFOLIO/Vittoriano Rastelli

Due bambini giocano con un cane tra le baracche costruite dopo il terremoto del Belice e ancora abitate a otto anni di distanza. Sicilia, 1976

(Prima pubblicazione su Epoca, 24/05/1976)


MONDADORI PORTFOLIO/Vittoriano Rastelli

Sicilia, 1976. Alcuni bambini giocano tra le baracche costruite dopo il terremoto del Belice e ancora abitate a otto anni di distanza.

(Prima pubblicazione su Epoca, 24/05/1976)


MONDADORI PORTFOLIO/Vittoriano Rastelli

Sicilia, 1976. Veduta di una strada di un paese distrutto dal terremoto del Belice.

(Prima pubblicazione su Epoca, 24/05/1976)


MONDADORI PORTFOLIO/Vittoriano Rastelli

Alcuni bambini giocano a carte tra le baracche costruite dopo il terremoto del Belice e ancora abitate a otto anni di distanza. Sicilia, 1976

(Prima pubblicazione su Epoca, 24/05/1976)


MONDADORI PORTFOLIO/Vittoriano Rastelli

Sicilia, 1976. Veduta aerea di un villaggio di baracche costruito per ospitare i terremotati del Belice.

(Prima pubblicazione su Epoca, 24/05/1976)


MONDADORI PORTFOLIO/Alberto Roveri

Alcuni bambini camminano tra le baracche costruite dopo il terremoto del Belice. Sicilia, anni Settanta.

(Prima pubblicazione su Due più, 01/11/1977)


MONDADORI PORTFOLIO/Alberto Roveri

Sicilia, anni Settanta. Due donne passano accanto a un muro su cui si legge una scritta di protesta realizzata dai terremotati del Belice.

(Prima pubblicazione su Due più, 01/11/1977)


MONDADORI PORTFOLIO/Vittoriano Rastelli

Sicilia, maggio 1977. Veduta sui nuovi appartamenti costruiti per le popolazioni sopravvissute al terremoto del Belice.

(Prima pubblicazione su Epoca, 17/05/1977)


MONDADORI PORTFOLIO/Vittoriano Rastelli

Una donna sopravvissuta al terremoto del Belice stende i panni all'esterno dalla sua baracca. Sicilia, maggio 1977

(Prima pubblicazione su Epoca, 17/05/1977)


MONDADORI PORTFOLIO/Vittoriano Rastelli

Alcuni bambini della Valle del Belice si recano a scuola passando davanti a una scritta di protesta dei terremotati. Sicilia, maggio 1977

(Prima pubblicazione su Epoca, 17/05/1977)


MONDADORI PORTFOLIO/Vittoriano Rastelli

Sicilia, maggio 1977. Alcuni terremotati del Belice acquistano frutta da un venditore ambulante tra le baracche ancora abitate a nove anni di distanza.

(Prima pubblicazione su Epoca,17/05/1977)


Attraverso le immagini dell'archivio storico di Mondadori Portfolio , vi proponiamo un viaggio a ritroso nel tempo, a ricordare il terremoto che nel 1968 sconvolse 14 centri della Valle siciliana del Belice, causando la morte di 296 persone e il ferimento di circa un migliaio. Fu il primo evento sismico dalle tragiche conseguenze a scuotere l'Italia repubblicana e sarebbe rimasto uno dei più funesti, per numero di vittime, dopo quelli dell'Irpinia nel 1980, del Friuli nel 1976 e dell'Aquila nel 2009.  

Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, la Valle del Belice, comprendente una vasta porzione della Sicilia occidentale - nelle province di Palermo, Trapani ed Agrigento - fu sconvolta da un sisma di magnitudo 6.1, con epicentro tra le località di Gibellina, Salaparuta e Poggioreale, portando morte e distruzione in territori che per lo più, all’epoca, non erano classificati come sismici.

Dopo le prime scosse, che non avevano causato crolli, molti abitanti dell'area, presi dal panico, decisero di dormire all’aperto o in macchina. Una precauzione che avrebbe salvato la vita a molti dei valligiani quando, alle 3.00 di notte, l'area fu devastata da una scossa violentissima. Oltre alle perdite in termini di vite umane, subì danni irreparabili circa il 90% del patrimonio edilizio rurale, in un'area la cui economia si basava pressoché esclusivamente sull'agricoltura. Una tragedia raccontata dal documentario Belìce 68, terre in motorealizzato nel 2008 dal regista Salvo Cuccia, in occasione del 40° anniversario del sisma, che racconta anche le inadempienze e i ritardi della ricostruzione e gli scandali che ne seguirono.

Nelle immagini di questa fotogallery vediamo la situazione dell'area sia nei giorni immediatamente successivi al sisma (nelle foto di Giorgio Lotti e Sergio Del Grande), sia a 9 anni anni di distanza dal terribile evento (nelle foto di Alberto Roveri e Vittoriano Rastelli), quando i sopravvissuti vivevano ancora tra le baracche allestite per dar loro ospitalità temporanea.

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