Samsung Galaxy Z Fold5. (Samsung)
Tecnologia

Naked, la moda della tecnologia nuda

Invece di affermare, si limita a bisbigliare. Anziché dire, preferisce suggerire. È il «quiet luxury», è la moda del lusso cheto. Della «stealth wealth», della ricchezza esibita furtivamente. O meglio del «naked», del nudo integrale, applicato non a un corpo bensì all’hi-tech, se vogliamo insistere con i termini inglesi.

D’altronde, è negli Stati Uniti che questa tendenza sta trovando la sua massima espressione, rilanciata globalmente da torrenti di foto (e annessi commenti invidiosi) sui social network: ritraggono celebrità come il rapper Jay-Z, paperoni quali Elon Musk di Tesla o Jeff Bezos di Amazon, ogni singolo protagonista di serie televisive di culto, su tutte Succession o, il nome è già rivelatore, Billions. Tutti senza veli. No, non loro: il loro telefono.

Spieghiamo bene. Il fenomeno si riassume in un gesto semplice ma coraggioso, di noncuranza eppure ragionato, casuale quanto palese: «La pratica di sbarazzarsi della custodia dello smartphone» come riassume scrupoloso il magazine Time, che al trend ha dedicato un approfondimento. Sancendone la paradossale democraticità e, al tempo stesso, l’implacabile esclusività: «Milioni di persone possono farlo sin da subito». Già, possono unirsi a un movimento di ribellione istintiva, di rifiuto del guscio ingabbiante, di rigetto dello spessore extra che, molesto, ingrassa la tasca e invade la borsa. Tutto vero, a patto di potersi permettere di esporre il proprio gadget più prezioso ai rischi di urti, cadute, rovinose rotture. Cosa che agli abbienti, è evidente, importa meno di niente: morto un telefono, se ne fanno un altro. O chissà quanti ne hanno pronti di riserva, in qualche armadietto dei loro villoni arroccati su una collina di Hollywood o laggiù, nel ventre opulento della Silicon Valley.

A voler essere meno maliziosi ed elitari di così, conta altrettanto la ritrovata centralità del fattore estetico: «Un telefono è bello da solo, quindi perché diventa necessario chiuderlo in una cover?» si è chiesta (e retoricamente risposta) Thomaï Serdari, direttrice del master Mba in moda e lusso della New York University. Sempre conversando con il Time, ha spiegato che questo atteggiamento può essere sì l’ostentazione di uno status e di una serie di valori a esso connessi, ma anche un complimento implicito al look piacevole di un oggetto. Esattamente come avviene per un orologio o per un accessorio firmato.

Xiaomi 13 Ultra


Realme 11 Pro+.


Oppo Reno 10 Pro.


Motorola Razr 40 Ultra.


Non si offenda Serdari, le crediamo a metà: uno smartphone nudo è un atto d’innocuo, ma calcolato, esibizionismo. Uno sfoggio, per giunta, estremamente ragionevole, specie oggi che i produttori hanno capito quanto i vecchi modelli fossero una noia mortale, una reiterazione dell’ordinario. E dunque hanno obbligato i loro designer a fare gli straordinari.

A trainare questa nouvelle vague di smartphone attraenti - da svestiti - è Samsung, che ha appena presentato la sua ultima generazione di pieghevoli. Sono un manifesto di lusso quieto per il loro dinamismo morfologico, per quel talento naturale d’inclinarsi per un selfie o di spalancarsi per guardare un video o lavorare con maggiore agio per gli occhi. Sono, in sé, attestati di leggiadria, certificazioni di libertà che una cover finirebbe per svilire, per mortificare. L’Italia stessa, in questo fermento, fa un figurone: Realme, uno dei brand più ambiziosi del momento, per il suo ultimo lancio ha chiamato il designer Matteo Menotto. All’attivo ha collaborazioni con riferimenti dello stile quali Gucci e Bulgari, la sua intuizione è stata interpretare il telefono come un abito sartoriale, vestendolo di pelle vegana e cucendolo con impunture fissate a mano. L’apoteosi dell’artigianale in un contesto di ostinata serialità industriale.

Nothing Phone (2)

Come in ogni tendenza avanguardista che si rispetti, vince chi è di nicchia ed esagera appena un po’. Nello splendido e geniale Nothing Phone (2), il retro s’accende di una sequenza variabile di luci: sono combinazioni in grado di identificare chi ci sta chiamando o quale notifica è arrivata. Così si tengono meno gli occhi fissi sullo schermo e si attirano quelli, incuriositi, degli altri. In un meccanismo del genere, una custodia sarebbe, costitutivamente, un’insensatezza. Eppure, in questa sfilata di nudità, la pudicizia applicata allo smartphone non è destinata a tramontare. Secondo un’analisi a cura della società di consulenza Verified Market Research, il mercato delle cover per i telefonini varrà quasi 36 miliardi di dollari entro il 2028, contro i circa 21 miliardi del 2020. Sarà che la prudenza non è mai troppa. Figuriamoci il buon senso.

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