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Ciro Fusco/Ansa
Economia

Taglio della Tasi, perché è meglio detassare il lavoro

Sulle tasse da tagliare decidiamo noi, non gli euroburocrati di Bruxelles. E' questo, in sostanza, il messaggio che il premier Matteo Renzi ha inviato all'Unione Europea, dopo l'ennesimo invito a non eliminare le imposte sulla prima casa, cioè l'imu e la tasi. Le autorità comunitarie, nel rapporto annuale sul sistema fiscale europeo, hanno infatti sostenuto che l'Italia ha bisogno di altre misure, cioè di un alleggerimento delle tasse sul lavoro o sulle attività produttive e non sui patrimoni, neppure su quelli impiegati nel mattone.


Taglio di Imu e Tasi nel 2016: la Ue contro Renzi


Chi ha ragione, tra Roma e Bruxelles? Da settimane diversi osservatori dibattono attorno a questo interrogativo. Oggi, in un' intervista al Quotidiano Nazionale, il noto economista Alberto Quadrio Curzio invita il governo a tirare dritto per la propria strada, senza cedere alle pressioni di Bruxelles. L'Europa, secondo Quadrio Curzio, dovrebbe infatti tenere conto delle specificità dell'Italia dove i tre quarti delle famiglie sono proprietari immobiliari e dove l'edilizia è reduce da una stangata fiscale negli ultimi anni. Dunque, eliminando la tasi sulle abitazioni principali, si darebbe una bella spinta ai consumi e al settore delle costruzioni.


Meglio premiare gli investimenti

Non tutti gli osservatori, però, sono d'accordo con Quadrio Curzio. Anzi, sono in tanti ad avere posizioni diverse rispetto a quelle dell'illustre professore. E' il caso di un altro economista di fama come Giacomo Vaciago: “l'abolizione delle imposte sulla casa avrà sicuramente effetti positivi sui consumi”, dice a Panorama.it Vaciago, che però aggiunge: "sarebbe meglio ridurre piuttosto le tasse gli investimenti, cosa di cui il nostro paese ha veramente bisogno”. Se si vuole far ripartire il settore dell'edilizia, per esempio, perché non tagliare piuttosto l'iva sui materiali da costruzione? In questo modo, secondo Vaciago, si avvantaggerebbe chi la casa se la sta costruendo, cioè chi sta facendo un investimento, e non gli italiani che di case ne hanno già una e che probabilmente impiegheranno i risparmi di imposta (ottenuti con il taglio della tasi) in consumi di beni superflui e non durevoli.


Perché il taglio di imu e tasi avvantaggia i più ricchi


Anche a Paolo Brunori, economista dell'Università di Bari ed editorialista del sito Lavoce.info, il taglio della tasi non piace: “è probabilmente una mossa elettoralmente efficace, ma allontana il sistema fiscale dagli obiettivi di equità che si prefigge”, ha scritto Burnori su Lavoce.info. Invece di cancellare totalmente le tasse sulle abitazioni principali, per l'economista dell'Università di Bari sarebbero invece auspicabili altre misure come “l’aggiornamento delle rendite catastali, troppo spesso non allineate al reale reddito figurativo generato dalle abitazioni”, e “l’alleggerimento delle imposte sull’acquisto della prima casa” per stimolare il mercato e favorire una più razionale allocazione degli immobili”.


Regalo ai ricchi

Una bocciatura al taglio della tasi è giunta nelle scorse settimane anche da un altro economista e collaboratore de Lavoce.info: Massimo Bordignon. Assieme ai colleghi Simone Pellegrino e Gilberto Turati, Bordignon ha messo in evidenza come l'abolizione delle tasse sulla prima casa significhi "avvantaggiare soprattutto i ricchi”, visto che il 40% delle entrate della tasi deriva da una minoranza di proprietari (il 15% circa) che possiede immobili più grandi o con rendite catastali superiori. Dunque, secondo quanto scrivono i tre economisti sulle pagine de Lavoce.info, meglio sarebbe se il governo rinunciasse al taglio della tasi e impiegasse i risparmi ottenuti per finanziare ancora gli sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato.


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