La sinistra sbatte sul 25 aprile

Fischi e scontri alla «festa di tutti gli italiani». Masnade con bandiere rosse e palestinesi hanno assaltato la Brigata ebraica. Come avevano fatto col padre di Letizia Moratti, ex deportato. Poi danno dei nazisti agli altri. La verità è che i progressisti si sono impadroniti da anni della manifestazione. E quando c’è un governo di centrodestra danno sfogo a rabbia e frustrazione.

Leonardo Sciascia, intellettuale a cui, se fosse in vita, Antonio Scurati non potrebbe nemmeno lustrare le scarpe, 45 anni fa scrisse che «il più bell’esemplare di fascista in cui ci si possa imbattere oggi è quello del sedicente antifascista, unicamente dedito a dare del fascista a chi fascista non è». Dopo quasi mezzo secolo l’aforisma pubblicato in Nero su nero si adatta perfettamente alla situazione attuale. Gli antifascisti sono i veri fascisti. E per aver conferma di tutto ciò è sufficiente vedere ciò che è accaduto ieri alle manifestazioni per celebrare la Festa della Liberazione. Una masnada di scalmanati con le bandiere rosse e palestinesi ha insultato e assaltato i rappresentanti della Brigata ebraica, dando loro dei fascisti. Non importa che nel 1945 gli ebrei abbiano contribuito più di quelli che li contestano a liberarci dal nazifascismo. Oggi coloro che si ritengono partigiani della libertà identificano invece negli ebrei i nuovi fascisti e, ovviamente, considerano erede di Benito Mussolini chiunque non si adegui alle loro idee.

Non crediate però che la causa di tutto ciò sia quanto sta succedendo a Gaza. L’assedio che da sette mesi porta avanti l’esercito di Israele nel tentativo di debellare Hamas e ritrovare gli ostaggi detenuti dal movimento terrorista non c’entra nulla con quello che accade ai cortei. Anni fa, quando era ancora lontana la strage del 7 ottobre dello scorso anno e dunque pure l’assedio a Gaza, Letizia Moratti portò il padre in carrozzina alla manifestazione del 25 aprile. Che fosse un ex deportato nel campo di concentramento di Dachau, decorato con medaglie alla Resistenza dal presidente Carlo Azeglio Ciampi, non importò un fico secco a chi lo insultò e lo fischiò. La sua colpa era di essere lì, insieme con la figlia, candidata sindaco di Milano per il centrodestra. Al governo c’era ancora Silvio Berlusconi e dunque gli antifascisti duri e puri, sebbene non ci fosse alcun regime da abbattere, erano furenti e lo dimostrarono fino a costringere Letizia Moratti ad andarsene.

Succede ogni volta che i fascisti di sinistra perdono le elezioni. Nel 1994, quando il Cavaliere, a sorpresa, sbaragliò il 28 marzo la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto, la Festa della Liberazione fu trasformata in una festa della Recriminazione. Alla delegazione della Lega che provò a sfilare insieme ai compagni, siccome Massimo D’Alema non aveva ancora detto che Umberto Bossi e i suoi erano una costola della sinistra, furono riservati spintoni e sputi. E come Moratti, alla fine lasciò la manifestazione.

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