manovra finanziaria Governo Conte
ANSA/MASSIMO PERCOSSI
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Salvini e Di Maio, che figuraccia per l'Italia

Conte leggeva, Di Maio scriveva” così Matteo Salvini racconta il dettato governativo del decreto fiscale che in queste ore sta infiammando il dibatitto politico. Una scena degna di Totò e Peppino, del celebre "punto e punto e virgola".

Manine e complotti dell'era Di Maio

Però Di Maio non ci sta. Lo scrivano del consiglio dei Ministri, in quanto ministro più giovane, accusa  che la norma sullo scudo fiscale sarebbe stata inserita da una “manina”, perchè ha affermato in un talk show,”il sistema è vivo e lotta contro di noi”. Ovviamente di fronte al complotto della manina il web si è scatenato in parodie e battute che vanno avanti da giorni. 

Ma se il complotto è dietro l'angolo non si capisce perchè i due vicepremier da giorni siano impegnati a lanciarsi invettive via social network, anziché vedersi, risolvere il problema e lottare uniti contro i mostri che si annidano nell'amministrazione pubblica.

Nella farsa spunta Conte

Giuseppe Conte, premier ufficiale di questo contratto di governo, ha finito per dover alzare il dito e ricordare a tutti che “il capo sono io”, richiamando i due vice ad un consiglio dei ministri per trovare una soluzione al pasticcio e per preparare la lettera che la Ue attende per lunedì dopo una durissima lettera di richiamo all'Italia. All'invito, Salvini inizialmente ha risposto “se serve vengo” e poi dopo alcune ore “carico mia figlia in aereo e vengo”.

Dopo giorni di dibattito politico al limite della farsa e da commedia dell'assurdo, comunque finisca da questa “crisi” di contratto, più che di governo, di certo l'Italia ne esce con una figuraccia. 

L'immagine dei due vicepremier che si attaccano a distanza e pubblicamente come due scolaretti, un premier costretto a battere il pugno sulla cattedra per richiamare tutti all'ordine e qualcuno che preferirebbe entrare alla seconda ora pur di non rinunciare a qualche ora di campagna elettorale in Trentino ha fatto il giro dei giornali europei.

Intanto Moodys ha declassato il rating dell'Italia e in chiusura di settimana lo spread è sempre stato sopra i 300 punti, con la Borsa di Milano che ha chiuso con segno meno, dopo una settimana complicata.

E' andato in scena il primo atto delle europee

Intanto però, l'impressione è che superato questo ostacolo sullo scudo penale per chi fa rientrare i capitali dall'estero, il governo abbia ancora molti mesi di fronte a sé. Il decreto fiscale, il braccio di ferro con l'Europa e i suoi commissari è solo il primo atto dei toni della campagna elettorale delle europee che di fatto è già iniziata.

Salvini e Di Maio si presenteranno compatti di fronte a Moscovici, spiegheranno le “ragioni dell'Italia” nel fare deficit, perchè come ha già detto Di Maio con uno slogan vincente “serve a ridare diritti alle persone”, lasciando sottintendere che l'Unione Europea è una matrigna che in questi anni è andata contro gli interessi dei suoi cittadini.

Ancora una volta, il populismo contro l'eurocrazia, i masanielli contro i burocrati. Questo rischiano di diventare le europee, un referendum tra due modelli, sovranisti contro europeisti convinti.

Una sfida alla quale i partiti di maggioranza, una volta passata la burana, si presenteranno compatti. D'altronde anche nei migliori matrimoni ogni tanto si litiga.

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