Rugby 6 Nazioni: l'altra Italia-Inghilterra

C'è un'altra Italia che chiuderà il prossimo weekend la sua avventura nel 6 Nazioni di rugby contro l'Inghilterra: è quella femminile che, al contrario del XV maschile azzurro, ha già scongiurato il cucchiaio di legno vincendo in rimonta con il Galles e largamente con la Scozia.
Ma com'è il rugby rosa nel nostro Paese? Per scoprirlo, facciamo conoscenza con Beatrice Rigoni, 18 anni, all'ultimo anno di liceo classico, e Alice Trevisan, laureata in legge e in forza a uno studio di diritto internazionale di Trieste. Beatrice ha iniziato a giocare a 6 anni, con i fratelli maschi, nel Petrarca Padova e ora milita nel Valsugana: è un'apertura predestinata, talentuosa, di carattere, che ha realizzato il sogno della Nazionale prima ancora di superare l'esame di maturità. Alice, seconda linea, ha iniziato a giocare solo all'Università durante gli studi di legge e si è ritrovata quasi per caso a vestire la maglia azzurra. Ma eccole raccontarsi in prima persona...

Beatrice Rigoni, la matricola
- Difficile mandare in meta rugby e scuola, considerando anche che fai il liceo classico?
"La Nazionale è un'esperienza bellissima, anche se poi - viste le tante assenze, comunque giustificate - mi ritrovo a essere interrogata non appena metto piede a scuola… In ogni caso me la cavo bene un po' in tutto, matematica e fisica a parte. Certo non è sempre semplice conciliare il tutto: ai collegiali in autunno, ad esempio, il lunedì avevo la simulazione della terza prova della maturità ma mi sono ritrovata a dover ospitare la Camera Cafè…".
- La Camera Cafè?
“È il nostro sancta sanctorum, l'aula occupata, la stanza comune. A turno, in ogni raduno, trasferta o partita, viene designata una camera d'albergo dove custodire la moka elettrica per il caffè, dove la porta non viene mai chiusa a chiave, dove si spegnerà l'ultima luce prima di andare a dormire… Insomma: impossibile studiare se è la tua camera, così quella volta ho pensato bene di lasciar perdere, la sfida era davvero impossibile”.
- Altre passioni oltre al rugby?
“Il rugby”.
- Davvero nient’altro?
“Il cinema: scelgo i film in base ai trailer, niente critiche o recensioni”.
- Non hai problemi a dire che giochi a rugby ai tuoi coetanei o lo riveli quando ormai sei entrata in confidenza?
“Con il capello corto e le spalle che mi ritrovo, già qualcosa si capisce… Scherzi a parte, vivo in Veneto, dove tutti sanno di rugby e non è così strano che ci giochino anche le donne. Mai avuto problemi o imbarazzi particolari, tranne le solite domande sul casco e sul passaggio in avanti del solito che scambia il rugby con il football americano. Ma come si fa?!?”.

Alice Trevisan, l’"Avvo"
- Sei arrivata tardi al rugby: ci racconti l’incontro fatale?
“Giocavo a volley ma poi, studiando legge a Trieste, ho deciso di provare con il rugby partecipando a un corso del Cus. Essendo di San Donà di Piave, dove la palla ovale è di casa, nulla di strano… solo che quell’avventura iniziata davvero per gioco diventa una sorta di favola: mi notano subito per l'altezza e la prestanza fisica e presto la Nazionale mi convoca per un collegiale, quando ancora non gioco in serie A ma in Coppa Italia nel rugby a 7, una sorta di serie B. Da lì tutto accelera vertiginosamente: l’esordio nel rugby a XV con la maglia azzurra, pochi minuti contro la Germania, e la massima serie con il Sitam Riviera del Brenta (attuale campione d’Italia femminile, ndr)”.
- Il che non ti ha comunque impedito di laurearti in legge, malgrado le preoccupazioni materne…
“Sì, anche se ora al posto del praticantato mi limito a fare l'impiegata in studio, altrimenti farei troppe assenze per gli impegni sportivi. A dire il vero non è semplice gestire anche la routine: tre volte la settimana, tra andata e ritorno, mi sciroppo oltre tre ore di macchina , per gli allenamenti. Parto alle 17.30 e torno dopo mezzanotte”.
- Sacrifici comunque ben ripagati dalle soddisfazioni in campo: confermi?
“Assolutamente. Ho una vita incasinata, sono sempre in giro, ma non tornerei mai indietro: il rugby mi ha regalato quella carica, quella grinta e quella sicurezza che mi mancavano e che sono certa riuscirò ora a conservare anche in futuro. Il sogno rimane l’avvocatura: diciamo che vivo quest’esperienza come un’entusiasmante parentesi prima di tornare sulla retta via”.
- Ti presenti subito come una rugbista a chi ti incrocia lontano dal campo, magari proprio nello studio legale?
“Chi sa della mia carriera sportiva, è sempre curioso e anche orgoglioso, a partire dal mio ragazzo che mi segue anche in trasferta ogni volta che può. Il problema sorge semmai con gli estranei: quando giri in strada o sali sull’autobus con certi segni in faccia o sulle braccia, è facile attirare l'attenzione, specie in questi tempi di continue violenze sulle donne… Una volta mi si è avvicinato un poliziotto municipale a Trieste e mi ha chiesto se andava tutto bene, così gli ho spiegato che anche nel rugby femminile i placcaggi possono essere molto duri".
- Chiudiamo con un gioco: ci descrivi le vostre avversarie nel 6 Nazioni non solo come giocatrici, ma anche come donne?
"Le inglesi, future nostre avversarie nell'ultimo match del torneo, sono donne-robot: non pensano, agiscono; non provano sentimenti, sono tritatutto che puntano solo al risultato. Le gallesi sono brave ragazze, come le scozzesi: alla mano, gentili, saranno ottime mamme. Le francesi decisamente upper class, fighette, snob. Vi dico solo che hanno chiamato la sconfitta patita l'anno scorso contro di noi 'La grande vergogna', come se non fossimo nemmeno degne di giocare loro contro... Le irlandesi sono invece le donne che invidi, cui tutto riesce facile, perfetto, senza troppa fatica".

Due volte Italia-Inghilterra

Gli azzurri del rugby affronteranno l'Inghilterra nell'ultima partita del 6 Nazioni sabato 15 marzo all'Olimpico di Roma, alle 13.30 (diretta Dmax); le ragazze dell'Italia affronteranno invece le inglesi domenica 16, alle ore 15, al “Pagani” di Rovato, in provincia di Brescia (diretta streaming cliccando qui ).

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