Ron

Ron, dagli anni d'oro dei cantautori all'era dei talent show

Silvia Morara
Ron con Gianni Poglio, giornalista di Panorama
Silvia Morara
Ron a Modena per Panorama d'Italia
Silvia Morara
Ron a Modena per Panorama d'Italia
Silvia Morara
Ron a Modena per Panorama d'Italia
Silvia Morara
Ron a Modena per Panorama d'Italia
Silvia Morara
Ron con Gianni Poglio, giornalista di Panorama
Silvia Morara
Ron con Gianni Poglio, giornalista di Panorama (a destra), passeggia per le strade di Modena
Silvia Morara
"Chissà se lo sai" (Ed. Piemme), il libro di Ron
Silvia Morara
La degustazione di Grana Padano
Silvia Morara
Degustazione del vino Malvasia Secca Cantine Ceci
Silvia Morara
Degustazione del vino Malvasia Secca Cantine Ceci
Silvia Morara
Silvia Morara

"Piazza Grande è nata sul ponte di una nave, in mare aperto mentre navigavamo verso la Sicilia. Prendo la chitarra mi vengono due accordi e una linea melodica. Lucio (Dalla) era lì a quattro passi da me. Appena sente quelle note interviene, fa due varianti con la voce e in pochi minuti prende forma uno dei brani a cui sono più legato da sempre".

Una vita da artista, da cantautore, da uomo libero: quella di Ron, protagonista ieri sera di uno degli eventi di Panorama d'Italia a Modena.

Ron a Modena per Panorama d'Italia

I dubbi su Caruso

Dalle partecipazioni a Sanremo alle telefonate notturne con Lucio Dalla, per parlare di musica ma soprattutto di canzoni appena nate: "Ci confrontavamo sulle nostre creazioni. Era un feedback immediato. Lui si metteva la cornetta del telefono sulla spalla, poi iniziava a suonare il pianoforte e cantava. Una volta gli bocciai Caruso: "Ma sei sicuro di volerla fare, ha un sapore così antico e poi tu che canti con accento napoletano... Non mi convince". Possiamo dire che aveva ragione lui..." racconta citando uno dei tanti episodi che compongono il suo libro, Chissà se lo sai (Ed. Piemme), efficace e intrigante racconto di una vita immersa nella musica. E non solo.

Banana Republic

Ron è autore ma anche music maker del più leggendario tour negli stadi di sempre, quello di Banana Republic con Lucio Dalla e Francesco De Gregori. "Mi sono occupato di tutti gli arrangiamenti, Lucio e Francesco si fidavano completamente. Durante il concerto c'era anche un momento in cui toccava a me cantare. Una vera sfida perché il pubblico era lì per loro e non voleva ascoltare nient'altro. Ricordo tanti fischi e lattine. Gli anni Settanta sono stati eccezionali ma anche difficili, non bastava cantare, bisogna prendere una posizione, impegnarsi nella direzione della canzone politica. De Gregori venne letteralmente processato in pubblico dalla sinistra extraparlamentare al Palalido di Milano e trattato come un capitalista che pensava solo ad arricchirsi".

I talent show

Altri tempi. Questa è l'era dei talent show: "Diciamo che in termini di libertà e creatività i confini si sono ristretti. Si è codificata l'idea di canzone che per passare in radio deve avere una certa lunghezza e un certo ritmo. I ragazzi dei talent sono costretti a misurarsi con le cover di brani famosi per farsi ascoltare.

Capitolo Festival: "Sanremo mi ha dato tanto, l'ho anche vinto nel 1996 con Vorrei incontrarti fra cent'anni. Nel libro racconto di una rocambolesca esibizione accompagnato sul palco da tre donne nella serata dei duetti: la vulcanica Loredana Bertè, Tosca e l'arpista Cecilia Chailly. Fu un delirio".

Il sogno

Infine il sogno: "Realizzare una trasmissione in tv, magari anche da casa mia, in cui dare spazio al valore e al talento. Penso ai musicisti, ma anche ai poeti e agli inventori. Poche persone al mondo mi affascinano come gli inventori, gente che crea qualcosa che prima non c'era".

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