Quegli assegni in bianco a Muahammar Gheddafi

Il leader libico Muammar Gheddafi (S) con il ministro degli Esteri, Franco Frattini (Ansa)

Di Annalisa Chirico

Intervista al Ministro Frattini su La Stampa. Un anno fa, non di più.
Frattini tesseva le lodi dell’alleato speciale, Muammar Gheddafi. “I rapporti che l’Italia ha con Gheddafi non li ha nessun altro Paese”. Ministro, non lo dica così forte…non c’è poi molto di cui vantarsi. Non pensa, Ministro, che forse abbiate concesso troppi fasti, troppe hostess, troppi soldi a un dittatore senza scrupoli, che minaccia l’islamizzazione dell’Europa? Gli alleati occidentali lo hanno emarginato, noi invece ci siamo intestarditi. Vogliamo sdoganarlo ad ogni costo. Che ci guadagniamo? Gheddafi, rispondeva il Ministro, “va in giro per l’Africa a dire che l’Italia è l’unico Paese che ha superato il colonialismo. Sa questo quante porte apre in Africa?». Realpolitik, la stessa per cui le porte si sono chiuse. Alle spalle di un Gheddafi messo alla porta.
Frattini invece è sempre lì, alla Farnesina. Lui e il suo governo (col voto complice del PD e i seimila emendamenti radicali) una vera “impresa internazionale” l’hanno portata a termine nel 2009: un assegno in bianco da 5 miliardi di dollari a un dittatore destituito di lì a poco. Per fortuna i pagamenti sono stati sospesi, ma quel trattato rimane una pietra miliare nella storia della politica estera italiana. Come si dice? Una lezione di realpolitik.

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