Qualità biodinamica

La biodinamica è spesso considerata troppo in bilico tra esoterismo e realtà del bicchiere. I dati sulla diffusione del metodo godono di riscontri sempre maggiori tanto tra i vigneron, quanto in virtù di un numero sempre crescente di appassionati che bevono e apprezzano, speriamo non per moda ma per gusto personale, soltanto i vini realizzati in ossequio a questa filosofia produttiva.

La biodinamica si applica a ogni aspetto del fare vino. Semplificando, fin quasi alla banalizzazione, potremmo dire che in vigna essa si fonda sul rifiuto categorico dei prodotti di sintesi, mentre in cantina si basa su fermentazioni spontanee e bassissimi livelli di anidride solforosa. Il vino come andrebbe fatto direbbero in molti.

La grande obiezione che tuttavia si leva a questa metodologia, riguarda in realtà la mancanza di oggettività scientifica. Da un punto di vista empiricamente visivo tuttavia va  sottolineato come le porzioni di vigna sottoposte alle pratiche biodinamiche rappresentano un paradigma visivo, e non solo, di che cosa s’intende per «pianta in salute». Gli sforzi di promozione e diffusione di questa filosofia produttiva proliferano sempre di più.

Uno degli appuntamenti più completi per la comprensione della biodinamica è stato il 5° Convegno di Viticoltura Biodinamica Moderna, tenutosi recentemente a Cerreto Guidi. Creato da un’idea di Rita Mulas e affidato alla direzione scientifica di Leonello Anello, consulente di alcune aziende biodinamiche più reputate e premiate, l’incontro ha mostrato quali siano le potenzialità di questa pratica. Durante il convegno sono intervenute numerose personalità del mondo accademico italiano e non che hanno fornito riscontri e plausibilità alla biodinamica, utilizzando  cromatografie dei terreni e cristallizzazioni sensibili dei vini.

Pur trovando alcuni spunti piuttosto interessanti (Leonello Anello ha parlato di una doverosa modulabilità della biodinamica rispetto a territori e tipologie varietali) ritengo che l’assaggio, sia ancora un parametro di giudizio invalicabile. Un vino equilibrato, rispettoso del terroir e del vitigno vale molto più di un vino che si possa fregiare di qualsivoglia patente produttiva. Per questo vi voglio segnalare un paio di etichette che sono incidentalmente biodinamiche, ma unanimemente considerate di valore. I nomi? Il Brunello di Stella di Campalto e il Sangiovese, questa volta romagnolo, di Tenuta Mara.

I MIEI CONSIGLI

Stella di Campalto Brunello di Montalcino 2006

(94/100 al vino, 96/100 in abbinamento)

Rosso rubino scarico. Naso con ricordi di rosa e piccoli frutti rossi, che in bocca si affiancano a note ferrose. Beva straordinaria e, di conseguenza abbinabilità praticamente senza frontiere; da una succulenta bistecca alla brace sino a un tramonto.

Tenuta Mara Maramia 2011

(89/100 al vino, 93/100 al vino in abbinamento)

Il colore, rubino scarico, ci suggerisce un vino giovane. Il naso, ad oggi ancora lievemente silenziato dal legno, è invece sintomo di un vino in cui la materia giunge da vigne piuttosto giovani. Bocca tesa, dominata da note di eucalipto, lampone e spezie. Immancabile con il castrato alla brace.

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