Perché non mi piace l'Opa di Ferrero su Thorntons

Per tutta la sua lunga vita Michele Ferrero è stato letteralmente assediato. Da banche d’affari, da consulenti e da quelle che, troppo elegantemente, vengono chiamate “boutiques finanziarie”. Ognuno gli proponeva un affare, un colpo grosso, una "occasione irripetibile per espandere il business". E a tutti Michele Ferrero rispondeva, con la sua consueta eleganza, “no, grazie”.

Un giorno di cinque anni fa le insistenze delle banche d'affari erano riuscite a convincere gli uomini più vicini al fondatore il quale, alla fine, cedette e accettò di discutere in consiglio d'amministrazione l'acquisto della società cioccolatiera britannica Cadbury. Quel giorno di cinque anni fa Michele Ferrero fece accomodare tutti i consiglieri al loro posto nella grande sala riunioni. Li guardò in faccia a uno a uno per vedere le loro reazioni all’insolito centro-tavola che aveva fatto preparare. C’era un enorme vassoio stracolmo di tutti i prodotti della Thorntons: cioccolatini fondenti, al latte e al cioccolato bianco, barrette al cioccolato alla menta e al peperoncino, toffee e perfino dei lecca-lecca al cioccolato. Praticamente tutti i prodotti che la società britannica produceva erano sul tavolo.

“Adesso fatemi la cortesia, assaggiate tutto”, disse Michele Ferrero ai consiglieri. Questi, un po’ imbarazzati, si alzarono e andarono a prendere chi un ciccolatino, chi una barretta, chi una caramella ripiena. Finita la degustazione, tutti si rimisero a sedere e Michele Ferrero chiese loro: “Adesso ditemi, voi le comprereste ‘ste cose?”. Il silenzio si impadronì della sala. Nessuno se la sentì di dire “sì” e, in questo modo, cinque anni fa la Ferrero decise di rinunciare all’acquisto della Thorntons. Acquisto che, invece, è stato deciso pochi giorni fa cedendo alle insistenza di quelle boutiques finanziarie specializzate nel fare i loro affari, non quelli dei clienti.

L’Offerta pubblica d'acquisto, annunciata dalla società piemontese sarà certamente una brillante operazione finanziaria, come tutte le operazioni portate a termine dai professionisti del M&A. E, probabilmente, è anche la mossa giusta per “espandere il business” in un mercato dove Ferrero non è leader (come invece lo è in Francia, Italia e Germania). D'altra parte non c’è nessun dubbio che dal punto di vista dell’impiego del capitale un’acquisizione è proprio quello che ci vuole. Eppoi è ovvio che dopo questa operazione Ferrero diventerà un big player nel mondo anche della finanza, oltre che del cioccolato. E, in fondo, è giusto approfittare degli errori di un concorrente che negli Anni '90 ha aumentato la propria capacità produttiva ed ha iniziato a distribuire i propri prodotti nei supermercati per rispondere, sbagliando, all'ossessione della borsa (Thorntons' è quotata, a differenza della Ferrero) che chiedeva sempre più fatturato, sempre più margini, sempre più utili. Ma resta il fatto che Ferrero è diventata la terza società di dolciumi al mondo con un fatturato di 8 miliardi di euro, non grazie ad acquisizioni ma attraverso prodotti azzeccati che hanno conquistato i clienti di mezzo mondo (Ségolène Royal a parte, ma ce ne faremo una ragione).  E resta soprattutto il fatto che Michele Ferrero non si sarebbe mai sognato di comprare quei cioccolati in un supermercato. Ecco perché questa Opa non è solo un'Opa, è la fine di un modello industriale e, forse, anche di un mondo. 

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