Panorama porta a New York il made in Italy di successo

Laredo Montoneri
Il pubblico dell'appuntamento di Panorama a New York sulle eccellenze italiane all'estero
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Il tavolo di eccellenze del made in Italy a New York per Panorama d'Italia
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Tommaso Dragotto, presidente di Sicily By Car
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Francesco Genuardi, console italiano a New York
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Biagio Calabrese, general manager di Intesa SanPaolo a New York
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Antonio Cipollone, ceo Vhernier per il Nord America e Caraibi
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Costantino Baldissara, direttore commerciale e operations di Grimaldi Group -

“This is Italy”, questa è l’Italia: l’Italia delle eccellenze imprenditoriali, del design ma anche della qualità tecnologia e dello stile di vita ammirato ed emulato: un’Italia che - se n’è parlato a New York nell’headquarter di Intesa San Paolo (Isp) a Down Town - ha esportato nel 2017 merci e servizi per 40 miliardi di dollari, con un avanzo di 25 miliardi, un vero record storico.

L’edizione 2018 di “This is Italy” è infatti partita sotto l’egida di Panorama e alla presenza del Console italiano Francesco Genuardi nella stupenda sede storica di Isp – in William Street, a poca distanza da luoghi simbolo come Ground Zero e Wall Street, dove ancora campeggia il mitico logo della Banca commerciale italiana, assorbita da tempo nel gruppo.

A discuterne, un quartetto d’eccezione, condotto da Nicola Porro che, dopo la presentazione del direttore di Panorama Raffaele Leone – “Questa di oggi è un’occasione per ricordare la storica amicizia Italia-Usa, con storie di successo e di eccellenza” - ha ricordato a un pubblico professionale che cosa significhi, oggi, essere e restare eccellenze imprenditoriali italiane a New York, ovvero nel mondo.

Già l’introduzione di Biagio Calabrese, general manager dell’”hub” di Isp a New York è molto significativa: “Siamo orgogliosi”, ha detto, “del buon lavoro che stiamo facendo qui per l’economia italiana e per le imprese italiane, che diventano costantemente più significative e competitive”. “Stiamo vivendo giornate molto dinamiche”, si collega confermando il Console Genuardi, “perché constatiamo ogni giorno come l’Italia sia un partner privilegiato e molto forte per gli Stati Uniti. Per esempio nei prossimi giorni aprirà il Fancy Food, la più importante fiera americana dell’enogastronomia, e per la prima volta le imprese espositrici italiane saranno ben 320: mai viste tante, segno della vitalità e del dinamismo economico del nostro Paese”.

Giunge il momento della carrellata degli interventi cui dà il via Nicola Porro dando la parola a Costantino Baldissara, direttore commerciale e operations di Grimaldi Group. Il manager ricorda come il Nord America sia essenziale per l’attività della flotta – che vanta nel complesso 130 navi – perché da tempo fornitrice dei colossi americani dell’auto: Ford, General Motors e naturalmente Fca. “Non a caso alle navi di ultima generazione che stanno entrando in servizio abbiamo dato nomi di città americane: la Grande New York, inaugurata poche settimane fa, poi la Grande Baltimora e arriveranno la Grande New Jersey, e ancora navi intitolate al Texas, alla California, a Houston”.

Nei piani Grimaldi, naturalmente, c’è lo sviluppo del servizio all’industria automobilistica, in cui il trasporto via mare fa e ancor più farà la parte del leone e che già oggi cuba un terzo del fatturato globale, tra Mediterraneo, Americhe e Africa: “Siamo cresciuti molto negli ultimi 20 anni, e abbiamo trovato un nuovo modo di fare business: prima di noi le auto in Europa viaggiavano su camion e treni”.

Dall’infinitamente grande delle navi da carico al piccolissimo e preziosissimo dell’alta gioielleria: è Vhernier, come la racconta Antonio Cipollone, che è ceo dell’azienda in Nord America e nei Caraibi: “Negli Stati Uniti, luxury è sinonimo di Italia, e il nostro brand vive questa felice identificazione. Siamo al 100%  italiani, ma siamo presenti in 22 Paesi del mondo, con 50 boutique di cui in America 4, affiancate da shops in shops e da altri quarantacinque punti vendita. Il nostro pubblico vuol conoscere tutto dell’oggetto che sceglie, un prodotto di lusso e di alta gamma, che essendo frutto dell’alto artigianato è sempre un pezzo unico. Ed è questo che gli americani amano del made in Italy e che considerano speciale: a volte è triste pensare che in Italia non è abbastanza valorizzato”.

Con queste premesse di eccellenza e di domanda sono tanti gli impegni e le opportunità per Intesa San Paolo che, come sottolinea il general manager Biagio Calabrese, “supporta tutte le società italiane che vogliono operare negli Usa, da quelle che fatturano 1 milione a quelle che fatturano 10 miliardi. Abbiamo circa 200 persone qui, di molte nazionalità diverse, tutte dedicate a seguire la clientela italiana, siamo flessibili, vogliamo essere partner finanziari integrali per le nostre imprese clienti, aprire per loro i mercati finanziari e metterle in contatto con gli investitori Usa. Contemporaneamente promuoviamo anche la cultura italiana, come abbiamo fatto con la recente esposizione al Metropolitan Museum del Martizio di Sant’Orsola del Caravaggio”.

Infine, ma non certo da meno per densità di pensiero e di emozione, è la volta della testimonianza di un self-made-man all’americana nato ottant’anni fa a Palermo, Tommaso Dragotto, fondatore e presidente di Sicily By Car, tuttora unico autonoleggio italiano a capitale nazionale e presenza internazionale, con 20 mila vetture e 500 dipendenti in oltre 60 uffici nel Paese e 4 all’estero.  “La mia Sicilia”, dice Dragotto, che davvero è un entusiasta ambasciatore della sua isola nel mondo, “è forse la più bella che esista sul pianeta, per questo le ho intitolato la mia azienda, qualunque altro nome sarebbe stato un tradimento”.

Dragotto spiega con semplicità il segreto del suo successo: “Il mercato ci dice cosa devi fare e noi ci adoperiamo per seguirne l’input. Ho cominciato a far così sin dall’inizio, sin da quando a 16 anni ho iniziato a noleggiare le auto incassando 2 dollari al giorno, poi con 1 milione e 300 mila lire di allora ho comprato la mia prima auto usata, una Fiat 1300, e in pochi anni sono arrivato a gestire 800 auto in Sicilia, per poi aprire a Roma e Milano e, nel Novanta, concordare con Montezemolo la mia sponsorizzazione di Italia Novanta”.

Innovazione e coraggio, sempre, potrebbero essere le parole-chiavi di questo successo imprenditoriale, “che non si ferma qui – conclude Dragotto – anzi: abbiamo appena lanciato il giro della Sicilia in auto elettrica installando una rete di trenta punti di ricarica presso altrettante dimore storiche dell’isola: una prospettiva inedita, e tutta ecologica, per visitare la terra più bella del mondo”.

Calabrese (Banca Intesa, Usa): "Il nostro aiuto alle aziende italiane negli States"

Dragotto (Sicily by Car): "La mia simbiosi amore e odio con la Sicilia"

Cipollone (Vhernier): "Gli americani apprezzano il Made in Italy"

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