Fiat Panda, Punto, Bravo: tutti i modelli-flop di Marchionne

È un pavimento lastricato di delusioni commerciali e di previsioni sbagliate quello sul quale in questi anni si è mosso Sergio Marchionne alla guida della Fiat. Un periodo nero durante il quale numerosi sono stati gli ostacoli, rappresentati da modelli di autovetture in profonda crisi di vendite, sui quali è inciampato malamente il manager italo-canadese. A parte infatti le innegabili soddisfazioni statunitensi, rappresentate dall’acquisizione della Chrysler, grazie anche al decisivo sostegno economico offerto dal presidente Barack Obama, Marchionne in Italia ha dovuto fare i conti con una serie di risultati negativi, che forse solo in parte si possono spiegare con la crisi generale del mercato automobilistico europeo .

In questo senso è un fatto ad esempio, che negli ultimi anni siano scomparsi dal catalogo del Gruppo Fiat ben nove modelli di vetture che non sono stati sostituiti. Dalla Croma alla Multipla, dall’Idea alla Musa, fino all’Alfa 166, solo per citarne alcuni. Ma se questa può essere considerata la fiera delle occasioni mancate, visto che Marchionne ancora oggi si ostina a sostenere che nuovi modelli potranno essere lanciati solo quando il mercato darà seri cenni di ripresa, ancora più eclatante sono i dati, fortemente negativi, che hanno caratterizzato la produzione delle vetture che al momento rappresentano comunque l’offerta di punta del Lingotto. Contrazioni di produzioni che, ad essere onesti, sono iniziate in epoca antecedente all’arrivo di Marchionne alla guida del Lingotto, ma che sotto la sua guida non si sono certo ridotte, e anzi, il più delle volte, si sono anche accentuate.

Fiat Bravo. È un caso emblematico per testimoniare il segno totalmente negativo dei tempi attuali in casa Fiat. In partenza era prevista una produzione di circa 120 mila esemplari, e nei primi tempi  le vendite sono state coerenti con queste previsioni. Poi c’è stato però il crollo totale e attualmente si è scesi a stento a quota 40 mila.

Nuova Panda. In questo caso, oltre alle stime sulla produzione, grande affidamento c’era stato sul progetto complessivo legato al rilancio di questa vettura. L’assemblaggio della Panda infatti è stata riportata in Italia dalla Polonia, e a Pomigliano è stato costruito uno degli stabilimenti più moderni del mondo, primo tassello di quel progetto di Fabbrica Italia, poi miseramente abbandonato e disconosciuto da Marchionne. E se ora a Pomigliano i lavoratori tremano per il proprio posto , i numeri della Nuova Panda non fanno sperare niente di buono, e questo nonostante si parli del modello di auto che in Italia nel 2012 è risultato in assoluto il più venduto. L’idea iniziale prevedeva infatti una produzione di 200 mila modelli, ma per la fine di quest’anno a stento si arriverà a quota 120 mila.

Punto. Nonostante sia il modello di punta di casa Fiat, questa vettura negli ultimi 10 anni ha subito una contrazione produttiva di circa il 60%, una vera e propria ecatombe. Sommando i numeri della Punto Classica e della Grande Punto, versione più moderna, si è partiti da stime di 600mila modelli per scendere drammaticamente a quota 260mila. E ora il lancio della nuova versione sembra essere stato posticipato addirittura al 2015.

Fiat 500. E’ la vettura su cui attualmente sta puntando maggiormente il Lingotto, anche se per noi italiani le ricadute economiche e lavorative sono nulle, visto che viene prodotta in Polonia. Anche qui però i numeri sono emblematici: dallo stabilimento di Tichy quest’anno usciranno circa 250mila vetture rispetto alle circa 450mila prodotte in precedenza.

Jeep. Più che un’occasione mancata, in questo caso parliamo di un tentativo ancora inconcludente. Marchionne infatti ha deciso di provare a rilanciare in Italia e in Europa l’immagine di un marchio americano storico. Per il momento i risultati sono però come detto ancora inconsistenti. Una delusione che si lega alla preoccupazione dei lavoratori di Mirafiori: qui infatti da tempo la Fiat promette di avviare la produzione di un nuovo Suv-Jeep, per il momento però, in pieno stile Marchionne, l’inizio delle attività è slittato al 2014, e senza nessuna reale garanzia.

Fiat 500L. In realtà questo modello, ultimo nato in casa Fiat, non dovrebbe stare ancora in questa categoria, quella cioè dei fallimenti dell’era Marchionne. Anche perché deve ancora subire il giudizio del mercato. Singolare però che appena partita la produzione, anche in questo caso interamente delocalizzata in Serbia, i modelli che usciranno per quest’anno si siano ridotti a circa 27mila rispetto ai 33mila programmati. Se il buongiorno si vede dal mattino…

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