vanessa ballan
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L'omicidio di Vanessa Ballan mostra tutti i limiti e l'impotenza di norme inapplicabili nella realtà

L’omicidio della 26enne Vanessa Ballan, dalle prime ricostruzioni ha tutta l’aria di essere l’ennesima cronaca di una morte annunciata: La donna aspettava il suo secondo figlio ed è stata brutalmente picchiata ed uccisa con sette coltellate al torace nella sua casa a Spineda di Riese Pio X in provincia di Treviso. Il presunto assassino, Bujar Fandaj, un 41enne di origini kosovare attualmente in stato di fermo, sarebbe stato denunciato dalla vittima per stalking nel mese di ottobre. Un caso che ricorda quello di Alessandra Matteuzzi, la 56enne uccisa a Bologna, che aveva denunciato anche lei per stalking, l'ex compagno Giovanni Padovani, accusato dell'omicidio, senza che fossero stati presi provvedimenti restrittivi nei confronti dell'uomo.
«Il Pm dovrebbe ascoltare le vittime invece di delegare alle forze di polizia spesso impreparate ad inquadrare la fattispecie del reato»-ci spiega un rappresentante delle forze dell’ordine che ha preferito restare anonimo.

Perché non lo fanno?

«Le procure sono scollegata dalle realtà dei territori, non interagiscono con le vittime e coloro che sono accusati di reati spia in diversi casi, non vengono raggiunti da provvedimenti cautelari in tempi brevi ma solo dopo mesi. Questo lascia persone potenzialmente pericolose a piede libero».

Come si svolge la presa in carico di una denuncia per reati persecutori?

«Noi, una volta che abbiamo preso in carico la denuncia, avviamo una serie indagini e verifiche: analizziamo messaggi, email, controlliamo i tabulati telefonici e ascoltiamo eventuali testimoni. Poi inviamo tutto in procura. Il Pm ci chiede di risentire dopo tre giorni la vittima, che spesso non ha nuovi elementi da fornire. Da quel momento passa un ulteriore periodo di tempo, a volte fatale come purtroppo abbiamo visto, prima che il Pm valuti quanto ricevuto e scelga quale provvedimento adottare».

Il codice rosso funziona?

«Il codice rosso non funziona, ad esempio anche con il braccialetto elettronico in caso di emergenza, una pattuglia non riesce ad arrivare in tempi brevi a causa della carenza di personale. Mentre nel caso di divieto di avvicinamento di 500 metri dai luoghi frequentati dalla persona è difficile riuscire a mappare tutti i luoghi frequentati dalla persona che denuncia. Inoltre se la vittima decide di non andare in un centro protetto per motivi personali, è impossibile controllare che non le accada nulla».

I numeri del report della Direzione Centrale Polizia Criminale: “Il Punto – Il pregiudizio e la violenza contro le donne”

Il documento, elaborato dal Servizio Analisi Criminale, esamina il fenomeno della violenza di genere avvalendosi delle informazioni contenute nella Banca dati delle Forze di polizia dal 1° gennaio al 3 dicembre 2023. Dall’analisi emerge drammaticamente il numero delle donne uccise nel 2023: sono 109 e tra queste, 90 hanno perso la vita in ambito familiare/affettivo e 58 sono state assassinate da partner/ex partner.

Nel 2023 90 donne hanno perso la vita in ambito familiare/affettivo e 58 sono state assassinate da partner/ex partner
Il report contiene un focus dedicato ai cosiddetti “reati spia” della violenza di genere, ovvero tutti quei reati che annunciano o anticipano altri reati di maggiore entità. Nei primi nove mesi del 2023 diminuiscono, rispetto all’analogo periodo del 2022, gli atti persecutori (cosiddetto stalking) e i maltrattamenti contro familiari e conviventi. Nel 2023 si registra un decremento del 13% dei reati di stalking, che sono stati 12.491 a fronte dei 14.326 dell’analogo periodo nel 2022.L’incidenza delle vittime donne si attesta al 74% in entrambi i periodi. In calo, inoltre, le violenze sessuali, reato le cui vittime, nel 91% dei casi, sono donne. I primi nove mesi dell’anno fanno registrare inoltre un incremento dell’azione di prevenzione, con un aumento degli ammonimenti dei questori per violenza domestica e di quelli per stalking, mentre si registra un decremento dei provvedimenti di allontanamento d’urgenza dalla casa familiare. Nel complesso, nei primi 9 mesi del 2023, rispetto allo stesso periodo del 2022, diminuiscono le violazioni dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, nonché le lesioni con deformazioni o sfregio permanente al viso (-14%). Aumentano invece i casi di costrizione o induzione al matrimonio, con 16 casi nel 2023 rispetto agli 11 dell’anno prima (+45%). Anche il revenge porn è in aumento (+1% rispetto al 2022), e dalla entrata in vigore della legge 69/2019 (nota come “Codice rosso“) al 30 settembre 2023 sono stati registrati 4.821 casi, con il 69% di vittime donne. Solo nel 2023 sono stati denunciati 964 reati di revenge porn.

Nel 2023 si registra un decremento del 13% dei reati di stalking rispetto al 2022

Un approfondimento è opportuno sulle caratteristiche delle vittime femminili dei reati di specie, esaminati nel loro complesso. Nel report evidenzia come la maggior parte delle donne offese abbia un’età compresa tra 31 e 44 anni (34% nel periodo 2022 e 33% in quello 2023); seguono quelle di età compresa tra i 18 e 30 anni (22% in entrambi i periodi). La percentuale di vittime minorenni è del 9%, sia nei primi nove mesi del 2022 che del 2023. Analizzando i reati spia in una prospettiva più ampia, attraverso i dati raccolti dal 2013 al 2022 dall’Eurispes e dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Direzione Centrale della Polizia Criminale, si osserva che in un decennio c’è stato un incremento del 105% dei maltrattamenti contro familiari e conviventi, +48% per gli atti persecutori, e un aumento significativo (+40%) delle violenze sessuali (4.488 casi nel 2013 a fronte dei 6.291 nel 2022). La percentuale di donne vittime di violenze sessuali presenta un’incidenza elevata, vicina al 90%, in tutti i periodi in analisi. Nel 2022 il 91% delle vittime di violenza sessuale sono donne. All’interno dello stesso report è emerso, inoltre, che quasi una donna su cinque è stata vittima di moleste, il 18,9%. Le donne interessate dal sondaggio hanno denunciato molestie da parte di conoscenti (21%) e sconosciuti (21%); ma anche da parte di colleghi (18%), parenti (17%), datori di lavoro (9%), superiori (6%).

Violenza di genere e disabilità, nel 73% dei casi i maltrattamenti avvengono in famiglia

All’interno del report “Il Punto – Il pregiudizio e la violenza contro le donne” è stato dedicato un capitolo sulle discriminazioni contro le donne disabili, che versano in una condizione di particolare fragilità, realizzato con l’ausilio dell’Osservatorio contro gli atti discriminatori. La violenza di genere contro le donne con disabilità riguarda il 73% dei casi maltrattamenti in famiglia, nel 17% si tratta di violenza sessuale e nel 10% di atti persecutori (in riferimento al periodo di ottobre 2022/settembre 2023). Durante l’incontro di presentazione giovani atleti, campionesse e campioni dei gruppi sportivi di Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Penitenziaria, hanno voluto, infine, fornire il loro contributo contro la violenza di genere, lanciando un messaggio di speranza e raccontando le loro testimonianze sul valore dello sport per promuovere un’effettiva parità di genere.

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