È morto Dario Fo, giullare da Nobel - Foto

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Dario Fo intento a dipingere la scenografia dello spettacolo "Lu santo giullare Francesco", messo in scena in prima mondiale al 42/o Festival di Spoleto l'8 luglio 1999.
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Dario Fo, Roma, 3 dicembre 2015.
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Dario Fo e Franca Rame a Roma durante una manifestazione.
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Franca Rame e Dario Fo lasciano il teatro dopo la fine del programma associato alla lotteria di Capodanno, Milano, 29 novembre 1962.
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L'attore Felice Andreasi (a sinistra) e Dario Fo in un'immagine d'archivio dell'8 novembre 1988.
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10 dicembre 1997. Il drammaturgo italiano Dario Fo (secondo a sinistra) riceve l'ovazione dopo aver ricevuto il premio Nobel per la letteratura, durante la cerimonia di premiazione a Stoccolma. Accanto a lui applaudono gli altri premi; da sinistra gli americani Stanley Prusiner (Medicina), Robert C. Merton e Myron S. Scholes (economia).
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Il premio Nobel per la Letteratura Dario Fo nel suo appartamento durante la presentazione alla stampa del nuovo libro, "La figlia del Papa", Milano, 9 aprile 2014.
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Dario Fo durante la prova generale de "Lu Santo Jullare Francesco" , messo in scena per il Festival di Spoleto, 6 luglio 1999.
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42° Spoleto Festival: Dario Fo con Franca Rame ringraziano il pubblico dopo lo spettacolo "Lu santo jullare Francesco", 8 luglio 1999. Sullo sfondo la scenografia dipinta dal maestro stesso.
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9 settembre 1992, Dario Fo.
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Dario Fo in una foto del 1962.
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Dario Fo e Franca Rame al festival di Venezia in una foto d'archivio.

È morto Dario Fo, all'ospedale Sacco di Milano, dove era ricoverato da qualche giorno. Aveva 90 anni, compiuti il 24 marzo scorso. Ha lavorato e dipinto fino all'ultimo. Recentemente aveva tenuto nella sua casa milanese una conferenza stampa per il suo nuovo libro Darwin.

Artista eclettico, drammaturgo, scenografo, attore, pittore, uomo di teatro dalle scarpe al midollo, orgoglio italiano, nel 1997 vinse il premio Nobel per la Letteratura. "Seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi": fu questa la motivazione del prestigioso riconoscimento ricevuto a Stoccolma.

"Con Dario Fo l'Italia perde uno dei grandi protagonisti del teatro, della cultura, della vita civile del nostro Paese", Matteo Renzi

Con i suoi testi teatrali, spesso in coppia all'amata moglie Franca Rame, Dario Fo ci ha fatto ridere, riflettere, indignare. Sul palco ha coinvolto con la sua gestualità buffonesca e l'affabulare che ha adottato anche il grammelot, linguaggio scenico asemantico, affascinante e misterioso, che Fo ha definito un'autentica scienza. Militante di sinistra, le sue satire sono state stoccate alla politica e alla società contemporanee.

Il cordoglio di Renzi

"Con Dario Fo l'Italia perde uno dei grandi protagonisti del teatro, della cultura, della vita civile del nostro Paese", dice il premier Matteo Renzi. "La sua satira, la ricerca, il lavoro sulla scena, la sua poliedrica attività artistica restano l'eredità di un grande italiano nel mondo. Ai suoi familiari il cordoglio mio personale e del governo italiano". 

La giullarata del Mistero Buffo

Nei suoi lavori teatrali, rappresentati con successo in tutto il mondo, Dario Fo ha fatto uso degli stilemi comici propri della commedia dell'arte italiana. La sua opera più celebre è senz'altro Mistero Buffo, una "giullarata popolare" presentata per la prima volta nel 1969. Rifacendosi alle improvvisazioni giullaresche, qui Fo recitava in grammelot, con suoni che imitano il ritmo e l'intonazione di uno o più idiomi reali con intenti parodici, nel caso specifico imitando vari dialetti della Pianura Padana. 
Lo riviviamo in questo video:


L'unione con Franca Rame

Dario Fo ha condiviso con Franca Rame vita privata e professionale. I due si sposarono nel 1954. Dalla loro unione è nato il figlio Jacopo, nel 1955. Hanno vissuto insieme fino al 2013, anno della morte dell'attrice. Ai funerali fu toccante il saluto di Fo: "C'è una regola antica nel teatro. Quando hai concluso non c'è bisogno che tu dica altra parola. Saluta e pensa che quella gente, se tu l'hai accontentata nei sentimenti e nel pensiero ti sarà riconoscente", e quindi un lungo "ciao" urlato al cielo.
Noi, Dario, ti siamo riconoscenti.

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