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Milan, altro deferimento dalla Uefa. Cosa succede (e il rischio di una guerra)

La guerra tra il Milan e la Uefa si arricchisce di un nuovo capitolo. Il club è stato infatti deferito alla Camera Giudicante dell'organo di controllo per non essere riuscito a "rispettare il pareggio di bilancio" nel triennio concluso il 30 giugno 2018. Un passaggio formale dovuto, essendosi conclusa a Nyon l'analisi dei conti di tutte le società, ma che appesantisce la posizione dei rossoneri che sono già sotto sanzione per il triennio 2015-2017 per il quale hanno aperto un contenzioso al Tas con la Uefa.

I conti del Milan non tornano e non di poco. Sotto osservazione è finito, infatti, il primo bilancio firmato da Elliott (appena subentrato) nel quale erano stati scaricati diversi costi della gestione Li per un rosso di 126 milioni di euro. Una montagna di soldi che si aggiunge ai passivi ereditati da Fininvest per un totale sul triennio certamente superiore ai 200 milioni di scostamento rispetto ai parametri del Fair Play Finanziario.

Nelle prossime settimane la Camera Giudicante dovrà decidere quale sanzione irrogare al Milan e il rischio che si possa arrivare a un'esclusione dalle coppe europee (Champions League in caso di quarto posto o Europa League altrimenti) è concreto, anche perché per il club si tratta di una recidiva proveniendo da un triennio di sforamenti e avendo ulteriormente aggravato i conti.

Cosa rischia il Milan

Il deferimento non ha colto di sorpresa i vertici della società che erano al corrente dell'indagine in corso tanto da ritenere un atto dovuto questo passaggio. La convinzione di Casa Milan è che ci siano margini per vincere davanti al Tas il ricorso contro la sanzione per il triennio 2015-2017 che prevede l'obbligo di pareggio di bilancio al 2021 (pena l'esclusione per un anno dalle competizioni), una multa di 12 milioni di euro e la limitazione a 21 giocatori della lista Uefa.

Il tutto dentro un percorso con la Uefa ancora lungo e lontano da una soluzione soddisfacente. Oggi, però, il deferimento avvicina temporalmente il primo passo perché la Camera Giudicante si dovrà esprimere con un verdetto che incida sulla prossima stagione

A disposizione ha una vasta gamma di sanzioni, dal semplice avvertimento alla revoca di titoli vinti sul campo. Nell'elenco sono comprese le misure già prese ed è difficile immaginare che una recidiva possa essere trattata meglio rispetto al primo giudizio. Dunque, non è inimmaginabile uno scenario di esclusione per una stagione (la prossima) dalle competizioni Uefa nel caso il Milan non riesca a dimostrare di essere rimasto dentro i parametri Uefa.

Il muro contro muro con la Uefa

Lo scenario complessivo è, ovviamente, più articolato. Intanto c'è il ricorso al Tas di Losanna non ancora messo in calendario e dopo il quale esiste ancora la possibilità di appellarsi al Tribunale federale svizzero. Il Milan accetterebbe una nuova sanzione senza seguire la strada già percorsa un anno fa? Difficile, anche correndo il rischio di sommare ricorso a ricorso rendendo ancora più complessa la situazione.

Certamente i primi mesi della gestione Elliott hanno alzato il livello del confronto con Nyon. Gli incontri che si sono susseguiti non hanno ammorbidito le distanze. Anzi. Al di fuori delle dichiarazioni ufficiali - anche Gazidis ha ribadito la volontà di rispettare le regolee - se possibile le hanno accentuate così come la politica di mercato del Milan che non ha dato segnali virtuosi nè la scorsa estate, nè a gennaio quando Leonardo ha speso 70 milioni per prendere Piatek e Paquetà.

Gazidis è dirigente con grandi agganci Uefa, ma è arrivato a inizio dicembre quando la macchina si era già messa in moto. Oggi la situazione è quella di un muro contro muro nei fatti. La Uefa non poteva non deferire il Milan e la possibile riforma del Fair Play Finanziario, su cui Nyon lavora, difficilmente arriverà entro la fine di maggio. Sempre considerando che ad ogni stagione che passa i rossoneri accumulano passivi di bilancio. Anche quello attuale si annuncia in rosso e per il prossimo è decisiva la qualificazione alla Champions League, da difendere eventualmente anche nelle aule dei tribunali.

Senza un punto di caduta non resterà che la guerra finale per provare a far saltare il FFP con le sue norme. Una strada che certificherebbe sostanzialmente la volontà di Singer di andare allo scontro. Uno scenario che non dispiacerebbe a qualche altro club in giro per l'Europa, soprattutto tra quelli più in difficoltà con Nyon.

Per il momento è solo uno scenario ipotetico, ma come in ogni guerra fredda quello che conta è l'escalation di azioni e reazioni. E ad oggi nessuno ha fatto un passo indietro. Il deferimento mette una prima scadenza tecnica al percorso che il Milan immagina con la Uefa. Da lì in poi ogni soluzione è possibile.

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