Mercato auto, il freno è l’attesa per gli incentivi

Troppa indecisione, eccessiva lentezza della burocrazia per rendere operativi gli incentivi, forse la speranza che le elezioni europee liberino presto gli automobilisti dagli eco-diktat della Maggioranza Ursula, o forse il fatto che gli stipendi nel Bel Paese restano al palo, ma tant’è che dopo un anno e sette mesi di crescita delle vendite, il mercato italiano torna a calare. Almeno secondo i dati forniti due giorni fa dal Ministero dei Trasporti, che mostrano -3,7% sul 2023 con sole 162.083 immatricolazioni.

Se si osservano i dati per tipo di alimentazione non si può ignorare che ben pochi paiono desiderare un’auto elettrica, almeno fino a incentivi collaudati, poiché nel mercato italiano la quota delle Bev è oggi del 3,3% (era 4.8%); ma piacciono meno anche le ibride plug-in (-22,6%) mentre le ibride senza spina, cioè quelle che si riforniscono come le termiche, segnano +8,9%. Problemi con le colonnine, pare, perché ormai ce ne sono tante ma poche sono funzionanti, allacciate o fruibili per ragioni di software “piantati” o di mancanza di collegamento alla rete internet che poi serve per pagare. Probabilmente in Italia si è fatta la corsa all’installazione senza badare troppo alla qualità del servizio e ora è opportuno rimediare in fretta, prima che quello della laboriosità delle ricariche diventi un’alibi innegabile. Comunque sia, a marzo salgono del 6,3% le auto a benzina, scendono del 28% i diesel, chissà se destinati a recuperare dopo le elezioni, mentre torna a farsi apprezzare il metano (36,4% del mercato) e resta stabile il Gpl con una quota del 7,6%.

Occhio, c’è veramente da considerare l’effetto lunga-attesa per gli incentivi sulle decisioni degli italiani, ma guardando quanto hanno venduto le aziende, Stellantis lascia sul campo l’11,6% provocato da -9,7% per Alfa Romeo; -5,8% per Citroën, -11,5% per DS, -2,1% per Fiat, -11,7% per Jeep, -4,2% per Lancia, -25,6% per Maserati; -32,1% per Opel e -21,1% per Peugeot. Renault e Ford registrano +5,2%, con un +4,9% per la prima e +5,4% per Dacia, ma bel -24% per Ford. Segna il passo anche l’italiana DR, mentre la sino-inglese MG piace e raggiunge un promettente +67%. Il gruppo Volkswagen segna +3,3%, ma Audi perde il 9%, Cupra segna -10,7%; -31,7% per Seat, ma VW sale da sola del 14% e Skoda cresce del 14,3%.

Lusso senza crisi, con Lamborghini che fa +110,7%, costituito, tanto per dare l’Idea, da sole 59 vetture. Restando in tema di importazione dalla Germania, Bmw e Daimler registrano -4,8% in meno ma con il logo dell’elica +5,6% e Mini a -35,5%. Sale del 12,3% Mercedes-Benz.

Dalla provenienza asiatica, il gruppo Toyota raggiunge +31,8% fatto da un +31,2% e uno 0,5% conquistato da Lexus. Nissan resta quasi stabile, +0,2%, Honda +20,4% e Mitsubishi +48,3%. Meno bene Suzuki (-3,5%), probabilmente per la troppa attesa alla quale sono costretti gli amanti del piccolo fuoristrada Jimny e per il restyling 2024 della Vitara, annunciato soltanto qualche giorno fa. Peggio fanno Subaru (-62%), Mazda (-11,8%), e in generale i costruttori coreani: Hyundai -6%; Kia -5,6%. Volvo raggiunge un ottimo +55% così come Jaguar e Land Rover (+5,1%), ma qui si entra le segmento delle auto considerate “premium” e quindi immatricolate da chi se le può permettere. Bene anche Porsche, +33,3%, mentre arretra Ferrari con -7,3% e crolla Tesla con -49,7%. Facendo la top-ten dei modelli più venduti, Tesla continua a ricevere la preferenza tra i veicoli elettrici, mentre in tutte le altre tipologie rimane saldamente in testa la Fiat Panda, della quale a marzo sono state immatricolate 11.806 unità, seconda è la Dacia Sandero con 5.535, terza la Lancia Ypsilon a 4.845 esemplari messi su strada. Giù dal podio ci sono la Citroën C3 (4.490 unità), la Toyota Yaris Cross (3.849), la Yaris tradizionale (3.760), la mezza-suv di Volkswagen T-Roc (3.403), quindi la Jeep Avenger (3.265) e la Peugeot 208 (3.211).

Fateci caso, le più vendute sono tutte vetture oneste, non promettono nulla di rivoluzionario ma sono anche quelle che costano cifre abbordabili e che si rompono meno, nonché quelle la cui assistenza non comporta salassi né troppe attese in termini di tempo per le parti di ricambio. Insomma, l’Italia, seppur nell’era globalizzata, rimane una nazione nella quale si vendono soprattutto utilitarie, anche se con le dimensioni delle scocche che si mostrano in costante aumento perché seguono i percentili delle nuove generazioni. Del resto, con dodicenni alti già un metro e settanta e diciottenni alla soglia dei due metri, pensare di mantenere anche soltanto gli abitacoli degli anni Novanta è missione impossibile.

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