Lettera al Prefetto di Napoli

Eccellenza, detto con tutto il rispetto che il suo rango e la sua carica meritano, piuttosto che una debole difesa del diritto al riconoscimento dello status per una sorta di malinteso ossequio ai dettami del cerimoniale, potrebbe con onesta’ intellettuale ammettere di aver minto al di fuori dell’onorovole pitale? Chi le scrive, a differenza della maggioranza degli italiani oramai poco inclini a concedere salamelecchi estetici ad una calsse dirigente in cui non riesce proprio a riconoscersi, puo’ anche comprendere in minima parte il suo sfogo, forse dettato da umane tensioni che anche ad un prefetto possono essere concesse in privato ma non in pubblico. Il contesto era, pero’, sbagliato eccellenza. E ancor piu’ sbagliati i tempi. Viviamo in un’epoca dove le classi politica, amministrativa, ecclesiastica, dirigenziale, hanno creato una distanza abissale tra il comune senso del pudore ed i pomposi appellativi con i quali amano farsi riconoscere. Ma ci pensa? “onorevole” accostato ad un qualsiasi pregiudicato o inquisito o solo anche sfaccendato che siede in parlamento? o “eminenza” “eccellenza” per qualche prelato accusato di pedofilia o di finanza creativa? pensi che anche la nobilta’ del “comandante” si e’ dovuta confondere tra i riccioli unti di gel di tale Schettino…. no signor Prefetto, se ci pensa bene concludera’ con me che l’”eccellenza” e’ meglio riservarla all’opera di tutti i giorni in ogni campo del fare o del sapere. E, mi creda, in questo paese di “eccellenza” ne abbiamo tanta. A dispetto di vetusti protocolli, nani e ballerine. mi creda Suo I.S.

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