Vecchi
iStock
News

L'età dell'oro

L'unica persona che ho visto spirare è stato mio nonno Raffaele. Ero un ragazzo ai piedi del letto e l'ultimo suo gesto prima di andarseneè stato quello di dire con la mano a mio padre di allontanarmi per evitarmi quella vista.

Io sono rimasto, è stato lui ad allontanarsi sgranando gli occhi. Quando poi per vestirlo lo si è dovuto spostare da quel letto al soggiorno, l'ho preso in braccio e l'ho portato nella stanza accanto. Pesava pochissimo il nonno, ma è stata la leggerezza più pesante che abbia mai sentito. Nei pochi chili di quel gran nonno c'era tantissimo. C'erano la vita, la storia, i racconti, le radici sue, di tutta la nostra famiglia e un po' del mondo intero.

I vecchi, e per me in questo caso vecchio non significa superato ma vissuto, sono un grande patrimonio. È meraviglioso quel celebre detto africano che dice: "Ogni vecchio che muore è una biblioteca che brucia". Gli africani, che sul tema hanno una filosofia e una cultura che noi ci sogniamo, quella cultura e quella filosofia l'hanno tramandata per generazioni.

Quando tanti anni fa giravo il mondo in lungo e in largo, ricordo ancora quei villaggi fantasmagorici e poverissimi dell'etnia Dogon del Mali in cui si veniva tenuti in considerazione man mano che si cresceva d'età. I più vecchi li riconoscevi subito per quell'aria di rispetto sacro che li circondava. Ci si rivolgeva a loro per un dubbio, per un consiglio, per una disputa da risolvere.

Seduti sulla sabbia, col bastone accanto e con quei poveri abiti elegantissimi, sembravano dei re.

A casa in Sicilia abbiamo con noi un eritreo, Aron, diventato praticamente l'angelo custode di mia mamma vecchina vecchina. Sbirciandolo mentre la mette a dormire la sera, ho recentemente scoperto che le rimbocca le lenzuola e le dà la buonanotte con un baciamano. Uno spettacolo.

Mamma, oltre ad essere stata una brava mamma, finché le forze glielo hanno permesso è stata una brava nonna non soltanto per i suoi quattro nipoti. A settant'anni inoltrati girava ancora in motorino e per l'Epifania si vestiva da Befana andando a distribuire caramelle per stradaea consegnare regali ai bambini degli amici.

L'anno scorso mentre eravamo in auto vicino casa a fare rifornimento, un giovane benzinaio a me sconosciuto si è avvicinato per farle festa. Gli ho chiesto: perché? "Perché sua mamma, quando ero piccolo, si fermava sempre col motorino e aveva sempre una parola o un regalo da darmi. Per me è stata una nonna, una nonna in più. Nonna vuol dire affetto e casa, che cosa c'è di più importante nella vita?".

I vecchi sono l'esperienza e, se ci pensate, sono un libro di fiabe e di racconti. Interrogarli vuol dire farsi condurre in mondi che non ci sono più, in epoche e costumi cambiati, in dinamiche psicologiche e sociali diverse.

Sono una macchina del tempo vivente che può portarci indietro di un secolo. A maggior ragione oggi che tutto accelera e che le tappe si bruciano in fretta, ci danno ancor più la percezione concreta del passaggio su questa terra e della storia, ci aiutano ad avere il senso della misura, ci insegnano a vivere bene l'oggi guardando al domani. Ci ricordano che quell'oggi e quel domani diventeranno presto ieri. E che sarà così sempre e per tutti.

Bisognerebbe che le scuole facessero un'ora di lezione in cui i vecchi salissero in cattedra per raccontare le loro vite. Sarebbe istruttivo nel santuario dell'istruzione. In questi tempi in cui si diventa più longevi, poi, i nonni sono ormai compagni di viaggio più attivi che in passato. Seguono i nipoti in tratti di strada più lunghi, sostituiscono noi genitori nella vita quotidiana, diventano aiutanti indispensabili. Anche quando fanno smuovere i nervi li si guarda poi con affetto. Quante volte nella mia giornata di padre indaffarato, la soluzione l'ho trovata nelle tre parole magiche: chiediamo-ai-nonni.

Sono "nonnipresenti" e così ho voluto titolare l'articolo di copertina in vista della festa dei nonni. Da quando sono direttore ricevo un numero di lettere inaspettato da parte di lettori. Molti sono anziani. Acuti, attenti, partecipi, stimolanti, severi, pacati. E spesso affettuosi in modo disarmante.

Leggono di tutto e scrivono di tutto. Rafforzano la mia convinzione che invece di metterli da parte e considerarli il passato dovremmo seguirli di più, valorizzarli di più, restituire loro di più. Non solo in famiglia.

Perché senza nulla togliere ai ragazzi, anch'essi una fantastica scuola di vita,i vecchi sono spesso la nostra meglio gioventù.

raffaele.leone@mondadori.it

(Questo articolo è stato pubblicato sul numero di Panorama in edicola il 6 settembre 2018)

YOU MAY ALSO LIKE