Leavitt, I due Hotel Francfort e il mestiere di scrivere

Lisbona, 1940. Una coppia di americani, seduta a un tavolo all'aperto del caffè Suiça, osserva il traffico che scorre. L'arrivo di uno stormo di piccioni costringe l'uomo a piegarsi. Gli cadono gli occhiali, le lenti si rompono e lo spazio, i volti, le parole, iniziano ad assumere un significato diverso.

Inizia così, con una prospettiva distorta, I due Hotel Francfort, il nuovo romanzo di David Leavitt. Racconta la storia di due coppie di americani nella città portoghese nel 1940, quando Lisbona era l'unico porto europeo da cui imbarcarsi per fuggire dalla guerra e tornare negli Stati Uniti. In una dimensione precaria per tutti, in cui c'è qualcosa da perdere e da guadagnare, le storie private dei personaggi si intrecciano, ribaltando le logiche comuni. Il lettore ha subito la senzazione che niente sia come sembra: la vita bohémien di Edward e Iris Freleng - una coppia di scrittori che si muovono per l'Europa in cerca di ispirazione per le loro spy story - e quella di Pete e Julia Winters - lui venditore di auto, lei casalinga intenta a costruirsi un'identità molto per bene, fatta di bei vestiti e dell'orgoglio per l'arredamento alla moda del suo appartamento parigino - mascherano due matrimoni in crisi, segreti scomodi e passioni pericolose, che sgretoleranno le vite dei quattro personaggi.

Un libro dalla storia e dall'ambientazione affascinante, che fa venire voglia di visitare Lisbona, sedersi al caffè Suiça e passeggiare dove sorgevano i due Hotel Francfort: gli Hotel che danno il titolo al romanzo sono realmente esisti e, nonostante il loro nome, accoglievano davvero chi, durante la guerra, fuggiva dalla Germania. Leavitt è stato il primo a parlare di questo e altri dettagli storici curiosi, interessandosi molto anche ai retroscena della dittatura portoghese del feroce Salazar. Ce lo ha raccontato a Milano, conversando amabilmente con un gruppo di lettori a proposito del suo romanzo e di molto altro.

IL MESTIERE DI SCRIVERE E DI INSEGNARE

Gentile e cordiale, grande interprete della letteratura americana, questo scrittore ha una capacità rara nell'inserire all'interno dei suoi romanzi pillole di saggezza: piccole frasi che danno il sale alla storia, poste nel punto giusto per assaporarle appieno. Parlare con lui provoca lo stesso benessere. E' bello notare la semplicità con cui Leavitt indossi indifferentemente i panni di autore e di insegnante di scrittura creativa: "uno scrittore " - ci dice - "non è niente di eccezionale". A lui è capitata la grande fortuna di riuscire a pubblicare un racconto sul New Yorker a soli 22 anni: gli valse la fama e anche una lauta ricompensa in dollari. Oggi molto è cambiato, a cominciare dal modo di scrivere: l'utilizzo di software dedicati alla scrittura ha modificato il senso della pagina e del paragrafo. Le frasi dei suoi studenti sono molto più brevi, o infinitamente più lunghe di un tempo. Ma la sola, grande regola per realizzare un buon libro resta sempre la stessa:

"Il libro deve piacere a te che lo scrivi e devi fare del tuo meglio perché piaccia al lettore".

Sulla sua predilezione tra la stesura di racconti o romanzi, non ha dubbi: "Il racconto è un flirt, il romanzo è un matrimonio".

IL TERRORE DI OGNI SCRITTORE

E' simpatico Leavitt, quando ci svela la cosa che, da autore, teme di più:

"Ho il terrore di vincere il premio anglosassone per la peggiore scena di sesso, o di entrare in nomination".

VIAGGIARE PER SAPER RACCONTARE

Ci racconta anche l'importanza dell'ispirazione necessaria per scrivere. A lui arriva viaggiando, quando anche i sogni non hanno gli stessi colori di quelli che si fanno a casa. Ma attenzione, una cosa è vivere un'avventura, altro è saperla raccontare: ci vuole tempo perché le emozioni si depositino per essere poi narrate. 

PROFUGHI E MIGRANTI, SEMPRE LA STESSA STORIA

Non può mancare la domanda sulle analogie tra i profughi e le migrazioni di ieri e di oggi:

"Oggi ci sono senz'altro dei paralleli con la situazione che si è creata durante la seconda guerra mondiale. Ottenere allora dei visti per andare negli Stati Uniti era difficilissimo. Ora la situazione è abbastanza simile, così come le paure della destra politica. Il razzismo, come resistenza al diverso, è lo stesso ovunque".

ASPETTANDO IL PROSSIMO LIBRO

Gli chiediamo quali sono i tempi della sua scrittura, ansiosi di sapere se c'è un nuovo libro in arrivo.

"Scrivere è un lavoro duro, ed è più facile quando si è più giovani. Con il trascorrere del tempo, si diventa come un PC, sempre più lenti e sempre più consapevoli".

Leggere il frutto del suo slow writing ci piace molto. Aspettiamo, fiduciosi, il prossimo romanzo.


David Leavitt

I due Hotel Francfort

Mondadori, 2015, 250 p.


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