Jackie, l'autobiografia immaginaria

E’ uscita il 26 novembre la nuova edizione di Jackie, una sorta di autobiografia immaginaria di Jacqueline Kennedy Onassis. L’autore, Adriano Angelini Sut, sceglie infatti questo ingegnoso espediente per dare ancora più vitalità al suo originalissimo lavoro: ipotizzando che Jackie, ormai sul letto di morte, si racconti al suo fratellastro, ripercorrendo – in un intreccio mai confuso, mai artificioso – almeno cinquant’anni di vita personale e di storia americana.

Così, questa immaginaria raccolta di memorie della stessa Jackie tiene insieme privato e pubblico. C’è la ragazza ambiziosa, la moglie tradita (e capace di sopportare oltre ogni limite), la madre straordinariamente attenta e presente, la sorella oggetto di incessante invidia. Sempre su questo versante privato, ci sono i due figli perduti: due strappi, due lacerazioni per cui nessuna sutura è possibile. E poi c’è naturalmente il lato pubblico: la moglie di JFK, la donna che ha di fatto inventato la figura della first lady moderna, l’icona glamour.

Colpisce che un autore estraneo e ostile al politically correct e al progressismo “ufficiale” sia tanto efficacemente capace di cogliere la psicologia di Jackie, di interpretarla senza tradirla, di raccontarla con assoluto rispetto, e insieme di impedire che la sua figura sia ridotta a una specie di “santino democratico”.

Angelini – prima di tutto – ci restituisce l’identità di una donna fortissima, dall’eccezionale tenuta nervosa. E’ lei a dominare i media, che la inseguono (non viceversa); è lei a sconvolgere il protocollo dei funerali di stato di JFK, pretendendo di camminare dietro la bara e tenendo per mano i figli; è lei a reinventarsi come autentica spin doctor della campagna per la nomination democratica di Bob Kennedy, prima che anche lui venga ucciso nel 1968; ed è ancora lei a tenere orgogliosamente testa alla rapace famiglia Onassis, durante il matrimonio con l’armatore greco.

E poi c’è quello che non ci si aspetterebbe, e che Angelini tratteggia con autentica ammirazione: la cultura di Jackie, la conoscenza della letteratura e della storia dell’arte, le tre lingue parlate, la stessa capacità – anche rispetto alla moda – di imporre e creare tendenze, mai di subirle o accettarle.

Rispetto a molte presenze improvvisate e casuali dell’attuale vita pubblica, Angelini ci restituisce un personaggio capace di tenere la scena e - insieme - una persona complessa, protagonista anche di scelte finali di tutt’altro segno rispetto al palcoscenico calcato per tanti decenni. Jackie decide infatti di dedicare l’ultima parte della sua vita al lavoro come editor per una casa editrice, Doubleday, in una dimensione di studio, silenzio, ricerca e valorizzazione di altri talenti.

E qui c’è la sorpresa di questa nuova edizione. Angelini regala un inedito assoluto anche agli ammiratori di Michael Jackson, svelando che nel 1984, proprio nella sua veste di editor, Jackie incoraggia e convince l’artista a scrivere la sua autobiografia. Un successo pazzesco (mezzo milione di copie), eppure Jackson si oppone a una seconda edizione. Scelta inspiegabile? Forse no, alla luce delle più recenti accuse di abusi contro Jackson, che nella sua autobiografia parla per la prima volta del difficile rapporto con suo padre. Proprio il libro di Jackson tanto voluto e sollecitato da Jackie è dunque oggi uno strumento più unico che raro di conoscenza e introspezione psicologica, per chi voglia capire di più della tormentata vicenda umana del “king of pop”

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