Italia-Ungheria, la doppia morale della sinistra sulla giustizia

È del tutto normale che l’opposizione attacchi il governo; non solo è normale, è logico, giusto e soprattutto è una cosa utile (a patto che le critiche e gli attacchi siano motivati). Ma quanto accaduto nelle ultime ore dà l’idea del caos totale che regna nelle menti della sinistra le cui critiche sono soltanto strumentali e gratuite.

Ieri infatti erano due gli episodi che hanno visto Giorgia Meloni ed i suoi ministri bersaglio dell’opposizione. Il primo ha riguardato il famoso Test Minnesota per i futuri giudici e magistrati. La sinistra, compatta, si è messa sui binari dell’Associazione Nazionale Magistrati parlando di «attacco alla indipendenza della giustizia». L’idea di introdurre i test psico-attitudinali (che da decenni ad esempio fanno in silenzio e senza scandalo gli uomini delle Forze dell’Ordine) è stata vista come un assalto ad uno dei tre poteri dello Stato, una sorte di golpe politico.

Fuori la politica dalla giustizia, quindi, è stato il mantra dell’intera giornata. Peccato che…

Peccato che, nelle stesse ore, lo stesso Pd e decine e decine di intellettuali ed opinionisti, chiedevano a Meloni un intervento in favore di Ilaria Salis. Insomma, la premier per via della sua «amicizia» con il premier ungherese Orban dovrebbe mettere becco in un processo ed in un ordinamento giudiziario di un altro paese.

In pratica la sinistra vuole in Italia la Meloni lontana dalla giustizia ma la vorrebbe dentro fino alle fondamenta nell’ordinamento ungherese. Dovrebbe per prima cosa togliere manette e catene con cui la nostra connazionale viene portata in aula (cosa che accade ad ogni altro imputato in quel paese); dovrebbe poi farla assolvere «perché la Salis è innocente, non c’è una prova contro di lei, una denuncia etc etc etc è solo un processo politico» oppure estradare o, in ultimo, farle concedere i domiciliari…

Cosa penserebbe uno dei giudici italiani che ieri tuonava contro il test o un politico pro Anm se il presidente di un altro paese mettesse becco in un processo in atto in uno dei nostri tribunali? Se è invadenza quella della politica interna, figuriamoci cosa direbbero agli stranieri…

Alla Meloni quindi in 24 ore le si chiede di fare una cosa ed allo stesso tempo l’esatto contrario. Sono le follie della sinistra a cui, ieri, andava ricordato che questa premier e questo governo intanto sono riusciti a riportare in Italia, in silenzio, Patric Zaki e Chicco Forti.

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