Israele: escalation di violenza, coltello in pugno

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Beit-El, Cisgiordania, 8 ottobre 2015. Manifestanti palestinesi lanciano pietre contro la polizia israeliana.
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Beit-El, Cisgiordania, 8 ottobre 2015. Manifestanti palestinesi lanciano pietre contro la polizia israeliana.
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Dimona, Negev, Israele, 9 ottobre 2015. Agenti della polizia israeliana sul luogo dell'agguato a quattro arabi.
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1° ottobre 2015. Scoppia la III Intifada a Gerusalemme: accoltellamenti, auto che investono passanti ebrei, azioni individuali. Non si scorge però, a differenza della I e della II Intifada, nessuna regia politica a muovere le fila di una violenza spontanea e disarticolata. Nella foto, la scena dove l'8 ottobre un ragazzo palestinese di 19 anni ha accoltellato un ragazzo ebreo di 25 anni a Gerusalemme.
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Hebron, Cisgiordania, 8 ottobre 2015. Scontri tra palestinesi e soldati israeliani.
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8 ottobre 2015. Un soldato israeliano spara gas lacrimogeno durante gli scontri con gli studenti dell'Università di Hebron, in Cisgiordania, all'entrata principale della città palestinese.
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8 ottobre 2015. Studenti palestinesi dell'Università di Hebron, in Cisgiordania, durante gli scontri con le forze di sicurezza israeliane, all'ingresso settentrionale della città.
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Beit-El, Cisgiordania, 8 ottobre 2015. Un manifestante palestinese col volto coperto in incendia dei copertoni durante gli scontri con la polizia israeliana.
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8 ottobre 2015. Un soldato israeliano spara gas lacrimogeno durante gli scontri con gli studenti dell'Università di Hebron, in Cisgiordania, all'entrata principale della città palestinese.
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Nei pressi di Hebron, in Cisgiordania, 8 ottobre 2015. Una donna e un bambino della colonia israeliana di Har Hevron urlano contro dei palestinesi durante un'operazione di sicurezza della polizia israeliana, alla ricerca dell'uomo sospettato di aver pugnalato un passante con un cacciavite nel centro di Tel Aviv.
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8 ottobre 2015. Soldati israeliani accanto a un veicolo colpito da pietre lanciata da studenti dell'Università di Hebron, in Cisgiordania, durante una manifestazione all'ingresso principale della città palestinese.
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Tulkarem, Cisgiordania, 8 ottobre 2015. Dei ragazzi palestinesi lanciano pietre oltre un muro, durante degli scontri con i soldati israeliani.
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Beit Sahur, Cisgiordania, 7 ottobre 2015. Soldati israeliani controllano l'area all'ingresso della città palestinese dove è in corso una manifestazione di coloni israeliani contro le aggressioni armate a danno degli ebrei.
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Beit Sahur, Cisgiordania, 7 ottobre 2015. All'ingresso della città palestinese, un gruppo di coloni israeliani partecipa a una manifestazione contro le aggressioni armate a danno degli ebrei.

Una vera e propria lotta al coltello: questa l'ultima degenerazione dello scontro tra arabi e israeliani. Dopo l'ondata di attacchi in tutto Israele da parte di "lupi solitari", con sette aggressioni in due giorni a cittadini e militari israeliani più o meno gravemente feriti, si registra ora a Dimona l'episodio di violenza (chiaramente in chiave di "rappresaglia") che vede quattro arabi pugnalati da un israeliano: tre di loro sono stati leggermente feriti - in momenti differenti - nei pressi di una scuola della cittadina nel deserto del Negev, mentre in precedenza la polizia aveva trovato un beduino a terra in una via sempre con ferite da lama.

Morti anche a Gaza
Tra le conseguenze della tensione generata in tutto Israele dall'ininterrotta serie di accoltellamenti c'è anche un inasprimento della situazione ai confini settentrionali della Striscia di Gaza, con reparti dell'esercito israeliano che hanno aperto il fuoco uccidendo cinque palestinesi

La condanna di Netanyahu
Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha immediatamente condannato l'aggressione dei quattro palestinesi avvenuta oggi così come ovviamente quelle precedenti: "Il primo ministro", si legge in un comunicato del suo ufficio, "condanna con forza l'attacco a persone innocenti... Israele è uno Stato di diritto: quanti ricorrono alla violenza saranno perseguiti per legge, chiunque essi siano".

Tutti gli agguati, da mercoledì a oggi
La prima a "sguainare la lama" è stata mercoledì mattina, 7 ottobre, nella Città Vecchia di Gerusalemme, una 18enne che ha accoltellato alla schiena un ebreo armato, il quale ha risposto aprendo il fuoco e ferendo a sua volta la giovane. Nella stessa giornata, a Kiryat Gat, nel sud del Paese, un soldato è invece stato ferito da un diciannovenne che gli ha quindi sottratto l'arma e, dopo essersi rifugiato in un vicino palazzo, ha cercato di sparare contro una donna: il grilletto si è però inceppato e l'attentatore è stato ucciso dagli agenti. Quindi, ancora nella serata di mercoledì, nei pressi di un centro commerciale a Petah Tikva, a nord-est di Tel Aviv, un 30enne di Hebron è stato neutralizzato dopo aver accoltellato in modo lieve diversi passanti.

L'escalation di violenza è quindi continuata giovedì 8 ottobre, quando il primo a cadere è stato uno studente 25enne ultraortodosso, ferito gravemente al petto mentre camminava a Gerusalemme Est: l'aggressore, il 19enne Subhi Abu Khalifah, è stato quindi intercettato e bloccato dalle forze di polizia. A seguire s'è registrato un attacco all'ingresso occidentale di Kiryat Arba, insediamento ebraico alle porte di Hebron, dove un altro 25enne è stato gravemente ferito.

Sempre giovedì, di fronte al quartier generale delle forze armate a Tel Aviv, una giovane soldatessa è stata colpita con un cacciavite insieme ad altri tre passanti da un giovane, Thaer Abu Ghazaleh, che è stato quindi ucciso da un militare. Più tardi, in serata, un arabo è stato fermato ad Afula, nel nord d'Israele, dopo aver aggredito un soldato israeliano, colpito due volte al petto.

Da registrare, oltre ai sette episodi di cui sopra, anche l'appendice all'accoltellamento dello studente ortodosso. Nel quartiere di Shuafat, a Gerusalemme Est, sono infatti scoppiati duri scontri tra l'esercito israeliano e alcuni giovani palestinesi decisi a impedire la perquisizione dell'abitazione dell'aggressore, con l'uccisione del 20enne Wissam Faraj.

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