Il rapporto Chilcot, bufera sull’invasione dell’Iraq

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4 luglio 2016. L'edificio colpito dall'attentato, di fronte a una notissima gelateria, Jabar Abu al Sharbat, nel quartiere di Karrada a Baghdad, Iraq.
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4 luglio 2016. L'edificio colpito dall'attentato, nel quartiere di Karrada a Baghdad, Iraq.
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4 luglio 2016. Un uomo alla ricerca delle vittime tra le macerie dell'edificio colpito dall'attentato, nel quartiere Karrada di Baghdad, Iraq.
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4 luglio 2016. Due uomini alla ricerca delle vittime tra le macerie dell'edificio colpito dall'attentato, nel quartiere Karrada di Baghdad, Iraq.
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4 luglio 2016. Due uomini si abbracciano di fronte all'edificio colpito dall'attentato, nel quartiere di Karrada di Baghdad, Iraq.
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4 luglio 2016.Popolazione in lutto nei pressi dell'edificio colpito dall'attentato, nel quartiere Karrada di Baghdad, Iraq.
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4 luglio 2016. Le lacrime di una uomo nei pressi del luogo dell'attentato, nel quartiere di Karrada a Baghdad.
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3 luglio 2016. Il corpo di una delle vittime viene portato via dal luogo dell'attentato, nel quartiere di Karrada a Baghdad, Iraq.
3 luglio 2016. IIraqis gather at the site of a suicide car bombing claimed by the Islamic State group on July 3, 2016 in Baghdad's central Karrada district. The blast, which ripped through a street in the Karrada area where many people go to shop ahead of the holiday marking the end of the Muslim fasting month of Ramadan, killed at least 75 people and also wounded more than 130 people, security and medical officials said. The Islamic State group issued a statement claiming the suicide car bombing, saying it was carried out by an Iraqi as part of the group's "ongoing security operations". / AFP / SABAH ARAR (Photo credit should read SABAH ARAR/AFP/Getty Images)
3 luglio 2016. IIraqis, including firefighters, gather at the site of a suicide car bombing claimed by the Islamic State group on July 3, 2016 in Baghdad's central Karrada district. The blast, which ripped through a street in the Karrada area where many people go to shop ahead of the holiday marking the end of the Muslim fasting month of Ramadan, killed at least 75 people and also wounded more than 130 people, security and medical officials said. The Islamic State group issued a statement claiming the suicide car bombing, saying it was carried out by an Iraqi as part of the group's "ongoing security operations". / AFP / SABAH ARAR (Photo credit should read SABAH ARAR/AFP/Getty Images)
3 luglio 2016. IIraqis evacuate a body from the site of a suicide car bombing claimed by the Islamic State group on July 3, 2016 in Baghdad's central Karrada district. The blast, which ripped through a street in the Karrada area where many people go to shop ahead of the holiday marking the end of the Muslim fasting month of Ramadan, killed at least 75 people and also wounded more than 130 people, security and medical officials said. The Islamic State group issued a statement claiming the suicide car bombing, saying it was carried out by an Iraqi as part of the group's "ongoing security operations". / AFP / SABAH ARAR (Photo credit should read SABAH ARAR/AFP/Getty Images)
3 luglio 2016. IIraqi men transport a coffin in the holy Iraqi city of Najaf on July 3, 2016, during a funeral procession for the victims of a suicide bombing that ripped through Baghdad's busy shopping district of Karrada. The blast hit the Karrada district early in the day as the area was packed with shoppers ahead of this week's holiday marking the end of the Muslim fasting month of Ramadan, killing at least 75 people in the deadliest single attack this year in Iraq's capital. / AFP / Haidar HAMDANI (Photo credit should read HAIDAR HAMDANI/AFP/Getty Images)
3 luglio 2016. Iraqi men offload a body from the roof of a van in the holy Iraqi city of Najaf on July 3, 2016, during a funeral procession for the victims of a suicide bombing that ripped through Baghdad's busy shopping district of Karrada. The blast hit the Karrada district early in the day as the area was packed with shoppers ahead of this week's holiday marking the end of the Muslim fasting month of Ramadan, killing at least 75 people in the deadliest single attack this year in Iraq's capital. / AFP / Haidar HAMDANI (Photo credit should read HAIDAR HAMDANI/AFP/Getty Images)
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3 luglio 2016. Un uomo in lacrime nella città santa di Najaf, in Iraq, durante una processione funebre per alcune delle vittime dell'attentato suicida che ha colpito Baghdad.
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27 giugno 2016. Un bambino accovacciato sullo sfondo di un accampamento di tende allestito a Amriyat al-Fallujah, in Iraq, per dare rifugio alla popolazione sfollata da Falluja, che il giorno prima l'esercito ha dichiarato libera dai jihadisti del gruppo "Stato islamico", dopo un'operazione durata un mese. Il governo ha detto che la distruzione causata dai combattimenti è stata limitata e ha promesso di fare tutto il possibile per consentire alle decine di migliaia di civili sfollati di ritornare alle loro case.

Syrian girls ride a horse and carriage carrying a water tank as US-backed Kurdish and Arab fighters advance into the Islamic State (IS) jihadist's group bastion of Manbij, in northern Syria, on June 23, 2016. Backed by air strikes by the US-led coalition bombing IS in Syria and Iraq, fighters with the Syrian Democratic Forces (SDF) alliance entered Manbij from the south, a monitoring group said. / AFP / DELIL SOULEIMAN (Photo credit should read DELIL SOULEIMAN/AFP/Getty Images)
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Donne irachene e bambini sfollati nella una tenda in un campo profughi a Amriyat al-Fallujah - 14 giugno 2016 .
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Una ragazza irachena aiuta un giovane ragazzo bere mentre ricevono aiuti alimentari - 3 Giugno 2016
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Un bambino iracheno che è fuggito con la sua famiglia dalla provincia di Ninive cammina in un campo profughi di al- Hawl . 31 maggio 2016
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Bambini iracheni abbracciano in un campo profughi - 31 Maggio 2016
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Un bambino iracheno che è fuggito con la sua famiglia dalla provincia di Ninive gioca con un triciclo improvvisato in un campo profughi - 31 maggio 2016 .
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Una donna irachena sfollata dalla città di Falluja trasporta un bambino in un nuovo campo . 27 giugno 2016
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Bambini iracheni sfollati dalla città di Falluja sorridere accanto a una tenda. - 27 Giugno 2016
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Bambini iracheni sfollati dalla città di Falluja dormano in un camp - 27 Giugno 2016
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Bambini iracheni sfollati dalla città di Falluja dormano in un camp - 27 Giugno 2016
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Una donna irachena spostato dalla città di Falluja trasporta un bambino - 27 GIUGNO 2016
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Bambini iracheni sfollati dalla città di Falluja si riuniscono accanto a una tenda - 27 Giugno 2016
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Un ragazzo iracheno sfollato dalla città di Fallujah si accuccia vicine di un campo aperto di recente - 27 giugno 2016
An Iraqi boy displaced from the city of Fallujah carries an empty bucket on his head at a newly opened camp where hundreds of displaced Iraqis are taking shelter in Amriyat al-Fallujah on June 27, 2016, south of Fallujah. Iraqi forces on June 26 wrapped up operations in Fallujah and declared the area free of jihadists from the Islamic State (IS) group after a month-long operation. The government said the destruction caused by the fighting was limited and vowed to do its utmost to allow the tens of thousands of displaced civilians to return to their homes. / AFP / AHMAD AL-RUBAYE (Photo credit should read AHMAD AL-RUBAYE/AFP/Getty Images)
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Un ragazzo iracheno sfollato dalla città di Fallujah porta un secchio vuoto sulla sua testa .
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Bambini iracheni sfollati che sono fuggiti con le loro famiglie il conflitto contro lo Stato Islamico ( IS) gruppo a Fallujah - 20 Giugno, 2016
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I bambini iracheni si riuniscono in una tenda in un campo per sfollati - 14 giugno 2016 .
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Raid Usa, 250 miliziani del'Isis uccisi durante i bombardamenti avvenuti il 29 giugno vicino Falluja, in Iraq
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Falluja, Iraq, 26 giugno 2016: militari iracheni dopo la battaglia per riconquistare la città
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4 giugno 2016. Combattenti sciiti delle Unità di mobilitazione popolare mostrano una bandiera del gruppo "Stato islamico" nei pressi del villaggio di al-Azraqiyah, mentre avanzano verso il centro di Saqlawiyah, a nord-ovest di Fallujah durante l'operazione per riconquistare la roccaforte del gruppo Stato islamico.
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Falluja, Iraq, 26 giugno 2016: militari iracheni dopo la battaglia per riconquistare la città
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Falluja, Iraq, 26 giugno 2016: militari iracheni dopo la battaglia per riconquistare la città
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Falluja, Iraq, 26 giugno 2016: la città dopo la messa in fuga dell'Isis
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Falluja, Iraq, 26 giugno 2016: le rovine della città dopo la messa in fuga dell'Isis
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Falluja, Iraq, 26 giugno 2016: le rovine della città dopo la messa in fuga dell'Isis
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Falluja, Iraq, 26 giugno 2016: le rovine della città dopo la messa in fuga dell'Isis
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Falluja, Iraq, 26 giugno 2016: militari iracheni dopo la battaglia per riconquistare la città
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Falluja, Iraq, 26 giugno 2016: un militare iracheno in un'abitazione, dopo la battaglia per riconquistare la città
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Falluja, Iraq, 26 giugno 2016: militari iracheni dopo la battaglia per riconquistare la città
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Falluja, Iraq, 26 giugno 2016: le rovine della città dopo la messa in fuga dell'Isis
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19 giugno 2016. Soldati delle forze governative controllano un cadavere non identificato durante un pattugliamento nel quartiere di al-Dhubat II a Falluja, in Iraq, nel corso delle operazioni militari per riprendere il controllo della città, divenuta roccaforte del gruppo Stato islamico.
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13 giugno 2016. Nuove reclute partecipano a una sessione di addestramento organizzata dalle brigate Furqat al-Abbas presso il loro quartier generale a Bassora, nell'Iraq sudorientale.
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4 giugno 2016. Una bambina disseta un bimbo più piccolo nei pressi di una postazione militare dove vengono distribuiti acqua e viveri alla popolazione nel villaggio di Saqlawiyah, a nord ovest di Fallujah, in Iraq. Le forze governative irachene sono impegnate in un'operazione militare per la riconquista della città divenuta roccaforte del gruppo "Stato islamico" dal gennaio 2014.
Vigili del fuoco iracheni mettono in sicurezza la zona dove è appena esplosa un'autobomba del'Isis nell'area di Baghdad Jadida, a nord della capitale. 9 giugno 2016
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Vigili del fuoco iracheni mettono in sicurezza la zona dove è appena esplosa un'autobomba del'Isis nell'area di Baghdad Jadida, a nord della capitale. 9 giugno 2016
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Vigili del fuoco iracheni mettono in sicurezza la zona dove è appena esplosa un'autobomba del'Isis nell'area di Baghdad Jadida, a nord della capitale. 9 giugno 2016
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Baghdad, due autobombe esplodono e lasciano a terra più di 22 morti e 70 feriti. Un attentatore si è fatto saltare in aria in un’autobomba nella zona di Nuova Baghdad (Jadida) un sobborgo della capitale uccidendo almeno 15 persone e ferendone più di cinquanta, mentre un secondo ha colpito nei pressi della caserma dell'esercito a Taji, a nord di Baghdad, uccidendo sette soldati e ferendone oltre venti. 9 giugno 2016
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Baghdad, due autobombe dell'Isis saltano in aria e lasciano a terra più di 22 morti e 70 feriti. Un attentatore si è fatto esplodere in un’autobomba nella zona di Nuova Baghdad (Jadida) un sobborgo della capitale uccidendo almeno 15 persone e ferendone più di cinquanta, mentre un secondo ha colpito nei pressi della caserma dell'esercito a Taji, a nord di Baghdad, uccidendo sette soldati e ferendone oltre venti. 9 giugno 2016
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Nuovo attentato kamikaze da parte di attentatori dell'Isis nella città di Baghdad in cui sono morte 70 persone. 9 giugno 2016
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Donne cristiane irachene in preghiera - 7 giugno 2016
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Una donna in fuga dall'Isis in Iraq
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5 giugno 2016. Un veicolo militare sormontato da un razzo fatto in casa difende una posizione sulla linea del fronte mentre le forze filo-governative vicino ad al-Azraqiyah, a nord ovest di Falluja.
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5 giugno 2016. Un membro delle forze governative irachene cammina tra le macerie di un edificio distrutto sulla line del fronte vicino al villaggio di al-Azraqiyah, a nord-ovest di Falluja, durante l'operazione per riconquistare la roccaforte del gruppo Stato islamico.
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5 giugno 2016. Forze filo-governative e combattenti sciiti delle Unità di mobilitazione popolare lanciano un razzo dal villaggio di al-Azraqiyah, a nord ovest di Falluja, durante l'operazione per riconquistare la roccaforte del gruppo Stato islamico.

Per Lookout news

Quella di ieri, mercoledì 6 luglio 2016, è stata una giornata difficile per la politica britannica e, in buona parte, anche per quella americana. Mentre Londra faceva la conta del numero di politici dimissionari dopo lo tsunami della Brexit, e mentre a Washington l’FBI scagionava dalle accuse sull’emailgate Hillary Clinton, sulla scena internazionale irrompevano le conclusioni del rapporto Chilcot, ovvero la commissione d'inchiesta britannica sulla partecipazione del Regno Unito all’intervento militare in Iraq del 2003.

 “Abbiamo concluso che la scelta del Regno Unito di partecipare all’invasione in Iraq è stata compiuta prima che fossero esaurite tutte le altre opzioni pacifiche per il disarmo. Abbiamo altresì concluso che la minaccia delle armi di distruzione di massa in possesso dell’Iraq, rappresentata come una certezza, non era giustificata. Nonostante gli avvertimenti, le conseguenze dell’invasione sono state sottovalutate e la preparazione del dopo Saddam è stata del tutto inadeguata”. Sono queste in sostanza le osservazioni di John Chilcot, l’uomo che presiede l’inchiesta sul ruolo britannico nell’invasione. Parole che verosimilmente scateneranno una serie di polemiche destinate ad ampliare il terremoto in corso nel mondo politico inglese e che hanno già fatto breccia nella campagna elettorale americana.

Il significato del rapporto Chilcot
Anche se il rapporto Chilcot - dopo sette anni di lavori, centinaia di testimonianze raccolte e 150mila documenti vagliati - ci racconta delle ovvietà, poiché evidentemente tutti hanno sotto gli occhi i risultati di cosa ha comportato, non può sfuggire l’importanza simbolica delle sue conclusioni. L’ufficialità del rapporto pone, infatti, una questione politica non da poco sia per il Regno Unito sia per la comunità internazionale, soprattutto per il verdetto schiacciante che condanna in toto l’attività dell’allora premier britannico Tony Blair, il quale “era stato avvertito” dell’inopportunità di entrare in guerra e nonostante ciò ha perseverato nel disastro, ma anche la decisione degli americani.

Secondo gli storici, Blair agì in questo modo per non rovinare il buon rapporto tra il Regno Unito e gli Stati Uniti che si era cementato durante la presidenza Clinton e che rischiava di sgretolarsi con l’arrivo del nuovo presidente repubblicano. In questo senso, la commissione suggerisce che Blair avrebbe promesso a George W. Bush che lo avrebbe affiancato nell'impresa bellica “a ogni costo”, convinto di poter gestire il rapporto con l’inquilino della Casa Bianca.

 Mentre secondo il diretto interessato, che non ha perso tempo e ha risposto immediatamente alle accuse, il rapporto Chilcot per quanto lo riguarda afferma che non vi è stata “nessuna falsificazione o uso improprio dell’intelligence” e neanche “alcun inganno nei confronti del governo”, così come non è stato siglato “nessun patto segreto” tra lui e il presidente George W. Bush per l’entrata in guerra britannica.

Le reazioni in America
Nonostante la difesa di Tony Blair, però, il risultato non cambia. La parabola politica dell’ex premier inglese si conclude con una bocciatura storica non da poco da parte di un’inchiesta ufficiale. E non va meglio dall’altra parte dell’oceano, dove il candidato repubblicano Donald Trump non ha perso tempo nel commentare alla sua maniera il caso: “Saddam Hussein era un cattivo ragazzo. Davvero cattivo. Ma sapete cosa? Ha fatto qualcosa di buono. Ha ucciso i terroristi”. E ha poi aggiunto: “Guardate cos’è diventato oggi l’Iraq, è l’Harvard del terrorismo”.

Insomma, se a Londra ci si domanda come gestire il rapporto Chilcot e come assorbire l’impatto di questa inchiesta, in America la questione è già spostata in avanti. Il New York Times in un cupo editoriale si è sentito in dovere di citare le parole pronunciate poche settimane fa dal capo della CIA John Brennan il quale, commentando la forza dello Stato Islamico, si è spinto a dire: “Abbiamo ancora molta strada da fare prima di poter affermare che abbiamo fatto dei progressi significativi contro di loro”.

Dunque, seguendo le osservazioni di Londra e Washington: la guerra per deporre Saddam Hussein fu un errore; la gestione del dopo-invasione ha generato il terrorismo; il terrorismo a sua volta ha prodotto il Califfato; il Califfato è vivo e vegeto e gli Stati Uniti non hanno idea di come fermarlo. Ma la cosa che più spaventa è l’ammissione che l’Occidente da quindici anni a questa parte ha sbagliato tutto sul Medio Oriente e ancora oggi non ha idea di come gestire il genio (del male) fuoriuscito dalla lampada. E, come insegna la fiaba de Le mille e una notte, una volta fuori è difficile ricacciarlo dentro.

La fine della supremazia occidentale sul Medio Oriente
Il rapporto Chilcot incide sulla pietra il fatto che l’invasione dell’Iraq fu un vero fallimento e che le conseguenze negative di quella scelta sciagurata si stanno protraendo fino a oggi. Questo significa anche ufficializzare il de profundis per la politica occidentale nel Medio Oriente, e in Iraq in misura ancora maggiore, proprio mentre Baghdad è ostaggio del tritolo dello Stato Islamico.

Infatti il Califfo Al Baghdadi, che con il Ramadan 2016 ha inaugurato una nuova strategia del terrore, ha deciso di incrementare le azioni suicide sulla capitale per costringere il governo sciita di Haider Al Abadi a far rientrare in città le truppe che oggi combattono l’ISIS a nord e che minacciano Mosul (ancora in mano allo Stato Islamico), per difendere dalle azioni dei kamikaze una capitale quasi fuori controllo.

 La sicurezza a Baghdad, infatti, non esiste più e anche se il Califfato non è arrivato mai a minacciare militarmente la città, ciò non significa che tenerla in ostaggio con le bombe non produca lo stesso risultato: quello di danneggiare il governo Al Abadi fino al punto da provocare una sua caduta.

In questo, il Califfato potrebbe trovare un alleato inconsapevole nello sceicco Moqtad Al Sadr, il leader che a Baghdad comanda il gigantesco quartiere sciita di Sadr City (impenetrabile anche alle autorità irachene e già protagonista della resistenza all’invasione americana), che osteggia tanto i sunniti di Al Baghdadi quanto il governo sciita in carica, accusandolo di corruzione e di complicità con il terrorismo.

 Non più di due giorni fa, infatti, Al Sadr ha affermato: “Questi attentati non avranno fine, perché molti politici stanno capitalizzando sulle bombe” e ha poi aggiunto una frase che suona come una minaccia diretta all’attuale governo: “solo il popolo iracheno potrà mettere fine a questa corruzione”. Come a dire che, se Al Abadi non è in grado di proteggere la popolazione, qualcun altro presto dovrà farlo. In ogni caso, metaforicamente Baghdad è davvero la nuova Babilonia.

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