Il latte oscuro della truffa

Nell’orribile storia del latte cancerogeno distribuito in 86 caseifici, azione criminale di rara infamia, si scorge anche un pezzo di romantica e sana ladruncoleria da quattro soldi, che avrebbe fatto la fortuna di Nanny Loy o Pietro Germi.

La storia è nota: un consorzio friulano di allevatori ha distribuito per lungo tempo un’enorme quantità di latte tossico un po’ in tutto il centro nord del nostro paese. Sfruculiando nelle maglie dell’inchiesta, però, gli inquirenti si sono accorti che il latte distribuito come ricco di omega 3 era ricco di..acqua. Questo non a causa delle menti perverse che hanno distribuito latte tossico, falsificato tracciabilità e compiuto altre amenità criminali, ma perché i trasportatori, come ai vecchi tempi, diluivano i carichi di latte per spartirsi le decine di euro ricavate dalla vendita della differenza, come un Capannelle o Er Pantera qualsiasi.

E’ bello sapere che negli anni le sane tradizioni criminali di una volta resistono a mega truffe on line, milioni di chili di cibo adulterato e a capriole da finanza creativa. Il ladruncolo che gabba il ladrone alla fine ci suscita anche quel po’ di compassionevole simpatia derivante forse anche dal fatto che al latte hanno aggiunto acqua e non latte con muffe cancerogene.

Un’ultima cosa: allo spaccio del consorzio incriminato ci andava anche mio nipote, perchè oltre al latte buono c’era l’oasi per i bambini.

Complimenti. Bravi.

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