Hammamet
Foto di Claudio Iannone
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Hammamet, un super Favino è un Craxi tragico - Recensione

Con l'indimenticabile interpretazione di don Masino Buscetta ancora nei nostri occhi, quella presenza ingombrante, la cadenza siciliana, il procedere lento ma inesorabile delle parole, Pierfrancesco Favino si trasforma ancora. Dopo Il traditore di Marco Bellocchio, il film più bello tra gli italiani del 2019 (secondo noi), ora l'attore romano è protagonista pieno e prepotente di Hammamet, dal 9 gennaio al cinema. E si trasfigura con sorprendente somiglianza in Bettino Craxi, riletto da Gianni Amelio a vent'anni dalla sua morte, avvenuta il 19 gennaio del 2000 nel suo esilio in Tunisia, ad Hammamet, appunto.


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Foto di Claudio IannoneHammamet
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Amelio in uno sforzo super partes

C'erano una volta i garofani rossi, le vacche grasse, l'esuberanza di una politica italiana che vantava un Pil superiore a quello inglese. E c'erano le bustarelle. Quelle, ci sono ancora, ma all'epoca del Partito Socialista Italiano e di Craxi leader forte sembravano una novità e un malcostume esteso ma circoscritto.

Ecco, con gli occhi di oggi, di chi sa che malcostume è tale sia oggi che ieri, ma che il giustizialismo e le forche sono sempre un male, con questi occhi che si sforzano di non guardare dall'alto di uno scranno, Gianni Amelio ci presenta oggi Bettino Craxi, interpretato da un Favino sfavillante.

Il Bettino Craxi visto da Amelio è "presuntuoso, arrogante, cafone", come lo taccia con ironia il politico rivale ma non nemico che gli fa visita nella sua villa tunisina (interpretato con il suo consueto vigoroso smalto da Renato Carpentieri). È prepotente, a volte anche cattivo. E non ha troppa coscienza dei "peccati veniali" commessi.

Però, sembrano così banalotti e triviali i turisti italiani che, riconoscendo Craxi nella loro visita ad Hammamet, lo insultano come se vedessero Satana.

I politici intelligenti e disonesti

Il ritratto di Craxi fornito da Amelio, in maniera indiretta, ci mette di fronte ai mali della politica contemporanea.

Craxi trasuda sicurezza, a volte ha anche un linguaggio non da gentiluomo, ma rispetto ai politici che escon fuori dai social network oggi sembra sempre un signore. O meglio: la sua statura culturale emerge anche dalle piccole cose. I libri, i fogli sul tavolo, la lezione sulla spedizione dei Mille improvvisata al suo nipotino.

La corruzione di certo era - ed è - il male. Ma, dopo Craxi, ci siamo dovuti abituare ad altri nuovi mali, tipo l'ignoranza e la stoltezza.

Il Craxi di Favino, nella sceneggiatura scritta dallo stesso Amelio insieme al suo collaboratore Alberto Taraglio, dice: "L'intelligenza è un'arma a doppio taglio. Ma la preferisco. Che te ne fai della lealtà di uno stupido".

Favino, quanti Oscar se fosse americano

Pierfrancesco Favino merita un capitolo a parte. Si chiamasse Bradley Favino o simile, fosse statunitense e non italiano, oggi avrebbe in bacheca almeno un Oscar.

Invecchiando, lui migliora. Sa essere cangiante, sa calarsi completamente. E sa far sprizzare di emozioni i suoi personaggi, anche sotto make up massicci. Anche nei silenzi. Semplicemente con la gestualità delle mani, gli sguardi traversi, il piegarsi del corpo pesante.

Favino è uno dei più grandi attori che ci regala il cinema italiano contemporaneo.

Il trucco prostetico

Dopo aver tessuto le lodi del trucco prostetico di Pinocchio di Garrone, ora c'è da stupirsi di nuovo, per come Favino, incredibilmente, sia stato reso fisicamente simile - quasi identico - a Bettino Craxi. Il merito è da attribuire ad Andrea Lanza, prosthetic make‐up designer.

Bisogna ammetterlo: frequentemente ci si sofferma sul volto di Favino, per cercare di capire dove finisce lui e dove inizia il Craxi appiccicatogli sopra. A volte sembra di intuire dove cominci la calotta di silicone messagli in viso... Ma questo non inficia la concentrazione (cosa che invece non si può dire, ad esempio, per la Judy Garland di Renée Zellweger in Judy: lì Renée va in overdose di mossette e tic, tanto da distogliere spesso l'attenzione dalla storia e lasciarla attaccata alle sue mimiche facciali).

Quel commovente amore filiale

Stefania Craxi, la figlia di Bettino, è interpretata da Livia Rossi, che enfatizza un po' le emozioni tragiche ma riesce comunque a trasferire il giusto pathos al suo personaggio. Soprattutto, ben rappresenta l'amore tenace e protettivo di Stefania.

È commovente ed eroico il suo arroccarsi attorno al padre, il re caduto che lei cura, serve, ama. Lei lotta per lui, con ostinazione, sopra a ogni diceria e verità. Bettino/Favino dice di lei: "Ogni volta che la guardo vedo il male che le fanno. Perché quel male arriva prima a lei".

Nell'esilio dorato e dolente di Craxi in Tunisia, Amelio fa penetrare, di soppiatto, un personaggio di finzione disturbatore, Fausto, interpretato con troppa astrazione maledetta da Luca Filippi.

E poi arriva sul posto anche l'amante: Claudia Gerini interpreta Patrizia Caselli, la conduttrice oggi 59enne ultima compagna dell'ex presidente del consiglio.

Quei 20 minuti di troppo

A conti fatti, quindi, Hammamet indovina molte cose: l'attore principale, il make up, il punto di vista. Ma... 126 minuti di durata pesano un po' sullo spettatore.

I mali fisici e interiori di Craxi, che si proiettano a valanga su sua figlia, asciugati di venti minuti, probabilmente risulterebbero più efficaci e diretti.

Cosa ha detto Stefania Craxi del film

Stefania Craxi, oggi senatrice di Forza Italia, ha avuto parole abbastanza buone per Hammamet. "Certamente non è un grande affresco storico-politico", ha detto a L'Italia s'è desta su Radio Cusano Campus. "È un film intenso, che racconta una tragedia umana prima ancora che politica e Favino ricorda gli stilemi della tragedia classica. La verità di solito è più dura della fantasia, però un po' di quella tragedia Gianni Amelio ha saputo riportarla e mi auguro che questo film riesca a far riflettere".

Sull'interpretazione di Favino, Stefania Craxi è favorevole: "Ha dato una prova d'attore degna dei grandi attori americani, dovrebbe vincere l'Oscar per questa interpretazione che è impressionante. Più che il timbro di voce mi ha impressionato la gestualità. Il carattere lo coglie in certi momenti, soprattutto nella seconda parte del film, all'inizio non l'ho riconosciuto, al congresso Craxi non avrebbe mai risposto in modo così sprezzante a un compagno. Mio padre aveva un tratto di durezza che nascondeva una timidezza, ma non è mai stato arrogante. Aveva anche degli scatti d'ira, ma arroganza mai, aveva una profondissima umanità e questa Favino ogni tanto la rende".

La villa del film è la reale residenza tunisina di Craxi: "Ho concesso di girare il film lì, almeno la finiamo con questa storia della villa favolosa, perché era una casa normale". Normale, forse per persone normalmente ricche.

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