Quella di Hamas contro Israele è l'ennesima guerra Santa in nome dell'Islam

Da sabato mattina quando ci siamo svegliati con la notizia dei missili di Hamas su Israele abbiamo letto e sentito decine e decine di autorevoli esperti cercare di dare una spiegazione a questa aggressione terroristica, a questa guerra. Sono state date giustificazioni storiche, politiche, economiche e sociali lasciando sotto traccia quella che forse è la spiegazione più semplice: la guerra di religione.

Ancora una volta infatti a premere per primi il grilletto sono stati dei terroristi che hanno nel Corano il loro credo, la loro guida, verso degli Infedeli. Basta leggersi cosa scrive lo Statuto di Hamas all’articolo 8 per comprendere quale sia l’impronta fondamentalista su tutto questo:

«Dio come scopo, il Profeta come capo, il Corano come costituzione, il jihad come metodo, e la morte per la gloria di Dio come più caro desiderio».

La Jihad, la Guerra Santa, è un metodo, un modo di vivere. Scopo di Hamas non è liberare la Palestina e la sua gente ma espandere il mondo fondamentalista islamico. Hamas per prima cosa ha applicato le sue regole sugli stessi palestinesi. Dopo aver vinto le ultime elezioni politiche hanno subito stabilito che non ci sarebbero state più altre elezioni. Via libera quindi ad un regime islamico quasi simile ad esempio a quello voluto dall’Isis. E le similitudini purtroppo con i terroristi dello Stato Islamico non sono solo politiche e religiose: sgozzare persone, decapitare bambini, sparare su innocenti inermi come in un videogame, il tutto sotto gli occhi di decine di telefonini in modo da riempire il mondo di orrore gratuito e paura sono scene già viste anni fa quando le bandiere nere e le tute arancioni delle vittime invadevano web e telegiornali.

Una guerra di religione, anzi, una guerra dell’Islam alle altre religioni, prima la cattolica oggi quella ebraica.

Se non bastasse lo statuto e le azioni di Hamas a certificare la cosa ecco che dall’Iran e dall’Italia arrivano altre conferme. Oggi Teheran ha invitato «il mondo islamico ad unirsi contri i sionisti». Ecco: mondo islamico, parole scelte non a caso. Non ha parlato di palestinesi o di popoli. Gli Ayatollah hanno chiamato in causa i musulmani, di tutto il mondo, Italia compresa.

E proprio dall’Italia arriva l’intervista all’Imam della Mosche di Pisa, Mohammad Khalil: «Quella di Gaza è resistenza, non terrorismo». Non stiamo parlando di un musulmano qualsiasi ma di una persona che in Italia, da anni, indottrina i propri fedeli. C’è una cosa che suonava strana nelle decine di video girati a Gaza in questi giorni: sabato, quando i missili di Hamas avevano portato morte su Israele e quando gli ostaggi venivano mostrati in pubblico come trofei le piazza erano festanti e piene. Si, piene solo di uomini: giovani ed adulti, chi armato, chi no. Di donne non c’era traccia, come vuole la Shaaria. Quando poi sono state le bombe israeliane a cadere su Gaza ecco, d’improvviso, un via vai di mamme e bambini…

Dopo l’America nel 2001 il nuovo 11 settembre oggi tocca ad Israele. Dai cattolici agli arabi. Si uccide, si trucida, ancora in nome di Allah (Akbar, è grande, come hanno gridato nei video con cui gli ostaggi sabato venivano portati in piazza e calpestati dalla folla). L’ennesima Guerra Santa dell'Islam.

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